Donne saudite al volante

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ARABIA SAUDITA – Riad 27/09/2013. Può capitare di ricevere un messaggio sul social network keek da una giovane donna saudita che lotta per guidare un automobile nel suo paese.

Lujain al-Hathloul, studentessa saudita in Canada diventata una celebrità dopo la pubblicazione di una serie di video che criticano le restrizioni cui sono sottoposte le donne nel regno. Capelli corti, vestita all’occidentale, Hathloul ha chiamato le sue connazionali a scendere in piazza il 26 ottobre per sfidare il divieto di guidare. Il suo messaggio si è espanso con una rapidità virale, oltre 600mila visualizzazioni in meno di quattro giorni: «Se non hai avuto la possibilità di partecipare, nel 1991 o nel 2011, c’è una nuova possibilità il 26 ottobre 2013» dice  Hathloul, «Spero che un gran numero di ragazze partecipi per porre fine a questa situazione». Dopo due tentativi falliti, separati da 20 anni, le donne saudite si stanno attrezzando di nuovo per sfidare il divieto con una nuova campagna. «La campagna non ha un’agenda anti-islamica o politica: né l’islam né le leggi ufficiali dell’Arabia Saudita vietano alle donne di guidare» recita il sito del movimento 26 ottobre, in cui più di 8.000 persone hanno firmato una petizione per esprimere il loro sostegno all’iniziativa. Se è vero che non ci sono leggi che vietano alle donne saudite di guidare, le donne se colte al volante finiscono arrestate. Nel 1991, 47 donne hanno sfidato il divieto:  dopo aver guidato in una delle principali strade di Riad per mezz’ora, sono state fermate dalla polizia. Le conducenti furono condannate pesantemente: divieto di viaggiare al di fuori del paese per un anno, licenziamento da posti di lavoro pubblici e reprimenda pubblica fatta dai pulpiti delle moschee. A metà del 2011 si sfa il bis. Mentre infiamma la primavera araba, oltre 50 attiviste saudite dopo aver usato i social media per settimane per organizzare e diffondere il messaggio, sono salite in auto il 17 giugno 2011. Fatta eccezione per due donne che sono stati fermate e poi lasciate andare dopo aver firmato un impegnativa a non ripetere il fatto, la giornata trascorse senza incidenti di rilievo. La polizia ignorò le conducenti che postarono video e foto online. La nuova campagna arriva in un momento interessante per l’Arabia Saudita, uscita apparentemente indenne dall’ondata del 2011, in cui però i giovani sono sempre più critici delle politiche ufficiali su Twitter e YouTube. Il movimento 26 ottobre è nato dopo pochi giorni che la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, cioè la polizia religiosa, ha diramato  la sua direttiva di non perseguire i conducenti di sesso femminile. Il capo della polizia religiosa, lo sceicco Abdulatif al- Alsheikh ,ha detto che: «La Sharia islamica non vieta alle donne di guidare». Il ministro della Giustizia Muhammad al-Isa ha detto lo scorso aprile che non vi è alcuna barriera costituzionale o regolamentare per impedire alle donne di guidare in Arabia Saudita . Qualche mese prima, il ministro degli Esteri, il principe Saud al-Faisal, ha detto che la questione delle donne alla guida è una questione sociale che non ha nulla a che fare con la politica. In entrambi i casi, non hanno spiegato perché la polizia sta ancora arrestando le donne che hanno il coraggio di guidare nonostante l’assenza di basi legali per farlo. Come molte altre decisioni del paese, si aspetta un regio decreto. Re Abdullah bin Abdulaziz, visto come un riformatore, Oltre a consentire alle donne di votare e di candidarsi alle prossime elezioni comunali, ha già nominato 30 donne per il Consiglio della Shura all’inizio del 2013.  Ora si aspetta una sua parola anche su questo argomento. «Negli ultimi anni c’è stato un drammatico cambiamento verso una posizione più tollerante, ovviamente, verso le cose non dannose o in conflitto con gli insegnamenti dell’Islam», scrive Gulf News.