ARABIA SAUDITA. Tagliato il prezzo del petrolio diretto in Asia

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I prezzi del petrolio sono scesi il 6 settembre, estendendo le perdite dopo che il principale esportatore mondiale, l’Arabia Saudita, ha tagliato i prezzi dei contratti sul greggio per l’Asia nel fine settimana, riflettendo una situazione che vede mercati globali ben riforniti e preoccupazioni sulle prospettive della domanda.

I futures sul greggio Brent per novembre sono scesi di 66 centesimi, o 0,91%, a 71,95 dollari al barile, riporta Reuters. Il greggio statunitense West Texas Intermediate per ottobre era a 68,69 dollari al barile, in calo di 60 centesimi, o 0,87%. Entrambi i contratti erano in calo di oltre 1 dollaro negli scambi precedenti.

La Saudi Aramco ha notificato ai clienti in una dichiarazione uscita il 5 settembre che taglierà i prezzi di vendita ufficiali, Osp, di ottobre per tutti i tipi di greggio venduti in Asia, la sua più grande regione di acquisto, di almeno $1 al barile.

I tagli dei prezzi sono stati più grandi del previsto: «Gli Osp verso l’Asia sono al ribasso, segnalando una domanda più debole e un’offerta potenzialmente più alta» riporta l’agenzia britannica. Le forniture globali di petrolio stanno aumentando poiché l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e i loro alleati, l’Opec+, sta aumentando l’output di 400.000 barili al giorno ogni mese tra agosto e dicembre: «Dato che l’Opec+ sta continuando il suo piano di aumentare la produzione mensilmente, nonostante i dati deboli dalla Cina e dagli Stati Uniti che sollevano timori di rallentamento, e l’Arabia Saudita che cerca quote di mercato nella regione, è probabile che il petrolio rimanga sotto pressione».

Il calo dei futures sul greggio si è aggiunto alle cadute registrate il 3 settembre dopo che un rapporto sui posti di lavoro negli Stati Uniti più debole del previsto ha indicato una ripresa economica frammentaria che potrebbe significare una domanda di carburante più lenta durante una pandemia risorgente. Le perdite sono state limitate dalle preoccupazioni che l’offerta degli Stati Uniti rimarrà limitata sulla scia dell’uragano Ida.

Il governo degli Stati Uniti sta rilasciando il greggio dalle riserve strategiche di petrolio mentre la produzione nella Costa del Golfo degli Stati Uniti lotta per recuperare. Circa 1,7 milioni di barili di petrolio e collegato gas naturale sono rimasti offline, mostravano i dati del governo Usa, mentre le carenze di energia stanno impedendo ad alcune raffinerie di riprendere le operazioni.

L’uragano Ida ha anche portato le aziende energetiche degli Stati Uniti la scorsa settimana a tagliare il numero di impianti di perforazione del petrolio e del gas naturale per la prima volta in cinque settimane. Il numero di piattaforme petrolifere è sceso al massimo dal giugno 2020.

Graziella Giangiulio