AL QAEDA. Per l’ex capo sicurezza di bin Laden: in Afghanistan i qaedisti sono deboli

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L’ex capo della sicurezza di bin Laden, Muhammad Amin ul Haq, al Qaeda si sta «indebolendo giorno dopo giorno» perché l’organizzazione non è riuscita a mantenersi attiva dopo l’uccisione di Osama bin Laden avvenuta ad Abbottabad, in Pakistan, il 2 maggio 2011.

Haq, riporta Nikkei, ha detto che la morte del Usamah bin Laden è stato un duro colpo per Al Qaeda, perché era tanto rispettato dagli altri leader di Al Qaeda e anche dai mujaheddin afghani che hanno combattuto le forze di occupazione sovietica negli anni ’80.

Al Qaeda è stata creata da bin Laden nel 1988 in Afghanistan; la famiglia bin Laden è saudita ed è una delle più ricche del regno saudita, con una fortuna basata sull’edilizia; il giovane Usamah si unì al jihad anti-sovietico dopo l’invasione dell’Afghanistan alla fine del 1979: «Tutti gli altri leader di Al Qaeda venivano dall’Egitto, e non erano famosi (…) Non sono stati in grado di fare alcun lavoro significativo dopo la morte di Osama, e non hanno trovato spazio in Iraq o in Siria. Al Qaeda si sta indebolendo giorno dopo giorno (…) Le persone che hanno simpatia per l’ideologia di Al Qaeda sono centinaia di migliaia in tutto il mondo, e non sarebbe esagerato dire che sono centinaia di migliaia solo in Afghanistan (…) Ma Al Qaeda è debole in termini di manodopera, ed è difficile dare un numero esatto dei suoi membri», ha detto Haq.

Muhammad Amin ul Haq è oggi una figura di spicco dei talebani afgani che lavora nella sua commissione per i prigionieri, che raccoglie dettagli sui prigionieri talebani nelle carceri afgane. Ha anche partecipato ai negoziati con gli Stati Uniti in Qatar a margine dei colloqui tra talebani e Stati Uniti per il rilascio di migliaia di prigionieri talebani.

Haq ha detto che ciò che rimane di Al Qaeda molto probabilmente si adeguerà alle istruzioni dei talebani, aggiungendo che i talebani potrebbero permettere ad Al Qaeda di riprendere le operazioni sul suolo afgano se gli Stati Uniti continuassero a “violare” l’accordo di Doha firmato per il ritiro di tutte le truppe straniere dall’Afghanistan.

“Al Qaeda come ogni gruppo guarda attentamente la situazione”, ha detto Haq a Nikkei. “Se i suoi leader pensano che mantenere il silenzio e adottare un basso profilo sia la cosa migliore, staranno zitti. Ma se considerano che un ruolo attivo li avvantaggi, allora riemergeranno (…) I talebani valuteranno anche la situazione, e se gli americani onoreranno i loro impegni nell’accordo di Doha, allora non permetteranno ai militanti stranieri di operare nelle aree sotto il loro controllo (…) Ma se la situazione è diversa, allora i talebani sarebbero costretti a fornire spazio ad Al Qaeda e ad altri mujahidin stranieri per operare, perché tutti cercano sostegno finanziario e manodopera in una tale situazione», ha detto Haq che si è detto non ottimista sull’accordo di Doha e non pensa che metterà fine alla guerra: «C’è la possibilità che la natura della guerra cambi a causa dell’accordo tra talebani e Stati Uniti, ma i combattimenti non finiranno (…) Penso che porterà ad un maggiore spargimento di sangue. Non credo che gli americani lasceranno completamente l’Afghanistan. È possibile che l’esercito regolare venga ritirato, ma gli Stati Uniti manterranno gli appaltatori o rafforzeranno le milizie private per servire i loro interessi per molto tempo».

Haq ha poi detto che la pandemia non ha avuto alcun impatto sulla guerra in Afghanistan, e che i combattimenti ultimamente sono stati effettivamente più intensi che negli anni precedenti.

Antonio Albanese