ASIA CENTRALE. Sedate le rivolte in Karakalpakstan dalla sicurezza uzbeka

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L’Asia centrale a partire dalla nascita dell’emirato dell’Afghanistan sta subendo molte pressioni. Esterne e interne. Sono stati molti gli analisti asiatici e russi che all’indomani della dipartita USA dall’Afghanistan hanno messo in guardia da un possibile sollevamento nelle regioni più povere del centro Asia. In effetti in meno di un anno Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kazakhstan hanno registrato sollevamenti popolari inter-etnici.

L’Instabilità di quelle aree preoccupa soprattutto la Russia ed è invece appoggiata dall’Occidente con un ruolo tutto da definire quello della Turchia. Occidente che racconta sui media ogni volta le rivolte con il principio di autodeterminazione dei popoli. Popoli che fino all’agosto 2022 hanno vissuto insieme agli attuali nemici giurati. Chi si occupa di analisi internazionale ha riscontrato questo fenomeno, chiamiamolo così, in Siria e prima ancora in Iraq, etc.. Il fatto è che in queste aree comincia a farsi sentire la povertà estrema e le differenze sociali esacerbate dall’arrivo, non si sa da dove, di armi e fantomatici leader pronti a cavalcare la rivolta armata. Come se per l’autodeterminazione nel 2022 non vi fossero altre strade che le armi, esattamente come visto nel XVII fino al XIX secolo.

Per tornare al contesto uzbeko, alla fine sono state represse le proteste di massa in Karakalpakstan: regione dell’Uzbekistan che ha combattuto per il mantenimento della sua sovranità da emendamenti proposti al parlamento uzbeko di modifica allo status di regione indipendente.

Il 1° luglio sono scoppiate proteste di massa a Nukus, la capitale del Karakalpakstan, e in altre città della zona, i residenti hanno protestato contro la nuova versione della Costituzione, che priva il Karakalpakstan dello status di stato sovrano, dando il diritto alla secessione dall’Uzbekistan.

La regione si trova nella parte occidentale dell’Uzbekistan e occupa il 40% del suo intero territorio, ha una propria lingua ufficiale: Karakalpak e parlamento. Circa 2 milioni di persone vivono in Karakalpakstan (quasi il 6% della popolazione totale dell’Uzbekistan), un terzo di loro sono Karakalpak, un popolo originario della regione del Lago d’Aral e più vicino per cultura e lingua ai kazaki.

Il 2 luglio è arrivato nella regione il presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev, dove, in un incontro con i legislatori locali, ha proposto di lasciare nella Costituzione la disposizione sull’autonomia del Karakalpakstan, ma le proteste non si sono fermate.

Il 3 luglio il servizio stampa di Mirziyoyev ha annunciato che lo stato di emergenza è stato dichiarato sul territorio della Repubblica Autonoma fino al 2 agosto 2022. Ulteriori forze della Guardia nazionale uzbeka sono state portate nella regione, le comunicazioni mobili e Internet sono state limitate, riferisce Ozodlik, edizione uzbeka di Radio Liberty.

Secondo gli ultimi dati della Procura generale dell’Uzbekistan, pubblicati su Facebook, 18 persone sono morte durante i disordini dell’1 e 2 luglio, altre 243 persone sono rimaste ferite (tra cui 38 forze dell’ordine), decine sono negli ospedali in condizioni critiche, 516 manifestanti sono stati fermati, si registrano dei dispersi.

La giornalista britannica Joanna Lillis, che vive ad Almaty, in un commento ad Azattyk (l’edizione kazaka di Radio Liberty) ha detto che la mattina del 3 luglio, il giorno dopo le proteste, è volata a Nukus. Secondo Lillis, il suo tentativo di parlare con i parenti delle vittime si è concluso con il suo arresto e rilascio solo dopo essere stata costretta a cancellare tutti i video. «Queste azioni (proteste di massa in Karakalpakstan) sono state preparate per anni da forze maligne dall’estero», ha detto Shavkat Mirziyoyev il 6 luglio, commentando le proteste contro gli emendamenti alla Costituzione del Paese concernenti la sovranità della regione. Secondo il presidente, lo scopo delle forze straniere, che non sono state nominate, è “l’invasione dell’integrità territoriale dell’Uzbekistan e la creazione di un conflitto interetnico”.

Il 7 luglio il ministero degli Affari Esteri dell’Uzbekistan ha riferito che Internet in Karakalpakstan era ancora limitato per prevenire la diffusione di “fake news” e il «coinvolgimento dei cittadini in attività anticostituzionali». Il comandante della Guardia Nazionale dell’Uzbekistan Rustam Juraev ha dichiarato che la situazione è attualmente «sotto il pieno controllo».

Al momento, le autorità uzbeke hanno deciso di respingere gli emendamenti proposti alla Costituzione di annessione del Karakalpakstan.

Graziella Giangiulio