AL QAEDA. La rinnovata offensiva jihadista in India

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Nell’ultima settimana si è acuita sui social media, e non solo, la querelle tra al Qaeda e Daesh su chi sia il “buon fedele”. La social sfera di al Qaeda, nonostante le parole di Ayman al Zawairi in occasione dell’11 settembre che tornavano a chiedere una sorta di “non belligeranza” nei confronti di ISIS, sta continuando la sua battaglia contro ISIS. Si tratta di una battaglia social che si inasprisce ogni qual volta Daesh riporta vittorie in aree dove è presente anche al-Qaeda, come alcune regioni dell’Africa, Afghanistan e Kashmir. Ad oggi resta più difficile ragionare sulla Siria dove i gruppi qaedisti, pro Turchia, o vicini a Daesh molto spesso si confondono (per meglio dire i cui membri spesso cambiano opinione sulla appartenenza o meno ad un gruppo).

Sempre in primo piano restano le azioni di al-Shabab che grazie alla sua casa di produzione Shahada News Agency, riesce a bucare la rete social; meno frequentemente e in modo riassuntivo lo stesso deve dirsi per JNIM che si appoggia alla casa di produzione Az-Zallaqa Media, la quale ha recentemente pubblicato un resoconto delle operazioni dall’8 al 20 settembre. Resta di estremo interesse il lavoro delle case di produzione di traduzione che stanno editando materiale per l’area indiana che interessa il Kerala, il Kashmir e ancora il Myanmar e il Bangladesh.

Ritornano a proposito di India le comunicazioni da parte del gruppo di Ansar Ghazwat-ul-Hind, affiliato ad al Qaeda che dai primi di settembre, secondo fonti talebane, sarebbe entrato a far parte degli stessi Sudenti Coranici, i talebani insomma.

Gli ultimi numeri delle riviste qaediste Nawa e Ghazwa e Hind sono dedicate alla situazione in India indicata dal titolo “Nuova guerra indiana”. Questo testimonia il fatto che sia al Qaeda che ISIS stanno spingendo molto per riaprire il conflitto nel subcontinente indiano. Ricordiamo che AQSI (Al Qaeda nel Subcontinente Indiano), è il quinto e più giovane affiliato del gruppo terroristico transnazionale, e da sempre si caratterizza per una campagna di propaganda per mobilitare un’ampia base di supporto nelle sue aree di operazione: Pakistan, India e Bangladesh.

In generale, due principi sono al centro della campagna mediatica di AQSI: i nemici lontani (propaganda anti-occidentale, Stati Uniti, Israele, cristiani ed ebrei) e il nemico vicino (campagna anti-pakistana/esercito pakistano). La categoria del vicino nemico comprende anche la campagna terroristica Saffron contro la destra indù in India, e la guerra contro i governi laici e anti-islamici di Bangladesh, Myanmar e Turkestan.

Nel giugno 2017 AQSI ha pubblicato il proprio “Codice di condotta”, sottolineando la sua fedeltà a Zawahiri e all’emiro dei talebani. Questo documento rimane uno strumento di propaganda fondamentale di AQSI, ribadendo il suo focus geografico e gli obiettivi. Il documento fornisce dettagli sulla struttura burocratica di AQSI, sulle operazioni e, cosa più importante, sui suoi futuri obiettivi. Sebbene siano trascorsi quattro anni dalla sua pubblicazione, AQSI ha in gran parte messo in opera parte del documento, che specificava i suoi obiettivi in ​​diversi paesi dell’Asia meridionale, che includevano risorse occidentali in Afghanistan, al fine di difendere il cosiddetto Emirato islamico, e obiettivi militari in Pakistan, Bangladesh, Myanmar e India. Non solo rispetto al 2017, AQSI ora si è dotata di un centro mediatico per le traduzioni, dato rilevante perché tra le maggiori critiche vi era proprio il non conoscere le lingue locali a differenza di Daesh che sin dall’origine ha prodotto materiali jihadisti in lingue locali.

La strategia alla base della coerente campagna di informazione di AQSI è quella di continuare la cosiddetta “guerra lunga” e conquistare i cuori e le menti della popolazione musulmana nell’Asia meridionale, in particolare in Pakistan, India e Bangladesh. Le sue varie unità mediatiche si concentrano sulla narrativa di Ghazwat al-Hind, cioè della battaglia islamica contro l’India. AQSI ha evidenziato la mitologia jihadista della guerra islamica come decisiva contro l’India per il ristabilimento del califfato islamico in conformità con la legge della Sharia. Le dichiarazioni di Zawahiri, Asim Umar e Hassan Yusuf riportano spesso un hadith (un resoconto degli atti e dei detti del profeta Maometto) che afferma: «Allah ha salvato due gruppi della Ummah dal fuoco dell’inferno; il gruppo che invaderà al-Hind [India] e il gruppo che sarà con Isa Ibn-e-Maryam [Gesù] a Damasco». Questo sembra essere uno dei fattori dottrinali chiave dietro la rinnovata ondata jihadista nel subcontinente indiano e la nascita di AQSI.

Graziella Giangiulio