ARABIA SAUDITA. Nuovo attacco missilistico e nuove minacce Houthi

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L’Arabia Saudita – che sostiene il governo yemenita in esilio contro i ribelli dal 2015 – sabato 27 febbraio ha dichiarato di aver intercettato un attacco missilistico sulla sua capitale e droni carichi di bombe che avevano come obiettivo una provincia meridionale. L’ultimo di una serie di attacchi aerei attribuiti ai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, che domenica lo hanno rivendicato, minacciandone di nuovi, riporta AFP.

La coalizione militare a guida saudita, che combatte nella guerra dello Yemen, ha annunciato che gli Houthi avevano lanciato un missile balistico verso Riyadh e tre droni con trappole esplosive verso la provincia di Jizan, con un quarto verso un’altra città sud-occidentale e altri droni monitorati.

I combattenti Houthi hanno intensificato le operazioni contro il regno mentre attacchi aerei da parte della coalizione militare guidata dai sauditi hanno sconfitto le posizioni dei ribelli nel nord dello Yemen, nel tentativo di fermare la loro offensiva per conquistare l’ultima roccaforte settentrionale del governo di Marib.

A seguito degli attacchi, il portavoce degli Houthi Yahya al-Saree ha dichiarato: «L’operazione, realizzata con un missile balistico e 15 droni, ha preso di mira aree sensibili della capitale nemica di Riyadh. I sei attacchi messi in atto con i droni hanno colpito i siti militari di Abha e Khamis Mushait, a sud dell’Arabia Saudita. Le nostre operazioni continueranno e si estenderanno su larga scala fino a quando, da parte saudita, non cesseranno le aggressioni e l’assedio ai danni del nostro paese».

Gli Houthi hanno intensificato gli attacchi transfrontalieri contro il regno saudita anche dopo che gli Stati Uniti hanno cancellato i ribelli come terroristi, annullando una decisione dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha interrotto il sostegno alle operazioni offensive saudite nella guerra dello Yemen, definendole come una «catastrofe che deve finire», ma ha ribadito il sostegno americano all’Arabia Saudita nella difesa del suo territorio.

Negli attacchi di domenica in Yemen cinque civili, tra cui un bambino, hanno perso la vita mentre la loro casa è stata distrutta a seguito di un bombardamento verificatosi al porto strategico di Hodeida sul Mar Rosso, in mano ai ribelli.

Ne è scaturita una disputa tra le due parti in guerra che hanno iniziato a scaricare la responsabilità l’una sull’altra: da un lato il governo, che accusa gli Houthi di aver sparato una bomba al mortaio, dall’altra i ribelli che affermano che l’esplosione sia stata causata da due attacchi aerei della coalizione guidata dai sauditi.

Oltre ad attacchi transfrontalieri, gli Houthi stanno portando avanti un’offensiva per conquistare la regione di Marib controllata dal governo, dove si trovano alcuni dei giacimenti petroliferi più ricchi del paese.

Gli Houthi ora controllano la maggior parte del nord del paese e il governo ha lottato per difendere la provincia di Marib e la città, che si trova a circa 120 chilometri (75 miglia) a est della capitale controllata dai ribelli Sanaa.

Secondo le organizzazioni internazionali il conflitto in Yemen è costato la vita a migliaia di persone e ha causato milioni di sfollati, scatenando quella che le Nazioni Unite hanno definito la peggiore crisi umanitaria del mondo.

Coraline Gangai