ASIA ORIENTALE. Quali pedoni e quali regine si muovono nello scacchiere Pacifico 

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Il 15 agosto in occasione del Gwangbokjeol (“il giorno in cui è tornata la luce”), ricorrenza che celebra la liberazione della Corea dal dominio imperiale giapponese (in Corea del Nord la ricorrenza è celebrata come Choguk haebangŭi nal, “giorno della liberazione della Patria”), il Presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha aperto al dialogo con il cicino nordcoreano.

Lee, come riportato dalla BBC, ha, infatti, proposto dei colloqui per porre ufficialmente fine al conflitto tra i due Stati, suggerendo un sistema di sicurezza multilivello per evitare tensioni sulla Zona Demilitarizzata (DMZ), che di fatto segna il confine tra i due Paesi, offrendosi, inoltre, di discutere soluzioni concrete per fermare le ambizioni nucleari di Pyongyang.

Il presidente sudcoreano, secondo la testata britannica, starebbe cercando di distendere le relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, ed il suo alleato cinese, deterioratesi durante la presidenza del suo predecessore Yoon Suk Yeol, che fu destituito lo scorso anno per aver tentato di dichiarare la legge marziale. Lee, come rileva l’emittente del Regno Unito, ha auspicato che le due Coree possano mettere da parte le tensioni e le minacce reciproche e sedersi al tavolo delle trattative per una coesistenza pacifica e una crescita reciproca, aggiungendo che ciò potrebbe servire da forum per discutere “modi efficaci per arrestare lo sviluppo delle capacità nucleari del Nord”. Ma, al 16 agosto, come riportato dalla testata sudcoreana The Korea Times, non aveva ancora risposto in nessun modo all’apertura di Seul.

Nel gennaio 2024, ricorda la BBC, Kim Jong-un aveva dichiarato che la riunificazione delle Coree non sarebbe stata possibile, affermando che la Costituzione sarebbe dovuta essere modificata, in modo che i nordcoreani cominciassero a vedere la Cora del Sud come il primo avversario e principale nemico costante. In un’altra occasione, come riportato ancora dall’emittente britannica, Kim aveva aggiunto che, qualora fosse scoppiato un conflitto nella penisola coreana, Pyongyang avrebbe dovuto puntare a “occupare”, “riconquistare” e “incorporare” il Sud nel proprio territorio.

La BBC ricorda, inoltre, che in precedenza la Corea del Nord aveva già respinto le offerte di dialogo avanzate da Lee, criticando gli accordi con gli Stati Uniti per la fornitura di sottomarini a propulsione nucleare e denunciando le esercitazioni militari congiunte tra i due alleati. A conferma dell’ostilità di Pyongyang verso le operazioni congiunte tra Washington e Seul, conclude la testata britannica, la Corea del Nord il 12 agosto aveva lanciato un missile balistico a pochi giorni dall’inizio delle annuali esercitazioni previsto per il 17 agosto.

Il 16 agosto, inoltre, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, lo Stato Maggiore Congiunto della Corea del Sud (JCS) ha comunicato che i soldati sudcoreani hanno sparato dei colpi di avvertimento quando dei militari nordcoreani avevano oltrepassato la linea di demarcazione militare (DDM) tra di due paesi, spingendoli a ritirarsi. Secondo l’agenzia statunitense, la Yonhap, agenzia di stampa sudcoreana, aveva precedentemente riportato che colpi di avvertimento erano stati sparati la scorsa settimana, citando una fonte anonima.

Come riportato dall’agenzia sudcoreana, si tratta della prima violazione della linea di demarcazione militare da parte dei nordcoreani dallo scorso anno. In merito a ciò, lo scorso maggio il The Korean Times rilevava che, nel momento in cui a Corea del Nord sembrava aver completato entro la fine del 2025, i lavori di livellamento del terreno e disboscamento in prossimità del confine, emergeva un netto contrato rispetto ai 17 sconfinamenti registrati l’anno precedente. I lavori portati avanti dalle truppe nordcoreane in prossimità del confine, ricorda la testata sudcoreana, si sono intensificati da quando il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva dichiarato ostili i rapporti tra le due Coree, ed a partire dall’aprile 2024 sono stati rilevati brevi attraversamenti della DDM da parte di truppe nordcoreane, in occasione dell’installazione di recinzioni di filo spinato, del posizionamento di mine e dell’erezione di barriere anticarro. Il The Korean Times riferiva che l’esercito sudcoreano rispondeva a queste violazioni lanciando avvertimenti e colpi dimostrativi, ma che ciò non si era reso necessario quest’anno, almeno fino all’ultimo incidente.

