AUSTRALIA. Esercitazioni navali del QUAD: Canberra spera nell’India per scalzare la Cina

102

Le marine degli Stati Uniti, del Giappone, dell’India e dell’Australia stanno convergendo per delle esercitazioni che iniziano oggi, in un altro passo verso il consolidamento dell’alleanza di sicurezza Quad. Le recenti aperture di Canberra a Nuova Delhi sull’approfondimento dei legami commerciali ed economici, tuttavia, potrebbero rivelarsi più complicate delle manovre militari coordinate. Il futuro della cooperazione economica, infatti, potrebbe avere implicazioni per la credibilità del Quad.

L’Australia, riporta Nikkei Asia, partecipa alla Malabar per il secondo anno consecutivo, l’India ha invitato Canberra a tornare dopo un’assenza di più di un decennio. In corso fino alla domenica successiva nei mari vicino a Guam, secondo il ministero della Difesa indiano, le esercitazioni a fuoco vivo e antisommergibile metteranno alla prova navi da guerra, aerei da ricognizione e altre armi.

«L’esercitazione fornirà un’opportunità per le marine comuni di migliorare l’interoperabilità, guadagnare dalle migliori pratiche e sviluppare una comprensione comune delle procedure per le operazioni di sicurezza marittima (…) Lo svolgimento di queste esercitazioni nonostante le restrizioni Covid è una testimonianza della sinergia tra le marine partecipanti e l’impegno per mari più sicuri», ha detto il Ministero indiano in un comunicato stampa.

Il Capo di Stato Maggiore della marina australiana, il contrammiraglio Michael Noonan, ha detto: «Lavoriamo regolarmente con l’India, il Giappone e gli Stati Uniti per costruire le nostre relazioni professionali e rafforzare le basi per un Indo-Pacifico aperto, inclusivo e resiliente». Anche se le esercitazioni e l’alleanza Quad non sono esplicitamente rivolte contro nessun paese in particolare, vengono viste come uno sforzo per contenere Pechino e anche la Cina la pensa così.

L’Australia è impegnata in un contenzioso commerciale con la Cina, rafforzando i legami economici con le democrazie; all’inizio di agosto, l’Australia ha chiarito che vede l’India, partner del Quad, come la risposta alla Cina.

Tony Abbott, primo ministro australiano dal 2013 al 2015, è andato in India nella speranza di far ripartire i colloqui su un accordo di libero scambio che ha proposto per la prima volta nel 2014. La visita è arrivata dopo un anno in cui la Cina ha imposto tariffe e restrizioni all’importazione di una serie di prodotti australiani, dopo che il primo ministro Scott Morrison ha chiesto un’inchiesta indipendente sulle origini del COVID-19.

Il ministro del Commercio indiano Piyush Goyal ha espresso interesse per un accordo con l’Australia. L’India ha un primato negativo nel non fare accordi commerciali: il negoziato con l’Unione Europea è durato circa 15 anni, e non ha funzionato; Nuova Delhi è appena uscita dalla Regional Comprehensive Economic Partnership, la Rcep.

Dopo che l’India ha scelto di uscire dal Rcep, i paesi dell’area la percepiscono come un paese difficile con cui cooperare; il ministro del Commercio australiano Dan Tehan ha rapidamente seguito la visita di Abbott con un rapporto intitolato Liberare il potenziale della partnership Australia-India per i minerali critici che «identifica le aree in cui l’Australia può migliorare il commercio, gli investimenti e le partnership di ricerca con l’India attraverso la catena di approvvigionamento dei minerali critici».

Per il cinese Global Times, tabloid del Giornale del Popolo, organo del partito Comunista cinese, le tensioni commerciali hanno reso l’interesse dell’Australia per l’India “comprensibile” ma che «non c’è bisogno che i politici esagerino l’impatto di un potenziale accordo come codice per scalzare la Cina (…) Mentre alcuni media occidentali hanno a lungo ipnotizzato il potenziale economico dell’India, che si diceva avrebbe aiutato il cosiddetto “mondo democratico” a tagliare la loro dipendenza economica dalla Cina, non è difficile vedere che la possibilità dell’India di sostituire il ruolo della Cina nella catena industriale globale rimane piccola».

Luigi Medici