Algeria: lo strano alleato contro Aqim

62

ALGERIA – Algeri. La visita di David Cameron ad Algeri agli inizi di febbraio, la prima visita di un premier britannico, sottolinea la crescente importanza dell’Algeria nello scontro con al-Qaeda. Algeri, però, è un alleato straordinariamente complesso in questa strana guerra.

La leadership militare che governa l’Algeria, di fatto il più grande Stato di polizia rimasto in piedi sulle coste del Mediterraneo, è stata colta di sorpresa e poi imbarazzata dall’attacco qaedista ad Amenas. La loro preoccupazione ora sta tutta in un fatto: l’attacco potrebbe porre in discussione la loro competenza, una volta ritenuta elevata, nel garantire la stabilità interna e nel combattere il terrorismo. Sono alleati dell’Occidente, ma si tratta di un partner difficile e molto sospetto.

Cameron e i suoi anfitrioni hanno deciso di sviluppare una strategia comune anti terroristica, volta soprattuto a battere le tracce di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), ora che i francesi l’hanno cacciata dalle città del Mali. In pratica, si tratterà di stringere più legami con il Drs algerino (Department du Renseignement et de la sécurité), uno dei servizi segreti più temuti al mondo.

 

L’Algeria è geograficamente il paese più grande dell’Africa e del mondo arabo. Il Presidente Abdelaziz Bouteflika, 79 anni, ha gestito il paese dalla sua elezione avvenuta nel 1999. Il suo governo ha combattuto una guerra civile brutale e sanguinosa iniziata dopo un colpo di Stato militare nel 1991 che rovesciò i risultati di libere elezioni vinte dal Fis, Fronte Islamico di Salvezza, partito islamico algerino. Nella violenza che seguirono si stimano di 200mila morti. Nel 1994, i terroristi algerini dirottarono un aereo che volava verso Parigi con l’intento di lanciarlo contro la torre Eiffel, una trama che poi ha ispirato il 911. L’esercito reagì con la forza bruta. Algeri nella metà del 1990 era una città pericolosa come qualsiasi parte del mondo. Bouteflika ha offerto un’amnistia e ha avviato riforme per conquistare una nazione esausta. Ora, nel suo terzo mandato, è stato rieletto nel 2009 con il 90% dei voti, dando luogo all’accusa di frode elettorale.

L’Algeria possiede una vera bomba demografica come i suoi vicini a est, Tunisia, Libia ed Egitto, centri della Primavera araba. Il settanta per cento dei 35 milioni di persone dell’Algeria sono sotto i 30 anni, il 30% sono sotto i 15 anni e quindi non hanno alcuna memoria dell’incubo degli anni Novanta. La disoccupazione tra i giovani è un grosso problema dagli anni Settanta, nonostante gli sforzi politici per ridurla. I laureati spesso non riescono a trovare un lavoro adeguato alì loro livello d’istruzione. Si possono vedere ogni giorno, in ogni città algerina, gruppi di giovani arrabbiati con il governo che gridano la loro rabbia a ritmo di hip hop, riecheggiando quanto avviene nelle banlieu parigine.

Il petrolio e il gas naturale forniscono solo un piccolo numero di posti di lavoro, se paragonati al totale della massa di disoccupati del Paese. Il turismo potrebbe produrne molti di più, ma il paese non è percepito come meta turistica, nonostante le spiagge, il vino e i resti romani. La sua reputazione cattiva ne blocca lo sviluppo.

Se Bouteflika è il volto pubblico del governo, il vero potere è saldamente nelle mani dei generali, conosciuti ad Algeri come “le pouvoir”, il potere dietro le quinte. Nel mondo oscuro dei “le pouvoir,” l’uomo più potente è probabilmente il capo della polizia segreta (mukhabarat). Il capo dei servizi segreti algerini, il Drs, Mohammad Mediene, ha una lunga esperienza nel combattere i gruppi terroristici utilizzando metodologie estreme. Addestrato dal Kgb e raramente fotografato, il settantatreenne Mediene ha diretto l’intelligence algerina dal 1990 ed è conosciuto per la sua professionalità e determinazione. Il suo soprannome è “il dio di Algeri” visto il suo pervasivo e inspiegabile potere. Nato nel 1939, ha prestato servizio nell’esercito coloniale francese prima di aderire alla rivoluzione nel 1950. Mediene ora è il direttore di servizi segreti più longevo al mondo, e probabilmente tra i più spietati.

