Il Gran Muftì saudita invita a non combattere contro Assad

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ARABIA SAUDITA – Riad 29/10/2013. Il Gran Mufti saudita Abdul Aziz ibn Abdullah Al ash-Sheikh, di nomina reale, ha invitato i giovani sauditi a non aderire ai gruppi militanti che combattono contro le forze governative in Siria.

Ricordiamo che gli islamisti dell’Arabia Saudita seguono una versione rigida dell’islam sunnita e hanno sempre additato Assad come infedele per la sua appartenenza al gruppo religioso degli alawiti, ramo dell’Islam sciita. Ma Riad non avrebbe dovuto dimenticare che i combattenti di al-Qaeda, tra il 2003 e il 2006, avevano attaccato alcuni obiettivi del Regno, a causa delle su strette relazioni di questo con l’Occidente. Occorre poi ricordare che Usamah bin Laden aveva organizzato un gruppo di volontari a combattere contro l’Unione Sovietica in Afghanistan (1980) e sempre ai suoi seguaci è da imputare l’invio di forze musulmane (1990) per spalleggiare le guerre civili in Bosnia e in Cecenia (i cui attivisti partecipano alacremente nella guerra siriana). 

Questa nuova dichiarazione dovrebbe evidenziare una possibile apertura verso la comprensione della necessità di un cambiamento degli schieramenti all’interno dell’intricato mondo delle società islamiche; ma è importante sottolinearne una possibile causa politica, per meglio comprenderne l’inserimento storico, che certo deriva anche dal raffreddamento dei rapporti con l’antico alleato, gli Stati Uniti, dopo che questo ha optato per il non intervento in Siria e ha ammorbidito la propria posizione nei confronti dell’Iran. 

Il Gran Mufti ha chiamato le diverse posizioni della guerra siriana faide tra fazioni che non dovrebbero coinvolgere “gli uomini sauditi”. Ash-Sheikh ha anche criticato i predicatori che incoraggiano i giovani sauditi a infiltrarsi nelle trame della guerra in Siria durante i loro sermoni «Il musulmano deve avere paura di Dio e non deve fomentare i giovani musulmani sfruttando la loro debolezza e inesperienza per spingerli verso un abisso».

Certo un discorso insolito visto che l’Arabia Saudita si è apertamente schierata, sin dall’inizio, dalla parte dei militanti anti governativi siriani, anzi proprio in un incontro tenutosi ad Amman lo scorso settembre Ryad aveva garantito il suo sostegno finanziario e logistico ai gruppi che stanno combattendo contro Assad, tra cui quelli legati ai terroristi di al-Nusra. 

Vorremmo forse tutti essere ottimisti e sperare in una soluzione più vicina, purtroppo però dal 2011 la Siria ha progressivamente visto aumentare i disordini all’interno del paese, nato come una semplice manifestazione di protesta interna sfociato poi in una guerra che non riesce ad avere fine, grazie ahimè alle varie potenze occidentali, al Qatar, all’Arabia Saudita e alla Turchia che hanno dato il proprio contributo in uomini e mezzi al conflitto. tra l’altro le Nazioni Unite non hanno rilasciato certo dichiarazioni positive in questi ultimi tempi; in merito alle conseguenze di questa guerra sostiene che quattro milioni di siriani saranno costretti ad abbandonare le loro case a causa della progressiva escalation del conflitto e nel prossimo anno ci sarà la fuga di altri due milioni e mezzo di persone che lasceranno la Siria a causa della guerra.