BALCANI. Bosnia Erzegovina. Stoltenberg annuncia il rafforzamento del sostegno Nato

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«Seguiamo con attenzione i messaggi provenienti dalla Repubblica Srpska» ha affermato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al termine di un incontro con il membro bosgnacco della presidenza della Bosnia Erzegovina Šefik Djaverović, attualmente presidente di turno a Sarajevo.

Già a fine febbraio, l’Unione europea aveva annunciato l’intenzione di rafforzare i contingenti Eufor presenti sul territorio bosniaco. Si tratta dell’operazione di peace-keeping erede della Forza di stabilizzazione in Bosnia Erzegovina (SFOR) dell’alleanza atlantica. All’indomani dell’invasione russa in Ucraina, questo fatto segnava come il conflitto tra Mosca e Kiev riguardasse più o meno direttamente anche la stabilità dell’area balcanica, dove già prima del 2022 la Repubblica Srpska ha invocato una serie di rivendicazioni autonomiste che rischierebbero di mettere in crisi l’assetto istituzionale garantito dall’accordo di Dayton.

A tre mesi di distanza, è lo stesso Stoltenberg a prendere parola sulla fragile situazione nel paese di area balcanica: il rischio di una degenerazione della politica interna in Bosnia Erzegovina e del dialogo dalle parti federate ha ormai direttamente a che fare con la guerra in Ucraina. Ne sono prova le stesse parole del segretario generale dell’Alleanza atlantica, che fa riferimento alla «influenza negativa della Russia sulla regione».

Il tema chiave del dialogo tra Bruxelles e Sarajevo ha a che fare con l’implementazione delle operazioni Ue in territorio bosniaco, garantendo la continuità tra SFOR e EUFOR; tuttavia il sostegno fornito dalla Nato ala Bosnia Erzegovina riguarderebbe in primis il rafforzamento delle capacità di difesa del paese, con lo scopo di cooperare su tre principali obiettivi: la lotta al terrorismo, la stabilità politica interna e la sicurezza informatica.

Secondo la Nato si tratterebbe di un supporto pratico in contrasto alle sempre più forti divisioni interne del paese. Questo supporto riguarderebbe il “rafforzamento delle capacità di difesa”, ma rimane ancora da chiarire come possa non gettare ancor più il paese nell’instabilità istituzionale, fattore che inevitabilmente si riflettere sull’intera area balcanica, soprattutto con il conflitto in Ucraina in corso.

Carlo Comensoli