Elicottero armeno: interviene l’Ambasciata azera in Italia

70

ITALIA – Roma. 16/11/14. Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa dall’Ambasciata dell’Azerbaijan in merito all’abbattimento di un elicottero armeno da parte dell’Azerbaijan.

 

«COMUNICATO STAMPA

Il presente ha il fine di chiarire le informazioni che negli ultimi giorni hanno coinvolto la stampa, anche italiana, relative all’abbattimento da parte dell’Azerbaigian di un elicottero militare armeno il 12 Novembre 2014.

L’episodio è da inserire nell’ambito delle continue violazioni del cessate il fuoco da parte dell’Armenia nei territori dell’Azerbaigian sotto occupazione militare da oltre 20 anni. Tali azioni da parte armena sono culminate nell’attacco di due elicotteri dell’Armenia nei confronti delle truppe azerbaigiane, all’interno dello spazio aereo azerbaigiano, il 12 Novembre 2014.
Nella risposta all’attacco, un elicottero armeno è stato abbattuto e un altro costretto a ritirarsi.

Abbiamo appreso con dispiacere come non sempre la stampa abbia sottolineato che lo spazio aereo in cui il fatto è avvenuto fosse dell’Azerbaigian, e ancor più raramente è stato fatto il giusto inquadramento storico del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian. Si sono usati termini inappropriati, si è parlato di “regione contesa” o di “regione incorporata all’Azerbaigian”.
Desideriamo e riteniamo doveroso chiarire dunque che il conflitto del Nagorno-Karabakh risale agli inizi del 19° secolo. Nel 1828, dopo una lunga guerra tra la Russia e la Persia, l’Azerbaigian venne diviso in due parti. La parte settentrionale divenne parte della Russia, la parte meridionale territorio persiano. Secondo un trattato firmato da Russia, Turchia e Persia, la Russia trasferì da questi paesi al territorio del Nagorno-Karabakh 120.000 armeni, al fine di creare una roccaforte nei territori dell’Azerbaigian appena occupati. Dopo la rivoluzione russa, il 28 maggio 1918, l’Azerbaigian del Nord ottenne l’indipendenza dalla Russia, e, con la denominazione di Repubblica Democratica dell’Azerbaigian, venne riconosciuto da molti paesi dell’Europa. L’indipendenza durò solo quasi 2 anni a causa di una nuova invasione sovietica. Dopo la riconquista dell’Azerbaigian da parte dell’Armata Rossa e la sua incorporazione nell’Unione Sovietica, al Nagorno-Karabakh venne concesso un elevato grado di autonomia all’interno dell’Azerbaigian. Il popolo armeno nel Nagorno-Karabakh godeva di tutti i diritti delle minoranze, che potevano coltivare la loro lingua e cultura attraverso numerose scuole, teatri, università, chiese ecc. Nel 1988, con l’URSS in declino, diversi movimenti ultra nazionalisti armeni promuovevano pretese territoriali contro l’Azerbaigian, chiedendo l’annessione del Nagorno-Karabakh all’Armenia. Da qui l’inizio di una guerra non dichiarata dell’Armenia contro il paese confinante.
Da oltre 20 anni, con l’occupazione militare da parte dell’Armenia del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle sette regioni azerbaigiane circostanti, l’Armenia ha invaso, in cifre, il 20% del territorio dell’Azerbaigian, causando distruzioni e rovina. Tale occupazione ha causato la morte di 30 mila cittadini dell’Azerbaigian, e ha costretto la comunità azerbaigiana del Nagorno Karabakh, regione dell’Azerbaigian, e delle 7 regioni circostanti, ad abbandonare le proprie case. Oggi in Azerbaigian vive oltre un milione di rifugiati e di profughi interni: 250 mila azerbaigiani che vivevano in Armenia prima del 1988 (ora rifugiati), quando sono stati oggetto di una vera pulizia etnica da parte dell’Armenia, e oltre 750 mila provenienti dai territori dell’Azerbaigian occupati dall’Armenia (ora profughi interni), di cui 50.000 dallo stesso Nagorno Karabakh, dove risiedevano fino al 1992, e 700 mila provenienti dai territori circostanti. Quando si parla del conflitto del Nagorno Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian è importante ricordare che ci sono quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, n.822, 853, 874 e 884 del 1993, che invocano il ritiro delle forze armate armene dai territori dell’Azerbaigian occupati, che sono state
ripetutamente ignorate, così come altri documenti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, di OSCE, della NATO, etc. Ultima in ordine temporale la Risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013, in cui nel paragrafo 16 si dice che la risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian dovrebbe essere conforme alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ai principi fondamentali del Gruppo di Minsk dell’OSCE sanciti nella dichiarazione comune del G8 dell’Aquila del 10 luglio 2009.
Già nel 1994, il Governo dell’Azerbaigian aveva dichiarato ufficialmente che a causa del conflitto in corso lo spazio aereo al di sopra della regione del Nagorno-Karabakh era dichiarato chiuso, e
che ogni volo nello spazio aereo azerbaigiano privo di permesso apposito da parte delle autorità azerbaigiane sarebbe stato considerato come una violazione della sovranità azerbaigiana e
della legislazione nazionale, con pesanti conseguenze, in accordo con il diritto internazionale. Tale dichiarazione fu distribuita attraverso l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile a
tutti i suoi membri.
Questo è perchè ci domandiamo: cosa faceva un elicottero militare dell’Armenia nello spazio aereo dell’Azerbaigian senza un permesso ufficiale? Altri paesi, inclusa l’Italia, tollererebbero una tale enorme violazione dei suoi confini internazionalmente riconosciuti?

L’episodio del 12 Novembre testimonia ancora una volta che la pace e la sicurezza della regione può passare solo attraverso il ritiro delle forze militari dell’Armenia dai territori dell’Azerbaigian occupati e dal ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian, da troppi anni violata».