
La notizia secondo cui il Bangladesh sarebbe in trattativa per l’acquisto dei caccia cinesi J-10 CE ha fatto il giro del mondo ed è stata rilanciata da diverse testate giornalistiche sparse in diversi continenti.
Il Chengdu J-10, noto anche come Menglong (Drago Vigoroso), come si può leggere sul portale dell’azienda svizzera MigFLUG, è il primo caccia di quarta generazione di produzione completamente cinese (in precedenza, come riportato sul sito dell’azienda svizzera, l’aeronautica dell’Esercito Popolare di Liberazione aveva utilizzato velivoli produzione sovietica costruiti su licenza oppure attraverso ingegneria inversa). MigFLUG descrive il caccia cinese come un jet multiruolo monomotore senza coda con configurazione canard-delta (“una grande ala a delta abbinata a piani anteriori mobili, progettata appositamente per essere aerodinamicamente instabile e pilotabile solo tramite un sistema fly-by-wire digitale”) che nella sua configurazione generale non è dissimile dall’ Eurofighter Typhoon (consorzio europeo) e dallo svedese Gripen.
La progettazione del J-10, il cui primo volo è avvenuto nel marzo 1998 entrando in servizio tra il 2004 ed il 2006, è oggetto di controversia, come riferito ancora al portale dell’azienda svizzera, con ingegneri russi ed analisti occidentali che ritengono che Pechino abbia tratto beneficio dal lavoro israeliano sul progetto, poi cancellato, dell’IAI Lav strettamente legato al F-16, mentre i cinesi sostengono e ribadiscono che si tratta di una progettazione interna basata su ricerche risalenti agli anni ‘60. Ciò che conta, però, continua MigFLUG, è che il J-10 sia diventato la piattaforma su cui si sono sviluppate le moderne industrie cinesi di caccia, radar e motori, aprendo la strada al J-20.
Nel 2018, secondo la scheda cronologica riportata dal portale dell’azienda svizzera, entra in servizio la versione aggiornata del caccia J-10C (la versione definitiva ed attualmente in uso), dotato di radar AESA e missile PL-15 che dal 2021 hanno cominciato ad essere equipaggiati con il motore di produzione cinese WS-10B , riducendo la dipendenza dai propulsori russi dopo circa vent’anni. Nel 2022 il Pakistan diventa il primo Paese ad acquistare il caccia cinese nella sua versione da esportazione il J-10 CE.
Secondo il forum argentino Zona Militar, l’Aeronautica Militare del Bangladesh starebbe portando avanti i suoi piani per l’acquisizione di un massimo di 24 caccia J-10CE, mentre secondo Afterburner, magazine di MigFLUG, gli aerei sarebbero 20 per il prezzo totale di 2.302 miliardi dollari, sottolineando che il paese, qualora dovesse finalizzare l’accordo, sarebbe il secondo acquirente dopo il Pakistan del caccia cinese, segnando un cambiamento sostanziale per un progetto che fino ad ora non aveva avuto acquirenti.
Inoltre, il forum argentino rileva come in precedenza il J-10 si fosse classificato dietro all’Eurofighter, tanto che nel dicembre 2025 l’Arenatica militare bangladese aveva firmato una lettera d’intenti (LOI) che indicava l’Eurofighter come principale candidato per una potenziale acquisizione di un caccia multiruolo, finalizzando l’accordo durante un incontro tra l’ambasciatore italiano in Bangladesh, Antonio Alessandro, e l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, il Maresciallo dell’Aria Hasan Mahmood Khan. Tuttavia, continua Zona Militar, la situazione è cambiata nel giugno 2026, quando diversi media riferirono che il J-10 CE si era posizionato al primo posto nella gara d’appalto, sottolineando come si prevedeva che la visita in Cina del Primo Ministro Tarique Rahman, prevista nello stesso mese, avrebbe potuto portare ad accelerazione dei negoziati. All’epoca, rivela il forum, un funzionario bengalese aveva dichiarato che si prevedeva di firmare l’accordo per i caccia entro agosto. Secondo una flash news della versione cinese del Global Times che cita il quotidiano bengalese Daily Star, il consigliere governativo Zahed Ur Rahman, durante una conferenza stampa tenutasi il 25 agosto, in riferimento all’acquisto dei caccia, degli elicotteri d’attacco e dei sistemi aerei a pilotaggio remoto per modernizzare l’Aeronautica nazionale, ha dichiarato che se i fondi fossero stati disponibili sarebbe stato completato entro l’anno, altrimenti sarebbe slittato all’anno prossimo.
Zona Militar riferisce che il consigliere Rahman durante la conferenza stampa ha affermato che lo scontro tra un J-10C dell’Aeronautica pakistana e un Rafale di quella indiana, che ha visto quest’ultimo avere la peggio, ha avuto un peso nella decisione (“Il Bangladesh ne ha preso atto”) sottolineando, inoltre, come se paragonati a velivoli con caratteristiche simili come Eurofighter e lo stesso Rafale, “le varianti cinesi sono comparativamente molto più economiche dei caccia europei”.
Il forum argentino riporta le riflessioni di alcuni analisti cinesi che riflettono sui motivi che potrebbero aver influito sulla scelta di Dacca, come il fatto che il caccia vanti avionica e radar avanzati, nonché le capacità di attacco oltre la portata visiva (BLR), oltre al fatto che missili aria-aria a lungo raggio PL-15E (con cui è equipaggiato) consentono l’integrazione con una più ampia gamma di sensori e armamenti; o ancora il costo e la compatibilità con i sistemi già in uso nel Paese che utilizza da anni equipaggiamenti di fabbricazione cinese e dispone di strutture logistiche, sistemi di addestramento e reti di comando adattati a queste piattaforme permettendo, pertanto, una più facile integrazione del J-10CE.
