ALGERIA. Dopo un anno si infiammano di nuovo le piazze

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Torna ad accendersi la tensione in Algeria. Dopo quasi un anno di sospensione a causa della crisi sanitaria, il movimento di protesta pacifica Hirak è sceso ieri nelle piazze di Kherrata, a est del Paese. In migliaia, con striscioni e slogan, per chiedere “uno stato civile”, “libertà di giustizia”, ​​”libertà di espressione e di stampa” e liberazione dei prigionieri politici e giornalisti.

Il Presidente Abdemadjid Tebboune è pressato dalla crisi politica ed economica che ha scosso il Paese dal febbraio 2019 e dalla crescente mobilitazione popolare.

Scende in campo anche la Lega algerina per la difesa dei diritti umani (LADDH), che ha lanciato un appello alle autorità di Algeri per la liberare i prigionieri giornalisti e opinionisti e l’apertura del campo politico e mediatico.

La dichiarazione è stata pubblicata sulla pagina Facebook della Lega LADDH e ha ribadito la sua «richiesta di una soluzione politica globale pacifica, democratica e negoziata». Ha spiegato che pochi giorni prima della celebrazione del 2° anniversario del Hirak, il movimento di protesta popolare che ha estromesso il presidente Abdelaziz Bouteflika dal potere dopo 20 anni di regno, molti voci si sono sollevate per ricongiungersi con le marce pacifiche.

L’organizzazione per i diritti umani ha ricordato che i «diritti delle manifestazioni pacifiche e delle riunioni pubbliche devono essere rispettati, soprattutto perché sono garantiti dalla legge nazionale, in particolare dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani ratificate dall’Algeria».

Ha messo in guardia contro ogni inclinazione a ricorrere alla repressione e all’uso della forza, peraltro ingiustificata contro il movimento pacifista Hirak, invitando le autorità pubbliche algerine a garantire la sicurezza e il regolare svolgimento delle manifestazioni pubbliche celebrative del secondo anniversario di Hirak. Ma la LADDH preoccupata per la crescente violazione dei diritti umani nel Paese. Solo qualche mese fa, nel novembre 2020, il Parlamento Europeo aveva adottato una urgente risoluzione per denunciare il deterioramento delle libertà in Algeria, e in particolare il caso del giornalista Khaled Drareni condannato a due anni di carcere. Adottata da 669 deputati favorevoli e solo 3 contrari per condannare la repressione degli attivisti e dei giornalisti e di chiedere alle autorità di rispettare i diritti umani e invitare la comunità internazionale a testimoniare la grave situazione nel paese. La risoluzione.

Nella sua risoluzione, il Parlamento europeo invita “le autorità algerine a rilasciare immediatamente e senza condizioni il giornalista Mohamed Khaled Drareni e tutti coloro che sono stati arrestati e accusati di aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione”.

Anche Amnesty International aveva condannato la repressione: «Oltre alle preoccupazioni per il deterioramento della situazione dei diritti umani, la risoluzione esprime solidarietà “a tutte le algerine e tutti gli algerini (…) che dal febbraio 2019 manifestano pacificamente” e sottolinea che “nel 2020 i movimenti per i diritti delle donne sono stati sempre più attivi nel denunciare la violenza contro le donne e hanno chiesto modifiche alle leggi esistenti per garantire piena uguaglianza», denunciava nel suo articolo.

Redazione