ARABIA SAUDITA. Jet sauditi e israeliani scortano bombardiere USA

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Jet da combattimento israeliani e sauditi hanno partecipato alla stessa missione di pattugliamento, anche se in tempi diversi, il 30 ottobre, accompagnando un bombardiere B-1B Lancer dell’U.S. Air Force che circumnaviga la penisola araba per inviare un messaggio a Teheran. La volontà di Riyadh di unirsi a una missione militare che coinvolge Israele è l’ultima indicazione che le azioni della Repubblica islamica dell’Iran stanno incentivando alcune capitali arabe a muoversi in punta di piedi verso una palese cooperazione di sicurezza con Israele.

Stando a quanto riporta military.com, il B-1B è un bombardiere in grado di trasportare un carico utile di armi convenzionali più grande di qualsiasi altro aereo dell’Usaf. La rotta del velivolo rende chiaro lo scopo della missione: assicurare gli alleati e i partner dell’America in Medio Oriente e allo stesso tempo inviare un messaggio di deterrenza a Teheran.

Il bombardiere ha volato dentro o vicino allo spazio aereo di Egitto, Israele, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, mentre costeggiava quasi tutto il confine marittimo meridionale dell’Iran. Ha sorvolato il Golfo di Aden, lo Stretto di Bab el-Mandeb, il Mar Rosso, il Canale di Suez, il Golfo Arabico, lo Stretto di Hormuz e il Golfo di Oman. Queste vie d’acqua segnano alcune delle rotte di navigazione più trafficate del mondo e sono state teatro di numerosi attacchi contro le petroliere e le vicine raffinerie, attribuiti all’Iran.

Certamente, i voli dei bombardieri statunitensi in quella regione non sono rari. Il quartier generale dell’aeronautica militare statunitense responsabile per il Medio Oriente ha detto che il volo del bombardiere era il quinto cosiddetto “pattugliamento di presenza” nel 2021, dopo una serie di voli nel 2020. Entrambe le amministrazioni Trump e Biden hanno usato i voli dei bombardieri per rassicurare gli amici di Washington e mettere in guardia Teheran.

Anche se il pattugliamento del bombardiere attraverso il Medio Oriente non era particolarmente degna di nota, i partecipanti lo erano. Durante le cinque ore di volo, il bombardiere americano è stato scortato, in momenti diversi, da aerei da combattimento di Israele e tre paesi arabi. Questo include F-16 dal Bahrain e dall’Egitto e F-15 da Israele e dall’Arabia Saudita.

Il contributo saudita è la parte più interessante. Questo perché l’Arabia Saudita, a differenza di Bahrein, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti, non ha normalizzato le relazioni con Israele. Il volo di sabato ha rappresentato solo la seconda volta che Riyadh ha partecipato a una missione di pattugliamento dei bombardieri statunitensi che includeva aerei israeliani. A marzo, due bombardieri U.S. Air Force B-52H Stratofortress hanno volato un simile pattugliamento in Medio Oriente e sono stati accompagnati in diversi punti da aerei israeliani, sauditi e del Qatar.

La ragione principale di questa crescente cooperazione israelo-araba in materia di sicurezza è una preoccupazione condivisa riguardo all’atteggiamento verso Teheran; anche se il coinvolgimento dei caccia sauditi e israeliani nella stessa missione è significativo, questo sviluppo non significa necessariamente che la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele sia imminente. Nel suo comunicato stampa riguardante la missione di pattugliamento, Riyadh non ha menzionato Israele, riferendosi in realtà alla missione multilaterale come un “esercizio bilaterale” con l’aeronautica militare degli Stati Uniti.

Eppure questa posizione potrebbe riflettere una politica transitoria più che una politica a lungo termine: un jet commerciale israeliano è atterrato a Riyadh alla fine di ottobre, segnando la prima volta che un volo pubblico israeliano è atterrato nel Regno. Questa prima volta è avvenuta un giorno dopo che un jet saudita è atterrato all’aeroporto israeliano Ben Gurion.

Lucia Giannini