
Decine di migliaia di lavoratori migranti cambogiani sono tornati a casa dalla Thailandia negli ultimi giorni, a causa dell’intensificarsi degli scontri al confine, scatenando tra i funzionari il timore di un impatto economico negativo per entrambi i Paesi: in Thailandia a causa della carenza di manodopera e in Cambogia a causa dell’aumento della disoccupazione.
Le stime sul numero di lavoratori migranti cambogiani in Thailandia che sono tornati a casa la scorsa settimana variano notevolmente. Il Ministero del Lavoro thailandese ha affermato che circa 20.000 lavoratori sono tornati in Cambogia perché temevano per la loro sicurezza a causa delle tensioni tra i due Paesi, riporta Nikkei.
Prima dell’inizio del conflitto, oltre 520.000 cambogiani lavoravano in Thailandia, rappresentando il 12% della forza lavoro straniera del Paese, secondo i dati ufficiali, riportati da Reuters.
La disputa di confine tra i due vicini del sud-est asiatico si era intensificata dalla fine di maggio, sfociando in un conflitto militare il 24 luglio, con entrambe le parti che si accusavano a vicenda di aver iniziato i combattimenti.
Il Ministero della Salute tailandese ha dichiarato nei giorni scorsi che oltre 58.000 persone sono fuggite dai villaggi verso rifugi temporanei in quattro province thailandesi di confine colpite, mentre le autorità cambogiane hanno dichiarato che oltre 4.000 persone sono state evacuate dalle aree vicine al confine.
Le tensioni al confine tra le due nazioni non sono una novità. Il loro confine di 800 chilometri è conteso da decenni, con scontri passati generalmente limitati e di breve durata. L’ultima grande riacutizzazione nel 2011 ha causato 20 morti.
Le attuali tensioni sono scoppiate a maggio, quando un soldato cambogiano è stato ucciso in uno scontro. I due paesi hanno dichiarato in seguito di aver concordato di allentare la tensione, ma entrambi hanno continuato ad attuare o minacciare misure, tra cui restrizioni al commercio e ai viaggi, mantenendo alta la tensione.
Ma la situazione è peggiorata quando mercoledì una mina ha ferito cinque soldati thailandesi. Ciò ha portato Bangkok a ritirare il suo ambasciatore dalla Cambogia e ad espellere l’inviato cambogiano in Thailandia. La Thailandia ha anche sigillato tutti i valichi di frontiera terrestri e ha esortato i suoi cittadini a lasciare la Cambogia. I funzionari hanno affermato che tutte e sette le compagnie aeree thailandesi erano disposte ad aiutare a evacuare i cittadini, riporta ET.
La Cambogia ha reagito declassando i rapporti diplomatici e richiamando tutto il personale cambogiano dall’ambasciata a Bangkok.
La disputa sul confine ha anche sconvolto la politica interna della Thailandia. Il primo ministro Paetongtarn Shinawatra, sotto esame per una telefonata con l’ex primo ministro cambogiano Hun Sen, ancora un potente mediatore nel suo paese, è stato sospeso dall’incarico il 1° luglio in attesa di un’indagine su possibili violazioni etiche sulla questione.
Lucia Giannini
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