Argentina: cresce il PIL. Moody’s boccia il debito, Caa1

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ARGENTINA – Buenos Aires. Nonostante la maglia nera assegnata a Buenos Aires dal Fondo Monetario Internazionale, l’Argentina va per la sua strada e a un primo sguardo i dati concordano con le scelte del presidente, ‪Cristina Fernández de Kirchner‬. Il Pil è cresciuto dell’1,9%, a seguito di un aumento del 2,1% nell’ultimo trimestre del 2012, rispetto al 8,9% del 2011. Fonte ufficio di statistica nazionale INDEC. Secondo il comunicato INDEC «l’espansione negli ultimi tre mesi dello scorso anno è stata trainata dal 4,2% su base annua del settore dei servizi, che ha così compensato una contrazione del’ 1,9% nel settore manifatturiero. L’espansione del quarto trimestre è stato pari a 1,3% rispetto al terzo trimestre». A trainare l’economia  anche i consumi che sono cresciuti del 4,5% su base annua nel quarto trimestre del 2012 a fronte di un 2,1% del terzo trimestre, ha riferito sempre un funzionario INDEC.

 

Ma è proprio la computazione del Pil e il calcolo dell’inflazione oggetto del contendere con il Fondo Monetario Internazionale. Secondo l’FMI l’Argentina non fornisce i dati reali e per questo il fondo ha emesso nei confronti di Buenos Aires una “dichiarazione di censura” preludio di sanzioni.

Nel frattempo il computo del Pil da parte del governo argentino farà risparmiare quest’anno 4 miliardi di dollari alle casse dello stato. Le obbligazioni argentine quelle emesse per la ristrutturazione del debito tra il 2005 e il 2010, infatti, prevedono un bonus per gli investitori solo a patto che il Pil dell’Argentina superi il 3,26%.

Nello stesso giorno della pubblicazione dei dati da parte dell’ufficio di statistica l’Investors Service di Moody ha tagliato il rating di credito argentino sul debito sovrano di diritto estero a Caa1, la motivazione è che secondo l’agenzia di rating vi è un aumento del rischio di default a causa del caso legale tra Argentina e USA in merito alla vicenda dei “fondi avvoltoi”. Degli investitori si sono rifiutati di partecipare alla ristrutturazione delle obbligazioni in default tra il 2005 e il 2010. Moody’s di fatto anticipa di pochi giorni il verdetto definitivo della corte di New York, USA, che si sta occupando del caso. Gli investitori della Nmi Capital hanno chiesto all’Argentina il pagamento delle obbligazioni per intero, più gli interessi. Se la corte, come ha già fatto, condannerà definitivamente l’Argentina, il debito da restituire sarebbe pari a1,3 miliardi di dollari. L’Argentina contro la sentenza è ricorsa in appello asserendo che non avrebbe dato agli investitori di Nmi Capital  più di quantodato al 93 % di investitori che ha già accettato le condizioni offerte dall’Argentina.

Adesso però l’Argentina, risparmiati i 4 miliardi di dollari, corre il rischio di un aumento dello spead e quindi di un default tecnico perché il Pil del paese è sotto – performato, ovvero al di sotto delle aspettative del mercato, venerdì ha accusato 8 punti basi, mentre il JPMorgan Emerging Markets Bond Index Plus ha ampliato il rischio solo 2 punti base.