ALBANIA. Tirana rompe con l’Iran per gli attacchi hacker

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L’annuncio è arrivato il 7 settembre, quando il primo ministro Edi Rama ha concesso ai diplomatici iraniani ventiquattr’ore per lasciare il territorio albanese. Il premier ha parlato di «prove incontrovertibili», che farebbero risalire all’intelligence iraniana una serie di attacchi hacker che lo scorso 15 luglio hanno colpito le reti informatiche del governo albanese Edi Rama ha anche parlato dell’episodio come di «aggressione di stato». Da qui la decisione di rompere i rapporti con il regime teocratico di Teheran: una notizia importante, soprattutto perché l’Albania, membro della Nato dal 2009, è il primo paese dell’Alleanza atlantica ad adottare questa misura contro la Repubblica Islamica.

A fine luglio, poco dopo la serie di attacchi informatici alle infrastrutture albanesi, era stato annullato il Free Iran World Summit per rischio terrorismo. L’evento radunava i rappresentanti dei Mujaheddin-e-Khalq (MEK), organizzazione di dissidenti esuli iraniani che dal 2013, su iniziativa di Washington, sono basati in territorio albanese. Fu proprio l’ambasciata Usa per prima, a poche ore dall’evento, a invitare i cittadini statunitensi coinvolti a non recarvisi (il “summit” prevedeva anche la partecipazione di senatori e membri del Congresso).

Immediate le reazioni di Stati Uniti e Alleanza atlantica a sostegno della decisione del governo albanese di dichiarare personae non gratae i membri dello staff dell’ambasciata dell’Iran a Tirana: «La Nato – ha dichiarato il segretario generale Jens Stoltenberg – si impegna a tenere alta la guardia contro le possibili minacce informatiche, per difendersi e contrastarle». Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, ha invece chiamato Edi Rama per ribadire il sostegno di Washington all’Albania, offrendo il supporto logistico degli Stati Uniti per rafforzare i sistemi informatici delle reti governative albanesi. Sullivan ha poi parlato dell’episodio come di un «pericoloso precedente», che potrebbe spingere gli Stati Uniti ad adottare ulteriori misure contro Teheran.

Carlo Comensoli