AMERICA LATINA. FMI prevede uno stop alla crescita

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Le proiezioni di crescita nella regione latinoamericana per il prossimo anno sono state ridotte a causa dell’inflazione e dei tassi di interesse alle stelle, ha previsto il Fondo Monetario Internazionale.

L’agenzia ha anche annunciato che l’economia dell’America Latina e dei Caraibi ha registrato un progresso del 3,5% nel 2022 grazie alla buona performance dei settori dei servizi e dell’occupazione, nonché agli alti prezzi delle materie prime, alla forte domanda esterna, alle rimesse e alla ripresa del turismo, riporta MercoPress.

Mentre stanno ancora affrontando gli effetti della pandemia e dell’invasione russa dell’Ucraina, i Paesi latinoamericani stanno affrontando un inasprimento delle condizioni finanziarie globali, che è già iniziato: «Con i venti contrari che si prospettano, la crescita del prossimo anno è destinata a decelerare più rapidamente di quanto previsto a luglio, all’1,7% (-0,3 punti percentuali)».

Il Brasile crescerà del 2,8% nel 2022, il Messico del 2,1%, il Cile del 2%, la Colombia del 7,6% e il Perù del 2,7%. Per l’America Centrale, Panama e la Repubblica Dominicana, la previsione è del 4,7% e per i Paesi dei Caraibi, che dipendono dal turismo, del 5,2%.

Gli esportatori di materie prime, come i Paesi sudamericani, il Messico e alcune economie caraibiche, probabilmente «vedranno i loro tassi di crescita dimezzarsi l’anno prossimo» perché il calo dei prezzi delle materie prime «amplifica l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse», avvertono gli esperti Fmi.

Anche l’America centrale, Panama e la Repubblica Dominicana perderanno slancio «a causa dell’indebolimento del commercio con gli Stati Uniti e delle rimesse», anche se beneficeranno di prezzi più bassi per le materie prime di cui sono acquirenti.

I Paesi caraibici «continueranno a riprendersi, anche se più lentamente di quanto previsto a luglio» perché le prospettive del turismo, da cui dipendono, sono in calo.

Il problema principale per l’America Latina, secondo l’Fmi, è l’inflazione. I prezzi continueranno a salire, con un’inflazione media del 14,6% nel 2022 e del 9,5% l’anno prossimo, secondo le sue previsioni.

La rapida risposta delle banche centrali della regione, che hanno aumentato i tassi di interesse prima delle economie avanzate e di altri mercati emergenti, «contribuirà a ridurre l’inflazione, ma ci vorrà del tempo».

In Brasile, Cile, Colombia, Messico e Perù, i prezzi hanno inciso sulle voci del paniere di consumo al di là di cibo ed energia, e l’inflazione ha raggiunto un massimo di due decenni del 10%, spingendo il Fmi ad alzare le previsioni in quest’area. L’aumento dei prezzi per questi cinque Paesi raggiungerà circa il 7,8% entro la fine dell’anno e rimarrà intorno al 4,9% entro la fine del 2023.

L’aumento dei tassi d’interesse globali e l’incertezza provocano ulteriore volatilità e avversione al rischio degli investitori e il conseguente rallentamento potrebbe influire anche sulle esportazioni e sul turismo.

Maddalena Ingrao