ALGERIA. Il Polisario, un incubo per la sicurezza internazionale*

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Oggi esiste una verità di innegabile rilevanza. Se la questione della simpatia o del sostegno del Polisario venisse posta al popolo algerino tramite sondaggi o referendum, la stragrande maggioranza voterebbe contro, considerandolo un grave ostacolo alla riconciliazione tra Marocco e Algeria, l’apertura dei confini e la normalizzazione delle relazioni tra i due popoli. Eppure, nonostante questo dato fondamentale, la scelta ufficiale dell’istituzione militare algerina, che ha sempre governato il paese, è quella di continuare a fornire aiuto e assistenza ai separatisti del Polisario. Anche a costo di navigare contro la corrente delle realtà e delle opinioni. 

Questa dottrina, che ha qualche decennio, sta iniziando a barcollare. Non che questa istituzione militare algerina, che aveva fatto dell’indebolimento del Marocco e della destabilizzazione del suo processo di sviluppo e di unità la sua religione principale, si sia improvvisamente risvegliata dalle sue illusioni di sabotaggio permanente, ma il contesto nazionale e internazionale ha appena subito una di quelle accelerazioni di cui la turbolenta storia dei conflitti ha il segreto. Questi cambiamenti hanno avuto come effetto immediato quello di scacciare le illusioni che hanno alimentato la grande menzogna di sostegno ai separatisti del Polisario e che hanno mostrato una realtà regionale e un equilibrio di potere nella loro nudità assoluta.

Innanzitutto sul piano nazionale algerino. Il movimento di protesta nazionale, che con la forza di slogan e appelli aveva fatto abortire il quinto mandato di Abdelaziz Bouteflika, scuote le fondamenta del paese da molte settimane. Questo movimento esige la rottura con un sistema basato sull’autoritarismo e sulla corruzione. In questa volontà di rottura e di cambiamento imposto dagli algerini che chiedono un nuovo governo, il sostegno al Polisario, che è stata la grande causa dell’esercito algerino, perde utilità e interesse. Forse, senza nominarlo apertamente, l’investimento militare e diplomatico sui separatisti del Polisario fa anche parte delle grandi sfide in atto in Algeria per cercare di costruire una nuova autorità. 

In un paese in cui i ministri non possono uscire in pubblico senza scatenare disordini, la vista degli ex dignitari del regime algerino ancora in libertà accanto ai leader del Polisario sembra una sfida. Il paese cade in un grande anacronismo: come provare a costruire un nuovo governo politico ed economico mantenendo scelte incoerenti come continuare a finanziare l’avventura del Polisario? Ed è così che, con la forza di una contestazione generalizzata al potere, una delle conseguenze di questa situazione è rendere insignificante, persino minuscola, una causa, il separatismo del Polisario, divenuto una fonte di emorragia dell’economia algerina e un grave ostacolo alla riconciliazione con il Marocco e alla costruzione del Grande Maghreb.

A livello internazionale, la questione del Polisario comincia a essere percepita in modo lucido come un pericoloso fattore di instabilità regionale. In un contesto regionale in subbuglio con una guerra civile aperta in Libia, un’acuta protesta sociale in Algeria, una fragilità strutturale di sicurezza in Tunisia e una regione del Sahel in preda a ogni tipo di frattura, la presenza di un movimento armato, il Polisario, diventa un incubo per la sicurezza per l’intera regione. 

I campi profughi sotto il controllo di questo movimento armato potrebbero creare le condizioni per far stabilire i movimenti terroristici. Tanto più che questa regione aperta al Sahel è già in preda a una grande ridistribuzione di organizzazioni terroristiche che, pur praticando ogni sorta di traffico, cercano di stabilire i loro quartier generali o persino i loro rifugi di ripiego. Questa realtà di sicurezza denunciata dal Marocco da secoli si sta imponendo nella visione di alcuni attori della comunità internazionale. Da qui l’urgenza di affrontare politicamente questa crisi prima che la minaccia del terrorismo si assesti in modo duraturo e potente e diventi il grande fattore destabilizzante dell’intera regione. 

L’attuale sequenza non è a favore del Polisario. Questo movimento armato anacronistico soffre di due importanti svantaggi. I suoi sponsor algerini sono in difficoltà e devono giustificare la loro scelta contro natura a rischio di predicare nel deserto e di essere non udibili dagli algerini. L’altro svantaggio è che la comunità internazionale inizia a percepire con sufficiente realismo e lucidità la grande minaccia destabilizzante dei focolai armati in questa regione costituite dai separatisti del Polisario senza altra prospettiva politica se non quella di durare in uno status quo redditizio per alcuni, ma pericoloso per molti. 

*Pubblichiamo per gentile concessione un’analisi apparsa in lingua francese su Atlasinfo.fr (https://www.atlasinfo.fr/Le-Polisario-un-cauchemar-securitaire-international_a102657.html). Mustapha Tossa è un giornalista e politologo franco-marocchino, editorialista e capo redattore a Radio Monte Carlo. 

 Mustapha Tossa