Il suo vice, Bashir Tartag, ha comandato l’assalto di Amenas. Il suo soprannome è “il bombardiere” ed è anche conosciuto per la sua adesione alla scuola “eradicationist” della lotta al terrorismo. Il Drs è noto soprattutto per le sue tattiche d’infiltrazione nei gruppi terroristici, la creazione di false cellule terroristiche e nel relativo loro controllo. Una serie di rumors hanno associato, in passato, il Drs con il signore della guerra del Mali Iyad Ag Ghali, capo di Ansar al Dine, alleato Aqim in Mali, e con Mukhtar Belmukhtar, terrorista di al-Qaeda che avrebbe progettato l’attacco alla centrale di gas naturale. La tattica e la speranza algerina è di poter influenzare questi gruppi per allontanarli da obiettivi algerini. Questa tattica ha origine da quella simile del Kgb ed è stata sviluppata con successo dal Drs negli anni Novanta e si è rivelata altrettanto utile, poi, nel dividere i jihadisti. Quest’anno è fallita miseramente in Mali, allorquando i terroristi hanno fatto da soli.

L’Algeria ha il più grande esercito dell’Africa, oltre 150mila uomini, un bilancio della difesa di più di 10 miliardi di dollari all’anno e reti di spionaggio estese in tutto il Sahara. Gli algerini sono fortemente nazionalisti e sono particolarmente sensibili alle azioni francesi. Algeri era contro la Francia e il ruolo svolto dalla Nato in Libia, cui gettano la colpa per il caos in Mali. Gli algerini, però, hanno permesso ai caccia francesi il sorvolo sul proprio territorio per bombardare obiettivi Aqmi in Mali.

Ironia della sorte, l’attacco francese probabilmente porterà Algeri ad affacciarsi nella guerra in Mali. “Le pouvoir” inizialmente erano riluttanti a spingere Aqim in Mali temendo che sarebbe ritornata a nord in Algeria. Ma ora devono intervenire: con un Pil di 260 miliardi di dollari, un grande esercito equipaggiato con materiale russo e un servizio di intelligence spietato, Algeri deve fare di più di qualsiasi altro paese africano contro Aqim. Da qui nasce lavisita di Cameron, perché gli Usa hanno sempre avuto un rapporto difficile e tormentato con questo Paese.

Gli Usa hanno combattuto la loro prima guerra estera ad Algeri per sconfiggere i pirati barbareschi. I soldati statunitensi l’hanno liberata dal regime di Vichy e dai nazisti nel 1942 e John F. Kennedy ha fatto pressione su Parigi per dar loro l’indipendenza, ma per la maggior parte della Guerra fredda, l’Algeria era un alleato sovietico. Algeri ha mediato il rilascio degli ostaggi in Iran nel 1981 perché aveva credenziali rivoluzionarie valide per l’ayatollah Khomeini.

George H. W. Bush ha tacitamente appoggiato il colpo di Stato dei generali nel 1991. Poi Bill Clinton imntraprese il dialogo con Bouteflika nel 1999, quando s’incontrarono ai funerali di Hassan, re del Marocco. George W. Bush ha ospitato Bouteflika alla Casa Bianca per ottenere il sostegno algerino dopo il 911. Obama spedì John Brennan, il suo “zar” antiterrorismo e futuro capo della Cia, e il Segretario Hillary Clinton ad Algeri. Il rapporto tra i due Paesi,però, è sempre stato teso e segnato dal sospetto.