Education (is not) For All in America latina

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MESSICO – Città del Messico, 31/01/2014. Sebbene il tasso di iscrizione alla scuola primaria sia circa del 95%, in America latina e Caraibi il diritto all’istruzione è negato a più di 2,5 milioni di bambini e bambine, un dato che conferma quanto «la crisi del sistema educativo colpisca più profondamente i meno avvantaggiati» poiché «la valutazione circa il conseguimento dell’istruzione primaria universale deve basarsi su parametri di completamento e non di iscrizione al ciclo di studi, che spesso mostrano un panorama ottimistico fuorviante».

È quanto emerge dal Rapporto 2013/4 dell’Unesco, dal titolo “Teaching and learning: Achieving quality for all”, presentato al pubblico internazionale mercoledì 29 gennaio ad Addis Abeba (Etiopia) e parallelamente, per la regione latinoamericana, a Città del Messico.

Per i Paesi dell’America meridionale e dei Caraibi, la radiografia dell’istruzione che risulta dal Rapporto segnala chiaramente questa apparente contraddizione: in Guatemala per esempio, il tasso di iscrizione alla scuola primaria è del 98% ma solo il 79% dei bambini sarebbe in grado di completare questo primo ciclo di studi.

Preoccupanti sono anche i risultati dei piccoli discenti: gli studenti della scuola primaria che acquisiscono capacità di lettura elementari sono circa il 95% in Argentina, Cile, Cuba, Messico e Uruguay, circa l’80% nella Repubblica dominicana, in Guatemala, Honduras, Nicaragua e Paraguay. 

I risultati nelle materie scientifiche sono persino peggiori: solo il 70% dei bambini latinoamericani acquisisce nozioni fondamentali di matematica. In Nicaragua, per esempio, dove il 60% dei discenti raggiunge i livelli minimi di apprendimento nella lettura, solo il 37% li consegue in matematica. In Cile, le proporzioni sono di quasi il 100% per la lettura e del 20% per la matematica.

La povertà è sicuramente tra i fattori discriminanti l’apprendimento. Se in Costa Rica e Uruguay l’80% dei bambini completa il ciclo di istruzione primaria e raggiunge il livello di competenza minima in matematica indipendentemente dallo status economico familiare, la differenza tra gruppi socioeconomici è notevole in altri Paesi. 

In El Salvador, completa il ciclo scolastico elementare e raggiunge un buon livello di conoscenze base il 42% dei bambini più poveri e l’84% di quelli più ricchi. In Guatemala la proporzione è rispettivamente del 25% e del 75%.

Vivere nelle aree rurali, dove spesso mancano docenti e risorse pedagogiche, può costituire un’ulteriore barriera per l’apprendimento. In Panamá, ad esempio, vi è un divario di oltre il 15% per il rendimento scolastico nella lettura e in matematica tra gli alunni delle zone agricole e quelli dei centri urbani. 

Allo stesso modo, secondo il Rapporto, possedere una lingua madre minoritaria può rappresentare uno svantaggio, poiché «la discriminazione subita da alcuni gruppi indigeni o etnici si deve soprattutto all’uso di una lingua diversa in aula». In Perù, gli ispanofoni hanno sette volte più possibilità di conseguire un livello soddisfacente nella lettura rispetto ai colleghi di lingua indigena, mentre in Guatemala solo il 47% degli studenti poveri delle aree rurali che parlano lingue native raggiungono il livello minimo di apprendimento in matematica, rispetto all’88% degli ispanofoni ricchi delle città.

L’Unesco sottolinea che la crisi del sistema educativo non può essere risolta senza politiche mirate al progresso dell’istruzione dei gruppi più sfavoriti, per cui «è prioritario dotare i docenti delle risorse necessarie all’efficace realizzazione dei programmi formativi». 

Per raggiungere quest’obiettivo, l’Organizzazione delle Nazioni Unite propone una strategia di quattro punti.

Il primo riguarda il reclutamento di docenti migliori, poiché «non è sufficiente voler insegnare. I candidati devono iniziare la professione dopo aver completato un ottimo percorso formativo». 

«Assumere maestri di minoranze etniche per insegnare alle proprie comunità, significa garantire un’istruzione rispettosa della cultura e della lingua di quella comunità», suggerisce il Rapporto. 

Il secondo punto propone un potenziamento delle abilità formative dei docenti attraverso programmi che permettano loro di «approfondire le materie che insegnano». 

In terzo luogo si ritiene necessario «incaricare i docenti dove c’è più bisogno», quindi offrire loro incentivi economici e buone possibilità di alloggio per favorirne in aree rurali e remote.

Infine, la strategia dell’Unesco suggerisce «l’adozione di incentivi per far rimanere gli insegnanti migliori» offrendo loro un percorso professionale attraente «con criteri di promozione che tengano conto delle iniziative dei docenti finalizzate a gestire positivamente la diversità e a sostenere gli studenti svantaggiati». 

Per l’Organizzazione, la presentazione delle edizioni del Rapporto è un’occasione per fare il bilancio sullo stato dell’istruzione nel mondo, sui progressi e sui regressi, al fine di sensibilizzare i governi e le popolazioni al potenziamento dell’agenda EFA (Education For All), un programma globale che mira al raggiungimento di sei obiettivi fondamentali legati al diritto all’istruzione primaria di bambini, giovani e adulti entro il 2015. Avviato come iniziativa internazionale a Jomtien (Tailandia) nel 1990, EFA coinvolge 164 Paesi e impegna diversi attori: governi nazionali, agenzie e organizzazioni per la cooperazione come l’Uesco e la Banca Mondiale, ONG e la società civile. L’EFA Global Monitoring Report è una pubblicazione annuale curata da un team indipendente e diffusa dall’Unesco, considerata uno strumento primario per valutare lo stato dell’istruzione mondiale in vista del conseguimento dei sei obiettivi fissati a Dakar (Senegal) nel 2000 durante il World Education Forum.