
Australia e Singapore hanno concordato di rafforzare la cooperazione energetica, impegnandosi a mantenere i flussi di combustibili raffinati e GNL, mentre entrambe le nazioni si adoperano per affrontare le problematiche energetiche internazionali e regionali derivanti dal conflitto in Medio Oriente.
Secondo l’AFP, l’intesa, raggiunta durante una recente visita del primo Ministro australiano Anthony Albanese a Singapore, dimostra l’interdipendenza tra le due economie in un momento in cui lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte chiuso. Per ora, tuttavia, l’accordo non è vincolante, ma impegna entrambe le parti a compiere il massimo sforzo per soddisfare le reciproche esigenze di sicurezza energetica.
L’Australia è forse la più vulnerabile delle due e dipende fortemente dalle importazioni di combustibili raffinati, con circa il 90% del suo fabbisogno proveniente dall’estero. Di questo, si stima che il 25% sia fornito dalla città-stato, che, nonostante le sue dimensioni limitate, è un importante centro asiatico per la raffinazione e il commercio. A sua volta, Singapore dipende in modo significativo dalle importazioni australiane di GNL, con Canberra che spedisce circa il 32% del fabbisogno della città-stato ai depositi singaporiani, il suo principale fornitore, riporta BneIntelliNews.
L’accordo raggiunto tra i due leader riflette una fiducia reciproca che si è accentuata notevolmente nel contesto della persistente instabilità geopolitica. Di conseguenza, Singapore ha indicato che continuerà a fornire combustibili raffinati all’Australia, ma che ciò dipenderà dalla futura disponibilità di forniture a monte. Allo stesso tempo, il ruolo dell’Australia nella catena di approvvigionamento di GNL per Singapore contribuirà a rafforzare la posizione dell’isola nei mercati energetici regionali.
L’accordo è stato firmato a seguito di colloqui tra Albanese e il primo Ministro singaporeano Lawrence Wong presso gli uffici del primo Ministro di Singapore, dopo che il suo omologo australiano aveva visitato importanti infrastrutture energetiche sull’isola di Jurong, a sud dell’isola principale di Singapore. Tra queste, una raffineria e un terminale GNL dove vengono depositate le forniture australiane.
Per l’Australia, il rafforzamento dei legami con i partner asiatici è considerato essenziale per gestire i rischi derivanti dalle interruzioni delle principali rotte marittime e dalla volatilità dei prezzi globali dell’energia. L’accordo si inserisce nel contesto di un cessate il fuoco in corso, ma fragile, tra Stati Uniti e Iran, che ha fatto ben poco per ripristinare la stabilità dei mercati energetici.
Analogamente, le continue restrizioni alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz hanno rafforzato le preoccupazioni dei dipartimenti governativi in Asia e altrove in merito alla disponibilità e al prezzo del carburante. Per questo motivo, in Australia hanno già iniziato a manifestarsi segnali di difficoltà, con diverse segnalazioni che indicano una piccola, ma presumibilmente significativa, percentuale di stazioni di servizio che hanno riscontrato carenze di gasolio. Si stima che oltre 200 distributori abbiano esaurito le scorte di gasolio, pari a circa il 2,7% della rete nazionale.
Nonostante queste pressioni, l’Australia mantiene una riserva limitata. Si ritiene che il paese disponga di riserve di benzina equivalenti a 39 giorni di consumo e, sebbene ciò offra una certa rassicurazione a breve termine, evidenzia la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento sia a livello globale che a livello locale.
Lucia Giannini
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