Idrocarburi non convenzionali in Argentina

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ARGENTINA – Buenos Aires 25/09/2014. L’Argentina è uno dei mercati degli idrocarburi non convenzionali più promettenti a livello globale insieme a Cina, Australia, Polonia, Russia, Regno Unito, Messico, Sud Africa e Arabia Saudita.

È ciò che emerge dal report di Accenture “International Development of Unconventional Resources: If, Where, and How fast?”.
A confermare tale potenziale è anche l’U.S. Energy Information Administration (EIA) che nella sua ultima relazione colloca l’Argentina al secondo posto mondiale per riserve di shale gas e al quarto posto per riserve di shale oil, stimate rispettivamente in 802 trilioni di piedi cubici (tcf) e 27 miliardi di barili (bbl).
I principali bacini argentini di shale oil&gas risultano essere quattro: Chaco/Paraná, che si estende tra il nord del Paese, il Brasile e il Paraguay; Austral, che si colloca tra la Tierra del Fuego e Santa Cruz; il bacino del Golfo di San Jorge, tra Santa Cruz e Chubut; il bacino nella provincia di Neuquén. Quest’ultimo, le cui riserve potrebbero soddisfare i consumi di energia del Paese per 300 anni, è costituito dai giacimenti di Lower Agrio, Los Molles e Vaca Muerta. Particolare interesse riveste proprio Vaca Muerta visto che, ad avviso dei ricercatori dell’EIA, conterrebbe 308 trilioni di tcf di gas e 16,2 miliardi di bbl di shale oil e a partire dalla seconda metà del 2010 Repsol-YPF Argentina ha avviato la costruzione dei primi pozzi estrattivi nell’area di Loma La Lata e di La Campaña. Nel 2013, poi, il colosso petrolifero statunitense Chevron ha siglato un contratto con YPF attraverso il quale si è impegnato ad investire 1,24 mld di dollari in un progetto pilota che prevede lo sviluppo di oltre 100 pozzi nell’area di Vaca Muerta denominata “Enrique Mosconi”, una superficie di 5000 acri che si estende tra Loma La Lata nord e Loma Campaña, dove YPF attualmente opera con una produzione giornaliera di 10.000 boe (barrels of oil equivalent). Considerati i buoni risultati del progetto pilota, è stata successivamente delineata un’ulteriore fase il cui investimento complessivo ammonterebbe a circa 15 miliardi di dollari, nel corso della quale è prevista, entro il 2017, la realizzazione di più di 1500 impianti di trivellazione, per una produzione prospettiva totale pari a 50 milioni di boe di shale oil e 106 milioni di tcf di shale gas al giorno.
È altresì vero però, che lo sviluppo degli idrocarburi non convenzionali in Argentina è frenato da diversi fattori quali: gli alti costi di importazione dei materiali necessari alla costruzione degli impianti; la difficoltà di approvvigionamento di materie indispensabili nella fratturazione idraulica come il proppant, un tipo particolare di sabbia utilizzata nel fracking, e l’acqua, considerato che molti giacimenti si trovano in aree della Patagonia particolarmente aride; l’insufficiente grado di sviluppo delle infrastrutture a livello locale, specialmente per quanto riguarda oleodotti e gasdotti per il trasporto della produzione; l’insufficiente manodopera specializzata nel settore petrolifero e del gas.
Al fine di far fronte a tali problematicità, il governo argentino lo scorso anno ha promulgato una serie di incentivi volti a stimolare gli investimenti esteri nell’ambito dell’oil&gas. Le nuove misure consentono alle imprese che impieghino almeno un miliardo di dollari in progetti di durata non inferiore a 5 anni, a partire dal quinto anno, di vendere all’estero, senza dazi d’esportazioni, fino al 20% della loro produzione locale e di depositare in conti esteri i proventi derivanti dalle stesse vendite.
Difficoltà, prospettive, potenzialità e opportunità degli idrocarburi non convenzionali argentini, inoltre, saranno oggetto di analisi e dibattito del Latin Shale Briefing che si terrà il prossimo 4 novembre a Londra.