Argentina: record (apparente) di entrate fiscali

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ARGENTINA – Buenos Aires. 04/08/13. Ogni mese la AFIP (‪Federal Administration of Public Income‬) sostiene che ha incassato più del mese precedente arrivando un record fiscale. Non solo, il presidente della AFIP, Ricardo Echegaray ha dichiarato che il tutto è avvenuto senza alzare le tasse.

Tuttavia, a ben guardare il miracolo fiscale dell’Argentina altro non è che un gioco pericoloso fatto sul calcolo dell’inflazione. Rigonfiamenti in termini nominali vendite, profitti e movimenti economici su cui vengono calcolate e pagate le tasse. L’inflazione in altre parole aiuta i conti pubblici dell’Argentina. Né si può ignorare che la mancanza di adeguamento all’inflazione di base imponibile minima o fiscale contribuisce a far fiorire le case dello stato, almeno su carta. Ciò consente al Tesoro di avere una imposta sulle plusvalenze o beni reali, anche se i contribuenti guadagnato meno in termini reali o di beni svalutati. Ad esempio, dal 2001, la detrazione fiscale sui profitti è stata adeguata a metà dell’inflazione reale e la bilancia su cui i tassi applicabili rimangono congelati per 13 anni. I beni personali non vengono aggiornati dal 2007. Le categorie non si adattano Monotributo dal 2010. E la lista può continuare a lungo. La mancanza di adeguamento dell’inflazione e l’assenza di regolazione della pressione fiscale minima fa in modo che aumenti il carico fiscale sui beni o sulle entrate, senza aumentare le tasse. Così, invece del percorso diretto di aumentare le tasse, il Tesoro ottiene lo stesso risultato, e anche un risultato migliore attraverso un percorso indiretto del calcolo dell’inflazione. In questo modo però le fasce con redditi bassi sono schiacciati dalla morsa dell’inflazione reale e i dati diramati dal AFIP in cui si insiste sulla ricchezza della popolazione non corrispondono al vero. Stesso dicasi per i conti dello stato che ha registrato un deficit di bilancio crescente.

A dimostrazione che il calcolo non è corretto i dati sui depositi bancari argentini e su quantole banche effitivamente diano di interessi. Si oscilla dal 17 al 21%, dato del 2 agosto. Tassi, si legge sulla stampa locale nona deguati all’inflazione ma molto vicini. In Argentina si contina a dire che l’inflazione, dati diramati dall’indice INDEC sia al 9%, mentre gli istituti indipendenti parlano del 25%.

Un gioco quindi, quello del calcolo dell’Iva che se nel breve termine dà respiro alle casse dell’Argentina è destinato nel lungo periodo a portare il paese sull’orlo del baratro.