AMBIENTE. L’impatto ecologico dell’Umanità: 20 agosto 2020

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Tra il 1969 ed il 1970 si è cominciato a calcolare l’“impronta ecologica” dell’umanità sulla biocapacità terrestre, ossia il totale annuale delle richieste di risorse da parte della comunità umana rispetto all’ammontare di tutte quelle che il pianeta riesce a generare nello stesso periodo. Il calcolo dei giorni in cui la biocapacità terrestre è in grado di soddisfare le richieste degli uomini viene operato a cura del Global Footprint Network (istituto di ricerca internazionale con sede in California, che promuove la sostenibilità), indicando così una data-limite nel corso dell’anno, chiamata “Earth Overshoot Day” – in passato anche Ecological Debt Day, EDD). I giorni residui vengono definiti “overshoot” (in inglese “andare oltre”) poiché non più coperti dalla generazione di risorse del pianeta.

Come conseguenza dell’arresto delle attività umane durante la pandemia da Covid-19, l’Earth Overshoot Day cadrà il 22 agosto 2020 (giorno in cui della natura avremo esaurito più di quanto il pianeta sarà in grado di rigenerare nell’intero anno) anziché il 29 luglio, secondo quanto annunciato dallo stesso Global Footprint Network, il quale ha inteso evidenziare per voce del suo presidente, Mathis Wackernagel, che: «Ciò dimostra che cambiamenti importanti e rapidi sono possibili. Tuttavia questa riduzione della nostra impronta ambientale è stata imposta e non voluta. Non essendo stata accompagnata da un cambiamento del sistema produttivo e di consumo, purtroppo non durerà».

A tale riguardo, bisogna sottolineare che nonostante la popolazione europea sia soltanto il 7% di quella globale, l’Unione Europea utilizza ben il 20% della biocapacità del pianeta. Infatti, il nostro stile di vita è talmente elevato che, mantenendo invariato il ritmo di crescita economica, sarebbero necessarie 2,8 Terre per sostenere la domanda di risorse naturali richieste dal livello del consumo medio del cittadino europeo. L’impronta ecologica pro capite, cioè l’ammontare di risorse naturali terrestri e marine consumate da ognuno dei cittadini UE è la più alta del pianeta, insieme a quella degli Stati Uniti. Secondo i calcoli prodotti nel 2019 da parte del Global Footprint Network, nel 2020 sarebbe stato necessario l’equivalente di 1,6 volte le risorse prodotte nell’intero anno dal pianeta per coprire il fabbisogno di acqua, cibo, riscaldamento ed energia per i trasporti. Per farlo l’uomo continuerà a disboscare, distruggere la biodiversità ed inquinare l’atmosfera, facendo ulteriormente aumentare la concentrazione di CO2. Nel 1961 la popolazione mondiale consumava solo i tre quarti delle risorse naturali della Terra e il deficit, aumentato poi irrimediabilmente, ha cominciato ad accumularsi a partire dai primi anni ’70.

Dal 22 agosto (Earth Overshoot Day) saremo di nuovo in debito con la Terra, ma lo slittamento di tre settimane della fatidica data rappresenta, secondo i ricercatori, un “capovolgimento storico” rispetto alla tendenza costante sul lungo termine di aggravio crescente dell’impronta ecologica mondiale. Il lockdown e lo stop improvviso della maggior parte delle attività umane impattanti sull’ambiente dimostra che ancora molto potrebbe essere fatto a tutela del pianeta e della stessa specie umana, che attualmente si sta invece dirigendo, a grande velocità, verso l’autodistruzione.

Redazione