Il Chengdu J-10CE, continua Zona Militar, ha visto un crescente interesse da parte di possibili acquirenti, riportando che, secondo alcune fonti, l’ Uzbekistan avrebbe potuto acquistarne 24, che anche l’Algeria starebbe valutando l’acquisto di 40 caccia J-10 insieme a 4 o 5 aerei di allerta precoce e controllo aviotrasportati Shaanxi KJ-500 e infine che anche l’Indonesia avrebbe espresso nel dicembre 2025 il proprio interesse per il velivolo cinese (il forum argentino sottolinea, però, come in nessuno di questi casi esitano conferme ufficiali. Inoltre, sulla pagina in cinese di Wikipedia dedicata al J-10 tra i potenziali utenti è citata anche la Serbia, riferendo che l’indiscrezione proviene da un canale Telegram russo).
La notizia del possibile prossimo accordo per l’acquisto da parte del Bangladesh dei J-10CE cinesi è stata commentata con toni trionfalistici dall’ex caporedattore e segretario del PCC del Global Times, Hu Xijin. Sulla piattaforma media di Hong Kong, HK01, si legge come il giornalista, commentando la notizia abbia dichiarato come il concetto dei cieli definiti dai caccia occidentali sta per essere riscritto. L’ex caporedattore del Global Times, si legge sul portale media, ha aggiunto che la scelta del Bangladesh (il cui bilancio per le spese militari è inferiore a 5 miliardi di dollari) è un sintomo di come i Paesi in via di sviluppo preferiscano acquistare sistemi d’arma cinesi, rilevando che, oltre al Pakistan, che già ha in dotazione un vasto equipaggiamento cinese, paesi come Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed altri hanno espresso un forte interesse per il caccia stealth di quinta generazione Shenyang J-35 (noto anche come Squalo blu, Lansha, o Drago delle nuvole, Yunlong, nella sua versione J-35A) e i droni militari cinesi, mentre il caccia JF-17 Thunder, sviluppato insieme ad Islamabad è già entrato in servizio in diversi paesi (Myanmar, Nigeria e Azerbaijan ).
Hu Xijin ha, inoltre, sottolineato, facendo riferimento al sito web statunitense War Zone, la preoccupazione delle potenze occidentali per il ruolo crescente della Cina nell’esportazione di prodotti aerospaziali di fascia alta, per poi citare le riflessioni di un think tank europeo che mostrano come il crescente impegno di Pechino nell’aumentare le esportazioni di equipaggiamento militare e ad espandere la propria influenza globale, la concorrenza tra fornitori cinesi e occidentali non potrà che intensificarsi.
L’ex caporedattore del Global Times ha poi fatto riferimento alle interferenze occidentali, che a suo avviso, sarebbero profondamente preoccupate con gli Stati Uniti che starebbero minacciando gli altri Paesi di scegliere tra armi americane o cinesi. Hu Xijin ha, inoltre citato le restrizioni dei Paesi NATO riguardo all’acquisto di sistemi d’arma o componenti da Cina e Russia, menzionando al contempo i vincoli politici a cui i Paesi Occidentali legano la cessione delle proprie armi. A tal proposito l’ex caporedattore del Global Times ha fatto riferimento alla reticenza degli Stati Uniti a vendere all’Arabia Saudita gli F-35, adducendo tra i vari motivi la protezione delle tecnologie sensibili da una potenziale acquisizione da parte della Cina, evidenziando come il contratto non sia stato ancora firmato nonostante lo scorso anno Washington avesse confermato la vendita dei caccia di quinta generazione a Riyad.
Hu Xijin ha concluso la sua riflessione affermando che “la prossima ondata di armi cinesi destinate al mercato globale sarà probabilmente inarrestabile per gli Stati Uniti”, aggiungendo che gli analisti occidentali hanno riconosciuto la rapida innovazione dell’industria bellica cinese, sottolineando come questa alternativa più conveniente dal punto di vista economico e meno restrittiva da quello politico, stia rapidamente attirando sempre più l’attenzione sul mercato internazionale delle armi.
In merito a ciò, già lo scorso giugno veniva pubblicata sul portale di Afterburner una riflessionesul ruolo che Pechino sta assumendo nel mercato globale dei caccia inserendosi in uno scacchiere fino ad ora dominato dagli Stati Uniti e dalla Russia. Facendo riferimento anche ad alcuni dei punti sollevati dall’ex caporedattore del Global Times, come il costo troppo onerosi per alcuni Paesi dei caccia occidentali o i vicoli politici ad essi legati, l’analisi del magazine di MigFLUG sottolineava come la crescita di Pechino in questo mercato non avrebbe avuto solo risvoltoti commerciali ma anche strategici, poiché le nazioni che utilizzeranno i caccia cinesi si addestreranno secondo la dottrina cinese, utilizzeranno collegamenti dati cinesi e costruiranno infrastrutture di manutenzione legate alle catene di approvvigionamento cinesi.
Nella riflessione pubblicata su Afterburner era emblematica la questione del FC-31 la variante da esportazione dello Shenyang J-35, che secondo il magazine sarebbe stato progettato esplicitamente per il mercato internazionale. Afterburner, pur sottolineando che nessun FC-31 fosse stato venduto fino ad oggi, evidenziava proprio il già citato l’interesse mostrato dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti “entrambi frustrati dalla lentezza dei negoziati sull’F-35 con Washington”, potrebbe portare ad una svolta nell’esportazione del ciaccia stealth cinese prima del previsto, concludendo che un acquisto da parte di Riad del caccia cinese sarebbe stato come un terremoto geopolitico.
G.C.L.
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