Bangladesh, tessile nel mirino

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BANGLADESH – Dacca. 20/07/13. Dal crollo della fabbrica di aprile che ha visto morire 900 persone la regione vive un momento economico difficile. Le società che producono pronto-moda hanno rallentato gli ordini e chiedono maggiore sicurezza degli edifici. Non solo, dopo aprile in Bangladesh tutto il settore dell’abbigliamento è nel mirino delle istituzioni internazionali. Le grandi firme ora chiedono un miglioramento delle infrastrutture e un passo in avanti in materia di qualità della vita del lavoratore. 

È come se la catastrofe avesse scoperchiato una pentola che bolliva da tempo. Dalla sicurezza degli impianti alla qualità della vita di chi lavora in fabbrica, il Bangladesh ora deve mettere mano agli impianti produttivi.

In difesa dei diritti dei lavoratori è intervenuta anche l’Unione europea che ha chiesto che sui contratti tra le aziende committenti Ue e quelle produttrici del Bangladesh fosse inserita una clausola “sicurezza” sul luogo di lavoro. I consumatori americani hanno dato vita a una colletta per finanziare progetti di ristrutturazione delle fabbriche donando al Bangladesh 4 milioni di dollari. Mentre 10 milioni di dollari saranno concessi in prestiti a basso costo per tutte quelle fabbriche che intendono migliorare la qualità della vita dei lavoratori del Bangladesh. Secondo gli esperti, per migliorare le infrastrutture ci vorranno dai 3 ai 5.000.000 di dollari. 

Questi costi, temono le autorità del settore tessile in Bangladesh potrebbe ridurre la competitività del settore. 

Il salario minimo mensile dei lavoratori in India, è di soli 38 dollari fino ad un massimo di 100 dollari, in Bangladesh il salario è più basso. Un paio di jeans o di pantaloni costano alle imprese 75 centesimi (58 di 48 paise). Per avere questi prezzi – dicono le autorità del Bangladesh – l’unico modo era ridurre il costo degli impianti produttivi. Un pantalone “denim” prodotto in Bangladesh costa 90 centesimi (70 di 17 paise) costo che potrebbe aumentare se si decide di implementare la sicurezza in azienda. 

Ma se a migliorare la qualità della vita nelle fabbriche ci pensano gli imprenditori stranieri a loro spesele le autorità locali non avrebbero nulla in contrario. Ora bisogna vedere a quanto ammonterà questo piano di riqualificazione degli stabilimenti industriali. 

L’80% dell’export del Bangladesh viene dal settore abbigliamento. La dimensione del reddito totale delle esportazioni è di 151 milioni di dollari dalla esportazione di tessuti per abbigliamento si contano 104 milioni dollari, i proventi netti delle esportazioni di abbigliamento sono di 47 miliardi di dollari. Dopo l’evento di aprile c’è stato un calo degli ordini che varia dal 5 al 10%. Con aziende straniere che stanno decidendo di lasciare il Bangladesh. Settembre dunque sarà la cartina tornasole degli effetti collaterali degli accadimenti di aprile in Bangladesh. 

Nel giugno di quest’anno, comunque, rispetto alle esportazioni di abbigliamento scorso anno del Bangladesh sono aumentate del 6 per cento. Il bangladesh rimane nell’area la regione in cui costa meno produrre, meno del Vietnam, Sri Lanka, India.