ARGENTINA. Si è aperta la caccia ai pescatori di frodo

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Si è aperta in Argentina la stagione di pesca al calamaro con buone prospettive economiche. Buenos Aires ha anche annunciato il lancio di un’aggressiva campagna di vigilanza e monitoraggio tra la Marina e la Guardia Costiera per controllare i circa 350 vascelli da pesca illegali asiatici vicino alle oltre 201 miglia marine di non entrare nella Zona economia esclusiva argentina.

La flotta di pescatori argentini da domenica scorsa si è spostata al parallelo 44Sud, a est di Puerto Camarones e a nord del Golfo di San Jorge con catture giornaliere di calamari per un totale di 45 tonnellate, di esemplari commerciali di buone dimensioni migliori di quelli con cui la flotta operava un anno fa, riporta MercoPress.

Come ogni anno sono operative due flotte, una che provvede al rifornimento delle provviste e che raccoglie anche il pescato, e la seconda che fornisce carburante e lubrificanti.

Intanto dalla base navale di Mar del Plata, il ministro della Difesa argentino Luis Petri, membri del Comando congiunto delle Forze Armate e le autorità locali hanno partecipato al lancio della campagna di monitoraggio lungo le 200 miglia della Zee argentina.

Il Ministro Petri è salito a bordo dell’Ara Cordero, nave da pattugliamento oceanico a capo della missione: era la prima volta che un ministro della Difesa argentino partecipava al lancio di una simile missione di controllo.

«Se vogliamo essere efficaci ed efficienti nel controllo e nel pattugliamento, dobbiamo cambiare il modo in cui lo facciamo, congiuntamente tra la Marina e la Guardia costiera, per garantire che nessuna nave battente bandiera straniera metta in pericolo le nostre risorse naturali», ha detto il ministro Petri.

«Dobbiamo attuare una strategia diversa da quella attuata finora per dissuadere i pescatori illegali, soprattutto cinesi, dal continuare a saccheggiare illegalmente il mare argentino». Ha aggiunto che «se continuiamo con gli stessi metodi, otterremo solo gli stessi risultati. Dobbiamo essere molto chiari: stiamo parlando di circa 450-500 navi che arrivano dal Pacifico e operano dal miglio 201. Finora abbiamo individuato 344 di queste navi (…) Dobbiamo anche essere consapevoli che molte di queste navi spengono i loro sistemi di localizzazione per potersi infilare nella nostra Zee, ma cambieremo la routine, concentreremo gli sforzi da dicembre a marzo, quando ci sarà il culmine della stagione dei calamari (…) Non ci faremo distrarre dai lunghi compiti di pattugliamento lungo la costa argentina, da Mar del Plata a Capo Horn, ora lavoreremo accanto ai paralleli 44 e 45 dove si concentrano maggiormente i calamari. Ciò dovrà essere fatto anche con il supporto aereo, il controllo satellitare e anche modificando il sistema legale e le ordinanze, in particolare le sanzioni in caso di incursioni nella Zee argentina».

Il Ministro Petri ha inoltre anticipato che «il controllo governativo oltre le 200 miglia è un altro argomento che può essere affrontato diversamente, cioè nell’ambito della conservazione dell’ambiente, e crediamo che la Fao sia interessata alla questione nell’ambito della sua lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Questa è una questione che dobbiamo affrontare con altri stati, non sulla base della sovranità ma sui principi di protezione dell’ambiente, qualcosa che l’Ecuador ha ottenuto estendendo la sua Zee attorno alle isole Galapagos per una cinquantina di miglia, ma lo ha fatto in accordo con altri paesi. Questa può e deve essere una strada da seguire», ha concluso Petri.

Lucia Giannini

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