Lo scorso marzo Pyongyang aveva ripreso i lavori dopo una breve pausa invernale, continuava nella sua analisi la tesata sudcoreana, riferendo, inoltre, che si riteneva che la Corea del Nord stesse installando strade tattiche e recinzioni di filo spinato nelle aree in cui sono state completate le operazioni di bonifica.

Le dinamiche tra le due Coree si vanno ad inserire in un contesto di crescente tensione e di riallineamento dei vari attori sullo scacchiere regionale. Nelle scorse settimane erano state segnalate la moderata apprensione con cui Seul guardava all’accelerazione impressa da Pyongyang alla modernizzazione delle proprie capacita militari nei domini di terra, mare, cielo e spazio, e le vibranti proteste con cui Cina e Corea del Nord avevano accolto la pubblicazione del primo Libro Bianco della difesa stilato dal governo di Sanae Takaichi che rivelava un forte senso di crisi e di vigilanza nei confronti del crescente allineamento tra questi due Paesi e la Russia.

A ciò vanno ad aggiungersi la prima vista nelle Isole Curili meridionali, contese tra Giappone e Federazione Russa, di Vladimir Putin da quando è al potere e l’ordine del Presidente Trump di ridurre le esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud.

Per quanto riguarda la questione delle Curili Meridionali, motivo di tensione tra Russia e Giappone già dalla fine del XIX secolo, le isole vennero occupate dall’Unione Sovietica insieme alla parte meridionale dell’isola di Sakhalin alla fine del Secondo conflitto mondiale in base agli accordi stipulati con gli alleati. Il Giappone sconfitto pur accettando le imposizioni derivanti dalla Proclamazione di Potsdam emessa da Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina nell’agosto del 1945, e dalla firma Trattato di San Francisco del 1951, ha continuato a sostenere che le Curili meridionali non appartenevano alle Curili menzionate nella Proclamazione e nel Trattato e che la loro occupazione da parte dell’Unione Sovietica prima e della Federazione Russa poi, costituisca un’aggressione e una violazione del diritto internazionale.

Secondo il network cinese The China Accademy, il valore delle isole Curili non può essere sottovalutato né dal punto di vista economico, poiché le acque che le circondano sono ricche di risorse ittiche, petrolio, gas naturale, terre rare e metalli, né dal punto di vista militare rappresentando per la Russia (che ha dislocato sulle isole forze terrestri, navali e aeree su queste isole, inclusa una serie di unità militari come i sottomarini nucleari) un’importante base militare nella sua regione dell’Estremo Oriente e un punto di supporto fondamentale per il mantenimento della sicurezza nel Pacifico e per garantire l’equilibrio strategico, costituendo invece per il Giappone un simbolo di integrità territoriale, sovranità nazionale e soprattutto un’importante area portuale per il mantenimento della sicurezza nell’Asia nord-orientale per la salvaguardia della propria posizione strategica (intorno alla più importante delle isole Curili meridionali, Iturup, Etorofu in giapponese, si radunarono le unità navali della flotta imperiale giapponese che presero parte all’attacco di Perl Harbor).

Il network cinese sottolinea come entrambe le parti hanno rafforzato le proprie posizioni intorno a questo saliente con Tokyo che ha costantemente aumentato il proprio dispiegamento militare a Hokkaido e intensificato le esercitazioni congiunte e la condivisione di informazioni con alleati come gli Stati Uniti, mentre Mosca faceva lo stesso nelle Isole Curili approfondendo il coordinamento strategico e la cooperazione militare con Paesi come la Cina, e conducendo con Pechino pattugliamenti navali e aerei congiunti nel Mar del Giappone. 

La visita di Putin nelle isole Curili Meridionali è messa il relazione dal The China Academy, all’allinearsi di Tokyo sulle posizioni della altre potenze occidentali in materia delle sanzioni alla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina, e viene considerata dagli esperti russi come un segnale di chiusura e di cessazione di qualsiasi aspettativa nei confronti del Giappone. Il network cinese sottolinea, inoltre come la visita del presidente russo arrivi dopo che all’inizio dell’anno la Russia aveva condotto una esercitazione un’esercitazione militare su larga scala, della durata di due mesi, nelle acque intorno alle Isole Curili Meridionali, considerata da Tokyo una dimostrazione di forza da parte della controparte, mentre il Giappone lo scorso luglio aveva avviato una cooperazione congiunta con l’Ucraina in materia di ricerca e produzione di droni militari, un’azione vista da Mosca come una mossa estremamente ostile.

