ARGENTINA. Gli Investimenti Diretti Esteri crollano. Peggio fa solo il Venezuela

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La cattiva performance dell’Argentina nel XXI secolo per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri è superata solo da quella del Venezuela.

Stando ai dati Infobae, ripreso da Mercosur Press, gli ultimi dati della Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, Unctad, gli afflussi di denaro dall’estero in Argentina sono crollati del 38% nel 2020 a soli 4,1 miliardi di dollari. A livello globale, i flussi di Ide sono scesi del 35% a mille miliardi di dollari, da mille e cinquecento miliardi di dollari registrati nel 2019.

Dal 2020, molte aziende straniere hanno già lasciato l’Argentina, alcune di loro dopo le restrizioni dalla pandemia di coronavirus accoppiata all’instabilità macroeconomica e alla totale mancanza di regole chiare. Ma molti di loro stavano già covando il pensiero da un bel po’.

Uno studio della Harvard University Business School pubblicato la settimana scorsa ha mostrato che dopo 20 anni nel paese molte imprese hanno scelto di trasferirsi in Uruguay a causa dell’esodo di professionisti e aziende.

Secondo un rapporto First Capital Group, ci sono state almeno 32 operazioni, annunci in cui un gruppo multinazionale decide di chiudere o vendere le sue operazioni, unità di business locale in Argentina dall’agosto 2019. Tra coloro che hanno lasciato definitivamente il paese ci sono le compagnie aeree Latam, Norwegian e Air New Zealand; l’azienda di ricambi auto Saint Gobain Sekurit; la catena di supermercati Walmart e la catena al dettaglio Falabella; oltre al marchio di abbigliamento sportivo Nike.

«Nel 2010, l’Argentina aveva uno stock di investimenti diretti esteri di circa 85.000 milioni di dollari e alla fine del 2019 era sceso all’equivalente di 69.170 milioni di dollari. Gli Ide esteri in 10 anni sono cresciuti del 70% nel mondo, mentre in Argentina sono scesi di oltre il 19%», riporta Infobae.

Mentre tra il 2000 e il 2019 gli Ide sono cresciuti del 394% nel mondo, sono passati da uno stock di 7mila e 300 miliardi di dollari a 36,4, in Argentina sono cresciuti appena del 2% in quasi 20 anni. Secondo l’Unctad, l’Argentina «mostra un’evoluzione quasi nulla dello stock tra il 2000 e il 2019 nonostante la dinamica mondiale».

Inoltre, tra i dieci paesi con la peggiore performance, primo fra tutti c’è il Venezuela, l’Argentina è quello con il più alto stock nominale di Ide, rendendolo il paese più rilevante tra quelli che hanno visto sviluppi scadenti in termini di investimenti diretti esteri.

I dati del 2020 sono recenti e non fanno parte di questo rapporto, ma indicano che l’Argentina ha ricevuto Ide per 4,1 miliardi di dollari. Nel 1998 sono stati accolti investimenti per più di 20 miliardi di dollari.

«La cifra del 2020 rappresenta solo l’1,1% del Pil, collocandosi tra i paesi che ricevono meno Ide nella regione. Solo il Perù ha fatto peggio dell’Argentina, con un Ide dello 0,5% del suo Pil. Dall’altra parte, l’Uruguay è in testa con una proporzione del 4,7% del Pil», afferma un rapporto della Fundación Libertad y Progreso, che sottolinea anche che la situazione peggiora se confrontata con gli Ide del 2019, prima della pandemia, poiché tutti i paesi della regione, compreso il Perù, avevano proporzioni di Ide molto più alte in relazione al Pil, contro l’1,5% dell’Argentina.

Nel suo rapporto 2020, l’Unctad ha dichiarato che l’Argentina ha sperimentato una chiusura prolungata del settore industriale, causando un calo della formazione di capitale fisso e un calo del 10% dell’economia.

Lucia Giannini