AMERICA CENTRALE. Il diverso impatto della finanza cinese sull’America Latina

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Nell’ultimo decennio Pechino ha investito pesantemente nelle infrastrutture centroamericane e in America Latina rafforzando il suo soft-power. Durante una visita a Pechino a dicembre 2019, il presidente del Salvador Nayib Bukele ha celebrato l’annuncio di un “gigantesco” e “non rimborsabile” finanziamento cinese per un’arena sportiva, un impianto di trattamento dell’acqua e una biblioteca pubblica. L’effettivo ammontare non è stato reso noto. La diplomazia cinese degli stadi è stata in effetti riproposta; nel 2007 ad esempio il Costa Rica ha spostato il riconoscimento da Taiwan alla Repubblica Popolare nel 2007, ottenendone la costruzione dell’Estadio Nacional.

Come riporta Americas Quarterly, i cambiamenti nei governi latinoamericani, i rischi della trappola del debito e gli allarmi sulla Belt and Road Initiative hanno portato Pechino a modificare il suo approccio, abbandonando progetti simbolici, ed investendo istituzionalmente in partnership e nel cercare ritorni a lungo termine. Ne è prova ad esempio il caso della China Harbor Engineering Corporation e della metropolitana di Xi’an che collaborano con società canadesi nella loro offerta di 4 miliardi di dollari per il progetto della metropolitana di Bogotá, offerta che poi ha avuto successo.

La partecipazione cinese in consorzi e l’aumento degli investimenti azionari sta sostituendo i contratti chiavi in mano precedenti; molti di questi contratti, concordati con i governi nazionali dall’Ecuador all’Argentina, sono progrediti lentamente. La Bri sta indubbiamente progredendo in America Latina, ma Brasile, Colombia e Messico hanno resistito alle seduzioni della Bri per affidarsi ad esempio a fondi di nuova creazione, alla cooperazione con le istituzioni multilaterali e la partecipazione a consorzi. 

Il Brasile, il secondo più grande beneficiario della politica cinese d’investimento dal 2005 dopo il Venezuela ha anche resistito a sostenere ufficialmente la Bri, pur continuando ad attirare l’interesse cinese per le grandi opere infrastrutturali. Con la loro attenzione alla connettività e allo sviluppo industriale, i contratti per i porti, le ferrovie e i ponti sono contratti Bri de facto, tranne che nel nome. 

Altre fonti di finanziamento e di cooperazione infatti abbondano. Le istituzioni cinesi hanno versato una serie di fondi che hanno permesso ai Paesi dell’America Latina di accedere ai finanziamenti per lo sviluppo, ad esempio, con risultati contrastanti. Sebbene i dettagli siano scarsi, l’ultima proposta della China Development Bank ha promesso una cooperazione finanziaria con partner in Colombia, Messico, Perù, Argentina, Panama ed Ecuador.

A novembre 2019, l’Ecuador è diventato il primo Paese dell’America Latina ad aderire ad un prestatore multilaterale guidato dalla Cina, la Asian Infrastructure Investment Bank, Aiib. L’adesione a pieno titolo – Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Cile, Perù, Uruguay e Venezuela sono potenziali membri – richiede una sottoscrizione di 5 milioni di dollari di capitale e, sebbene lo statuto della banca dia priorità ai prestiti all’Asia, ha sostenuto un progetto in Egitto e potrebbe estendere la sua portata all’America Latina. 

Per i nuovi alleati cinesi dell’America centrale, comunque il sostegno pubblico alla Bri è vincente: El Salvador da tempo ha proclamato il suo sostegno alla One China policy, mentre Pechino si è impegnata a cooperare su ferrovie, strade, energia e telecomunicazioni nel quadro della Nuova Via della Seta. 

Tommaso dal Passo