Il conflitto russo-ucraino si riverbera anche in altri contesti dello scacchiere dell’Asia orientale. In un’analisi pubblicata dal Korea Economic Institute of America (KEI) Daniel Sneider rileva che Kim Jong-un ha rafforzato la sua alleanza militare e strategica con Vladimir Putin e la Federazione Russa scommettendo che questo asse possa consolidare la sua posizione, almeno per il momento. L’accademico sottolinea come il flusso di armi e soldati dalla Corea del Nord alla Russia continua ad aumentare, (sono già stati forniti quaranta missili nordcoreani, ed un’unità missilistica nordcoreana ha iniziato a dispiegarsi nella Russia occidentale e potrebbe essere equipaggiata con un massimo di 120 missili balistici e sei lanciatori), continua ad aumentare, accompagnato da una crescente offerta di manodopera nordcoreana, ricevendo in cambio trasferimenti, in gran parte non ufficiale, di risorse russe (cibo, energia, denaro e tecnologia militare) aumentando in tal modo la dipendenza dell’economia di Pyongyang da quest’asse.

Sneider sottolinea come finora Kim sia riuscito a intensificare i suoi rapporti con Mosca, mantenendo al contempo stretti legami con Pechino, che rimane l’attore dominante nel commercio estero della Corea del Nord, rappresentando oltre il 98% del suo volume totale. Tuttavia, continua l’accademico, le statistiche ufficiali non tengono conto dell’ancora maggiore volume di scambi commerciali non ufficiali, effettuati principalmente per eludere le sanzioni delle Nazioni Unite, e cita, inoltre, un rapporto dell’Istituto sudcoreano per la strategia di sicurezza nazionale che ha calcolato per la Corea del Nord un guadagno fino a 14,4 miliardi di dollari dai suoi scambi con la Russia tra agosto 2023 e la fine del 2025, principalmente attraverso pagamenti per armi e rifornimenti militari, ma anche tramite esportazioni illegali di cibo e carburante, precisando come il dato non tenga conto dei trasferimenti di tecnologia militare avanzata.

Citando Andrei Lankov, un accademico russo-australiano specializzato in studi coreani, Sneider sottolinea che seppure il contributo russo al modesto boom commerciale di Pyongyang sia stato cruciale, a lungo andare le sue economie non possono essere compatibili a lungo termine, ribadendo che se gli interessi cinesi in Corea del Nord riguardano minerali, prodotti ittici e altri prodotti nordcoreani, una Corea del Nord stabile per tutelare i propri interessi strategici e il mantenimento di una zona cuscinetto lungo il suo confine, per la Federazione Russa il valore strategico di Pyongyang è nettamente inferiore.

Ed in quest’ambito di riconsolidamento della propria posizione che secondo il think tank Center for Strategic and International Studies, andrebbe letta la visita di Xi Jinping, la prima negli ultimi sette anni, a Pyongyang lo scorso giugno. Secondo il think tank statunitense, la visita del Presidente cinese sembrerebbe mirare ad un allineamento strategico e a legami più profondi , inclusi gli affari militari, con Pyongyang, che risponderebbe a vari fattori, primo tra tutti il desiderio di Pechino di ridurre l’influenza di Mosca sull’alleato nordcoreano, ad una diversificazione delle strategie in risposta all’imprevedibilità statunitense, alla necessità di un bilanciamento al riarmo giapponese ed infine al potenziamento delle opzioni militari della Cina nei confronti di Taiwan.

Il Center for Strategic and International Studies sottolinea, in particolare, l’assenza di qualsiasi riferimento al programma nucleare nordcoreano, quando la denuclearizzazione della penisola coreana era stata uno ei punti cardine della politica di Pechino, letta dal think tank come un sintomo della natura opportunistica del riavvicinamento della Cina, oppure come il riconoscimento da parte di quest’ultima della Corea del Nord come una potenza nucleare.

Infine, il think tank statunitense, si concentra su quello che definisce uno sviluppo inatteso del vertice di giugno, ovvero la prospettiva di una cooperazione militare, molto limitata nell’ultimo decennio a fronte di un maggior coinvolgimento tra Pyongyang e Mosca. Il Center for Strategic and International Studies sottolinea che non è chiaro al momento come si concretizzeranno le intenzioni di Xi Jinping di approfondire il suo coinvolgimento militare in Corea del Nord, le possibilità vanno dal coinvolgimento di Pyongyang nelle esercitazioni congiunte tra Cina e Russia ad un maggiore sostegno cinese nella macchina bellica nordcoreana. Inoltre, rileva il think tank statunitense un aspetto da tenere sotto osservazione e la possibilità che la Corea del Nord pssa concedere a Pechino l’accesso al fiume Tumen, che attraversa il confine tra Cina, Russia e Corea del Nord, controllato negli ultimi 15 km, che sfociano nel Mar del Giappone, da Pyongyang e Mosca. Secondo il Center for Strategic and International Studies, la concessione da parte della Corea del Nord a Pechino dell’acceso al fiume Tumen non solo consentirebbe alle provincie cinesi nordorientali di accedere ad un importante rotta marittima, ma garantirebbe all’esercito cinese l’accesso al diretto al Mar del Giappone. 

G.C.L.

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