ANGOLA. Il caro petrolio aiuta Luanda a pagare i debiti cinesi

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L’aumento dei prezzi del petrolio aiuta l’Angola a pagare i debiti con le banche cinesi. Il secondo produttore di petrolio dell’Africa subsahariana sta aumentando i rimborsi prima della scadenza della moratoria triennale sul debito. Il paese ha preso in prestito 42,6 miliardi di dollari, circa un terzo del totale dei prestiti cinesi ai paesi africani tra il 2000 e il 2020.

L’impennata dei prezzi del greggio in seguito all’invasione russa dell’Ucraina sta danneggiando molte economie del mondo, ma i prezzi elevati stanno aiutando l’Angola, il secondo produttore di petrolio dell’Africa subsahariana, a ripagare i debiti contratti con i prestatori cinesi.

Le entrate petrolifere dell’Angola sono passate da 1,4 miliardi di dollari in aprile a 2,1 miliardi di dollari in maggio, secondo i dati del ministero delle Finanze angolano. I dati della banca centrale dell’Angola indicano che Luanda ha ripreso i rimborsi principali del debito cinese nel primo trimestre di quest’anno, 18 mesi prima della scadenza prevista della moratoria triennale del debito concordata con i finanziatori cinesi nel giugno 2020.

Secondo la società di ricerche di mercato REDD Intelligence, il debito verso i creditori cinesi è diminuito di 351 milioni di dollari nel primo trimestre di quest’anno, attestandosi a 21,4 miliardi di dollari, dopo essere rimasto stabile a quasi 22 miliardi di dollari negli ultimi due anni.

L’Angola è entrata in recessione tra il 2016 e il 2020 a seguito di una crisi causata dal calo dei prezzi del petrolio e la Cina ha accettato nel 2020 di permetterle di rinviare i pagamenti del debito dopo che la pandemia di Covid-19 ha peggiorato le sue prospettive economiche.

Il blocco dei pagamenti del debito doveva terminare nel secondo trimestre dell’anno successivo.

All’inizio del 2020, i prezzi globali del greggio erano crollati al di sotto dei 30 dollari al barile, spingendo verso il baratro finanziario i Paesi produttori di petrolio come l’Angola. Il petrolio costituisce il 90% delle esportazioni del Paese, rendendolo vulnerabile in caso di calo dei prezzi.

Parte dell’accordo che l’Angola ha firmato con i finanziatori cinesi comprendeva un accordo di pagamento flessibile che prevedeva la ripresa dei pagamenti se il prezzo del petrolio fosse salito al di sopra dei 60 dollari al barile, come è avvenuto dal giugno dello scorso anno.

La moratoria per il 2020 ha dato all’Angola un respiro finanziario cruciale in un momento in cui i prezzi del petrolio sono crollati a causa della diffusione del Covid-19: «L’accordo ha rinviato i rimborsi del capitale alla China Development Bank e alla Industrial and Commercial Bank of China fino al secondo trimestre del 2023», riporta Scmp. I dati del ministero delle Finanze angolano indicano che il debito in essere del Paese nei confronti della China Development Bank è rimasto costante a circa 13,5 miliardi di dollari.

A seguito dell’aumento dei prezzi del petrolio quest’anno, l’Angola ha più che raddoppiato i guadagni previsti da questo prodotto di base e sta utilizzando la liquidità aggiuntiva e l’apprezzamento della valuta per affrontare il carico del debito con i cinesi.

Le spedizioni di petrolio alla Cina non sarebbero barili fisici, ma denaro che viene depositato su un conto vincolato.

Rimborsando i prestiti prima della scadenza della moratoria, il governo risparmia sul totale degli interessi che paga e in vista dele elezioni è una carta politica importante da giocare.

Il presidente angolano Joao Lourenco si appresta a essere rieletto in agosto e la riduzione del debito del Paese prima di allora sarebbe considerata una vittoria per il partito al potere.

Maddalena Ingrao