ALGERIA. “Non ci inginocchieremo al nuovo re” urla la piazza

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Decine di migliaia di algerini hanno protestato il 20 dicembre, rifiutando l’elezione del neopresidente Abdelmadjid Tebboune mentre il loro movimento di massa discute una risposta alla sua offerta di colloqui. I manifestanti hanno sventolato la bandiera nazionale e hanno cantato “Tebboune non è il nostro presidente” e “continueremo le nostre proteste” in un quartiere centrale della capitale Algeri, fortemente sorvegliato. Alcuni hanno anche cantato: “La polizia ha tradito”, mentre altri hanno chiesto alla gente di continuare a marciare a Orano, dove ci sono state segnalazioni di arresti, riporta Reuters.

I manifestanti hanno marciato ogni venerdì da febbraio scorso, chiedendo che l’intera élite al potere si ritiri, che si ponga fine alla corruzione e che l’esercito si ritiri dalla politica. In aprile, i disordini hanno costretto il presidente Abdelaziz Bouteflika a dimettersi, mentre l’esercito e i suoi alleati purgavano i suoi amici in un’azione anti-corruzione, spingendo per nuove elezioni. I manifestanti hanno respinto ogni elezione come illegittima fintanto che la vecchia élite, compresi i militari, mantiene il potere. Tebboune è stato eletto con il 58% dei voti la scorsa settimana, ma anche i dati ufficiali mostrano solo il 40% di affluenza alle urne.

Sia Tebboune che gli altri quattro candidati, hanno elogiato i manifestanti per aver cercato un rinnovamento patriottico della politica algerina, ma senza aderire alle loro richieste di una più profonda epurazione della gerarchia. Il movimento di protesta di massa non ha un’organizzazione o una leadership formale, ma alcuni sostenitori di spicco hanno sollecitato il dialogo con Tebboune. Il 20 dicembre, i manifestanti hanno respinto i colloqui con un uomo che considerano un burattino della vecchia élite al potere.

Il neopresidente algerino ha fatto grandi promesse durante il suo giuramento come presidente: ha promesso di affrontare la corruzione che i manifestanti decretano, di limitare i propri poteri e di salvare l’economia del Paese sull’orlo del collasso. Tra gli impegni del nuovo presidente ci sono quelli di tenere seminari per riformare l’istruzione, le università e il sistema sanitario. Ha anche promesso di rendere la magistratura indipendente e di allontanare l’ingerenza e il potere dei funzionari.

Tuttavia, ha anche consegnato una medaglia al generale Ahmed Gaed Salah, il capo dell’esercito, cui i manifestanti hanno chiesto le dimissioni per mesi.

La nuova costituzione ridurrà i poteri del presidente e «garantirà la separazione e l’equilibrio dei poteri (…) La costituzione garantisce il diritto di protestare», ha detto Tebboune. Limiterà anche l’immunità dei parlamentari e dei funzionari esecutivi per dare alla magistratura il potere di perseguirli nel caso in cui siano coinvolti in corruzione o crimini.

Graziella Giangiulio