ALGERIA. Cresce il ruolo di Algeri nel Sahel. Rafforzati i legami con Niger e Mali

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Già alla vigilia del tentativo di colpo di Stato in Niger, l’Algeria aveva stretto nuovi rapporti con Niamey. Infatti, le relazioni tra Algeria e Niger hanno recentemente acquisito un notevole slancio, come dimostrano l’intensificarsi delle consultazioni politiche e il rafforzamento della cooperazione economica ed energetica, oltre al lancio di progetti strategici in campo energetico ed economico che riflettono la comune determinazione di entrambi i Paesi a elevare il loro partenariato bilaterale. Il 27 agosto proprio il primo ministro del Niger, Ali Mahaman Lamine Zeine, ha elogiato le solide relazioni bilaterali, che continuano a rafforzarsi.

La cooperazione avviene anche in un altro campo: quello militare. Il 30 agosto, quattro caccia Su-30, accompagnati da un aereo da trasporto militare Il-76 e da un’aerocisterna Il-78, sono atterrati all’aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey. Questo arrivo si inserisce nel quadro del rafforzamento del partenariato strategico e militare tra Algeria e Niger, a sostegno delle Forze Armate nigerine. Diversi alti funzionari civili e militari nigerini erano presenti all’accoglienza fra cui lo stesso Zeine. Con questa mossa la cooperazione bilaterale raggiunge un nuovo livello in quanto ciò fa seguito alla consegna avvenuta il 9 agosto di quattro elicotteri, due MI-171 e due MI-24. Il Ministero della Difesa Nazionale algerino ha dichiarato che i caccia sono stati inviati su indicazione del Presidente Abdelmadjid Tebboune ed in risposta a una richiesta delle autorità nigerine per contrastare i tentativi di destabilizzare la nazione “sorella” del Niger, quindi come missione e non come donazione. Il primo ministro Zeini ha espresso profonda gratitudine all’Algeria e l’apprezzamento del suo Paese per il sostegno fornito.

L’Algeria in quest’ultimo periodo si è riavvicinata ad un’altra giunta militare del Sahel, ossia quella maliana. La visita del Primo Ministro maliano Abdoulaye Maïga e della sua delegazione ad Algeri il 25 agosto potrebbe indicare un possibile ritorno all’approccio algerino: una preferenza per il dialogo e una soluzione politica rispetto al proseguimento di una guerra il cui esito militare si fa sempre più incerto, secondo un’analisi di un account della socialsfera che si occupa del Sahel. L’Algeria ritiene che una soluzione militare, per quanto a lungo termine, non sia in grado di garantire una pace duratura. Il ministro maliano ha anche parlato della convergenza tra l’approccio algerino e quello maliano nella lotta al terrorismo. Durante la visita della delegazione della giunta, diversi membri guidati da Maïga si sono messi sull’attenti di fronte al presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. Contrariamente alla prassi abituale, la bandiera maliana non è stata esposta, ed era visibile solo quella algerina. 

Tuttavia, il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) adotta una posizione diversa. Il suo portavoce ha dichiarato ad Al-Araby Al-Jadeed il 24 agosto che il movimento non rifiuta in linea di principio il dialogo e la pace, ma ora, a suo dire, “siamo in una fase in cui non possiamo parlare di pace e dialogo: questa è la fase di una guerra che ci è stata imposta”. Per l’Azawad la radice del problema rimane politica: senza affrontare le richieste avanzate da decenni – maggiore autonomia, federalismo o indipendenza – il conflitto rischia di continuare.

Dopo una serie di sconfitte militari subite dalle forze di Bamako a Kidal, Kati, Sevare, Anéfis, tra le altre zone,il governo di Assimi Goita, si trova in un momento delicato e deve affrontare il costo crescente del proseguimento della guerra: l’esaurimento del potenziale militare e centinaia di morti e prigionieri. Per quanto riguarda JNIM, la sua natura regionale complica qualsiasi approccio limitato al Mali: il gruppo opera anche in Niger, Burkina Faso e non solo. Pertanto, una possibile soluzione sostenibile non può ignorare la dimensione regionale del conflitto. A complicare ulteriormente la situazione le milizie Dozo, alleate di Bamako che sostengono Goita: in tutto il paese depongono le armi di fronte ai jihadisti di JNIM. Si registrano sempre più spesso episodi, secondo un account social, di questo tipo nella regione di Masina, nel Mali centrale, private del supporto dell’esercito, che si sta ritirando a causa dell’intensificarsi degli attacchi jihadisti.

Paolo Romano

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