ASIA CENTRALE. Il riconoscimento dell’Emirato afgano nelle intenzioni di Mosca e Pechino

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Dal 3 luglio, la bandiera bianca con la dichiarazione di fede islamica, la “bandiera nazionale” dei talebani, sventola dal balcone dell’ambasciata afghana a Mosca, mentre il personale dell’ambasciata ha celebrato il primo riconoscimento ufficiale del governo afghano da parte della Russia.

Il crescente impegno di Russia e Cina nei confronti del governo provvisorio talebano in Afghanistan, motivato da interessi economici e di sicurezza, potrebbe rappresentare una svolta significativa per il continente eurasiatico, riporta Nikkei

Il recente riconoscimento formale dei talebani da parte della Russia segna un passaggio dalla visione del gruppo come un paria a quella di un potenziale partner. Questa mossa, insieme alla presenza attuale e in espansione della Cina in Afghanistan, potrebbe rimodellare le dinamiche regionali e alterare gli equilibri di potere.

Il riconoscimento dei Talebani da parte della Russia, sebbene inizialmente simbolico, potrebbe incoraggiare altre nazioni a seguire l’esempio, potenzialmente conferendo ai Talebani maggiore legittimità sulla scena internazionale. Questa mossa è motivata dalla volontà della Russia di contrastare il terrorismo, tutelare i propri interessi in Asia centrale e potenzialmente ottenere benefici economici dall’Afghanistan.

La Cina si è impegnata attivamente con i Talebani, in particolare in settori legati allo sviluppo delle infrastrutture e all’estrazione di risorse, in linea con la sua iniziativa Belt and Road. La crescente influenza della Cina in Afghanistan è tesa a consolidare ulteriormente la sua presenza regionale e sfidare le strutture di potere esistenti. Il cammino non è però privo di ostacoli, come dimostra il recente annullamento delle concessioni minerarie società cinesi in Afghanistan

Questa dinamica in evoluzione potrebbe portare a un cambiamento nel panorama della sicurezza regionale, con potenziali conseguenze per paesi come Pakistan, India e Iran. La crescente influenza di Russia e Cina in Afghanistan potrebbe anche avere un impatto sul futuro della cooperazione economica e della competizione all’interno dello scenario centro-asiatico, dove già domina Pechino.

Se formalizzate, azioni congiunte di Russia e Cina potrebbero segnare un cambiamento significativo nel modo in cui la comunità internazionale interagisce con l’Afghanistan, passando da un approccio focalizzato sull’isolamento e sulle sanzioni a un approccio più pragmatico di coinvolgimento e cooperazione, liberando magari tutti i depositi di valuta afgani oggi bloccati e per il cui sbloccassi sono già espresse da tempo sia Pechino che Mosca. 

Anna Lotti

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