BALCANI. Montenegro-Serbia: rapporti tesi al vertice UE-Balcani di Tivat

62

Si è tenuto a Tivat in Montenegro, lo scorso 5 giugno, il nono vertice UE-Balcani occidentali sul tema “Prosperità e stabilità condivise dell’UE e dei Balcani occidentali” (Shared prosperity and stability of the EU and the Western Balkans), sei mesi dopo l’ultimo vertice svoltosi a Bruxelles nel dicembre 2025. Il summit, ospitato per la prima volta in Montenegro, è stato presieduto dal Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e ha visto la partecipazione di tutti i leader della regione balcanica, dei vertici delle istituzioni comunitarie e dei Presidenti di alcuni Paesi europei: il francese Emmanuel Macron, il tedesco Friedrich Merz, lo spagnolo Pedro Sanchez, il polacco Donald Tusk, l’olandese Rob Jetten, la danese Mette Frederiksen e il cipriota Nikos Christodoulides, Presidente di turno dell’UE. Assente invece la Premier italiana Giorgia Meloni, che a causa del protrarsi della cerimonia celebrativa del 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria, ha comunicato di essere impossibilitata a presenziare all’incontro, esprimendo personalmente il proprio rammarico ad Antonio Costa e al Presidente montenegrino Jakov Milatović. 

Presentata appena un giorno prima del vertice, l’iniziativa franco-tedesca per l’integrazione graduale dei Balcani occidentali nell’UE, che mira a semplificare le procedure burocratiche del processo di allargamento, è diventata fin da subito il principale tema di discussione a Tivat. Il cancelliere tedesco Merz, principale promotore dell’iniziativa, aveva già parlato della necessità di cambiare le regole del gioco per velocizzare il processo di allargamento, che secondo quanto dichiarato da Costa dovrà comunque continuare a basarsi sul merito. Nel loro documento congiunto, Parigi e Berlino suggeriscono che i Paesi candidati dovrebbero poter sbloccare gradualmente alcuni privilegi, come l’accesso parziale al mercato unico o l’ottenimento dello status di osservatori in occasione di riunioni chiave, al fine di mantenerli motivati e ottimisti nei confronti del processo e incentivare le riforme in attesa della loro definitiva adesione. Questa nuova prospettiva rappresenta di fatto l’unico risultato concreto del vertice, che per il resto non ha visto l’adozione di alcuna dichiarazione congiunta se non una nota dell’Unione Europea in cui si sottolinea che le buone relazioni di vicinato e la cooperazione regionale rimangono fondamentali per ottenere tutti i benefici di una maggiore integrazione, e in cui si evidenzia l’importanza di rafforzare ulteriormente la cooperazione nei settori della politica estera, di sicurezza e di difesa

A Tivat era presente anche il Presidente serbo Aleksandar Vučić, che aveva invece disertato il precedente vertice di Bruxelles di fine 2025, nonostante l’Agenzia di Sicurezza e Intelligence serba (BIA) gli avesse ufficialmente sconsigliato di recarsi in Montenegro a causa di quelle che ha definito “attività ostili dei servizi segreti stranieri e dei clan criminali in Montenegro”, in seguito all’episodio dell’espulsione di alcuni cittadini serbi avvenuto pochi giorni prima l’inizio del vertice. Mercoledì 3 giugno, infatti, la polizia montenegrina aveva impedito per motivi di sicurezza l’ingresso nel Paese a 87 cittadini serbi arrivati a Tivat con un volo charter da Belgrado; secondo quanto riferito dalla polizia, le persone fermate all’aeroporto portavano uno striscione con la scritta “Srbija pobedjuje” (“La Serbia vince”), associato ai sostenitori del Partito Progressista Serbo (SNS) di Vučić, ed erano in possesso di un dispositivo di comunicazione a lungo raggio e di una stazione radio marittima. Alcuni media locali, inoltre, hanno riportato che molti dei rimpatriati avevano precedenti penali e da anni venivano menzionati dai media serbi come persone che svolgevano “incarichi speciali” per conto dell’SNS. Questo episodio si inserisce in un contesto di latente tensione politico-diplomatica tra Belgrado e Podgorica; solo il mese scorso, Vučić aveva pubblicamente criticato le celebrazioni in occasione del ventesimo anniversario dell’indipendenza del Montenegro, definendole una celebrazione della secessione dalla Serbia e provocando dure reazioni da parte delle autorità montenegrine. Alle questioni identitarie si aggiunge poi quella kosovara: il riconoscimento montenegrino del Kosovo resta infatti uno delle maggiori criticità nei rapporti tra i due Paesi. Da ultimo, il presidente Vučić ha dichiarato di non voler ostacolare l’ingresso del Montenegro nell’Unione Europea, ma ha ribadito l’accusa secondo cui da Podgorica sarebbe in corso una “guerra ibrida” contro la Serbia. Vučić ha definito tale azione come un insieme di pressioni istituzionali, mediatiche e criminali, accusando i media montenegrini di concentrare quotidianamente l’attenzione su di lui e su Belgrado.

A Tivat Vučić ha avuto un incontro separato con Macron, Merz e i vertici delle istituzioni europee, in occasione del quale ha discusso delle attività che la Serbia sta attuando per adempiere agli obblighi derivanti dal processo di adesione, comprese le riforme in materia di Stato di diritto, legislazione elettorale e attuazione delle raccomandazioni delle istituzioni europee competenti, sottolineando che la Serbia rispetterà tutte le raccomandazioni della Commissione di Venezia in conformità con gli standard europei.

Lorenzo Vannucci

Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/