ASIA PACIFICO. Mosca Pechino e Washington si guardano in cagnesco

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La recente visita ufficiale del Ministro della Difesa cinese Li Shangfu in Russia ha portato avanti tutte le decisioni cruciali prese durante i colloqui tra Vladimir Putin e Xi Jinping il precedente marzo.

Rompendo il protocollo, la visita di quattro giorni del generale Li è stata preceduta da un “incontro di lavoro” con Putin, secondo le parole del Cremlino.

Li non è nuovo a Mosca, avendo in precedenza ricoperto la carica di responsabile del Dipartimento per lo sviluppo delle attrezzature della Commissione militare centrale, e nel 2018 è stato sanzionato dagli Stati Uniti per aver acquistato armi russe, tra cui aerei da combattimento Su-35 e sistemi missilistici terra-aria S-400.

Il 12 aprile, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato l’imposizione di controlli sulle esportazioni di una dozzina di aziende cinesi per aver “sostenuto le industrie militari e della difesa della Russia”. Il Global Times ha ribattuto con forza che “la Cina è una grande potenza indipendente, così come lo è la Russia. È nostro diritto decidere con chi portare avanti una normale cooperazione economica e commerciale. Non possiamo accettare che gli Stati Uniti puntino il dito o addirittura facciano coercizione economica”, riporta AT.

Putin ha dichiarato, durante l’incontro con Li di domenica scorsa, che la cooperazione militare svolge un ruolo importante nelle relazioni Russia-Cina non influenzate dalle pressioni degli Stati Uniti.

La cooperazione Mosca Pechino ha avuto un’accelerata dal 2019: Mosca fornisce e sviluppa per Pechino sistemi di early warning per Icbm o simili lanciati contro i rispettivi paesi.

Gli Stati Uniti e la Russia sono gli unici Paesi che sono stati in grado di sviluppare, costruire e mantenere tali sistemi.

Non può essere una coincidenza che Mosca abbia ordinato un controllo improvviso delle forze della sua Flotta del Pacifico dal 14 al 18 aprile, in concomitanza con la visita di Li. L’ispezione ha avuto luogo sullo sfondo dell’aggravarsi della situazione intorno a Taiwan per la presenza del gruppo di attacco Us Navy della portaerei Nimitz e le contemporanee esercitazioni nelle Filippine.

Tutte le recenti manovre militari, in casa e fuori casa, dell’aviazione e della flotta statunitense sono avvenute sempre più spesso nelle immediate vicinanze dei confini russi o in regioni in cui la Russia ha interessi geopolitici.

Il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev ha recentemente richiamato l’attenzione sulla crescente capacità del Giappone di condurre operazioni offensive, che, ha detto, costituisce «una grossolana violazione di uno dei più importanti risultati della Seconda guerra mondiale».

Il Giappone ha in programma di acquistare dagli Stati Uniti circa 500 missili da crociera Tomahawk, che possono minacciare direttamente la maggior parte del territorio dell’Estremo Oriente russo. La Mitsubishi Heavy Industries sta lavorando allo sviluppo di missili antinave terrestri di tipo 12 «per proteggere le isole remote del Giappone».

Il Giappone sta sviluppando armi ipersoniche progettate per condurre operazioni di combattimento “su isole remote”, che i russi vedono come opzioni per un eventuale attacco alle Curili meridionali da parte del Giappone. Per il 2023, il Giappone avrà un bilancio militare di oltre 51 miliardi di dollari, pari con quello della Russia, destinato a salire a 73 miliardi.

In realtà, durante l’ultima ispezione a sorpresa, le navi e i sottomarini della Flotta russa del Pacifico sono passati dalle loro basi ai mari del Giappone e di Okhotsk e al mare di Bering.

Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha dichiarato: «In pratica, è necessario trovare il modo di impedire il dispiegamento di forze nemiche nell’area operativamente importante dell’Oceano Pacifico – la parte meridionale del Mare di Okhotsk e di respingere il suo sbarco sulle isole Curili meridionali e sull’isola di Sakhalin».

Come ribadito da Putin e Shoigu il 17 aprile le priorità militari russe sono l’Ucraina e il Pacifico. E le dichiarazioni finali dell’incontro con Li riflettono la coincidenza di visioni e l’interesse ad agire insieme nei teatro di interesse.

Pechino e Mosca vedono, di fatto, che gli Stati Uniti, non essendo riusciti a “cancellare” la Russia con l’Ucraina, stanno rivolgendo l’attenzione al teatro dell’Asia-Pacifico.

È sufficiente dire che la visita di Li dimostra che la realtà della cooperazione Russia-Cina nel settore della difesa è complessa e segreta man mano che entrambi i Paesi si sono impegnati in un confronto più diretto con gli Stati Uniti.

Dall’accordo “Early Warning” del 2019, Russia e la Cina stanno scrivendo un’alleanza militare formale, che potrebbe scattare se la pressione degli Stati Uniti si spingesse troppo oltre.

Se nell’ottobre 2020, la proposta di Putin di un’alleanza militare con la Cina ha avuto una reazione positiva di Pechino, il governo cinese non ha mai usato la parola alleanza. Troppo diverse le rispettive strategie di politica estera.

Un percepito rischio di conflitto militare con gli Stati Uniti potrebbe innescare un cambiamento di paradigma nella Città Proibita e al Cremlino.

Antonio Albanese

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