ALBANIA. Aperto il processo contro le due “spie” russe

135

In Albania il governo guidato da Edi Rama è alle prese con un caso controverso che riguarda due cittadini russi e un ucraino che avrebbero tentato di introdursi illegalmente in un centro di produzione di armi a Gramsh, nel centro del paese. Il governo ha reso noto che uno degli indagati, un russo di 24 anni, sarebbe stato sorpreso nel tentativo di scattare fotografie del sito. A poca distanza sono stati invece arrestati altri due intrusi, una cittadina russa e un ucraino di 33 e 25 anni.

Sotto il regime comunista, l’impianto di Gramsh produceva armi progettate in Urss; secondo i dati forniti dal governo, ora l’intera manifattura sarebbe destinata soltanto alle esigenze del ministero della Difesa albanese. In precedenza, invece, era utilizzato anche come base per smantellare armi e munizioni.

Su Twitter il premier Rama ha scritto del caso come di un’azione sospetta di spionaggio per conto dell’intelligence di Mosca, senza fornire ulteriori dettagli. Secondo il ministro della Difesa Niko Pelashi, invece, sarebbe troppo presto per essere certi delle intenzioni dei tre indagati, anche se «considerando il contesto geopolitico regionale e globale, il caso non può essere semplicemente archiviato come un incidente ordinario». Nessuno, quindi, esclude un legame diretto con Mosca.

Pelashi ha anche reso noto che nel corso dell’azione due soldati albanesi sarebbero rimasti feriti. Nel frattempo, media locali riportano che secondo la versione dei fatti fornita dai tre indagati in realtà sarebbero dei blogger indipendenti che visitano basi militari abbandonate e impianti di produzione di armi in paesi un tempo sotto regime comunista. Il sospetto di spionaggio è stato comunque riformulato dall’accusa, quando il 24 agosto è stato indetto il processo contro i tre indagati.

Carlo Comensoli