AL QAEDA. I qaedisti corrono in sostegno di Hamas con nuovi strumenti: app e incitazione alla violenza

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Il deflagrare dell’annosa questione israelo-palestinese dello scorso 7 ottobre ha permesso ad Al-Qaeda di rinvigorire il sentimento di odio provato nei confronti degli occidentali e, quindi, anche degli israeliani sostenuti dagli Stati Uniti d’America e dai principali paesi europei. 

Sandar, casa di produzione mediatica affiliata ad ramo di Al-Qaeda nella Penisola Araba, si è adoperata fin da subito nel supportare i mujaheddin coinvolti negli scontri in Israele, elogiandoli per il coraggio e i risultati ottenuti a seguito degli attacchi del 7 ottobre. 

Numerose infografiche ed artwork sono stati creati ad hoc per incitare alla continuazione del jihad contro Israele, pubblicate nella social sfera jihadista di al Qaeda volti ad essere pubblicati sia su piattaforme come Instagram che su Facebook o Twitter. 

Nelle ultime settimane Sandar ha voluto estendere il suo raggio d’azione suggerendo modi differenti, ma ugualmente efficaci, per tentare di rallentare la crescita economico-finanziaria di Israele come metodo alternativo al jihad militare e mediatico. Tra la gamma di possibili azioni da intraprendere troviamo la scelta di boicottare le grandi marche di prodotti occidentali, a tal proposito negli ulti giorni è stata ideata un’applicazione per smartphone che permette di conoscere l’origine dell’articolo stesso semplicemente inquadrandone il codice a barre. 

Oltre al boicottaggio di merci Sandar, e altre fondazioni mediatiche collegate anch’esse direttamente al Comando Generale di Al-Qaeda, offre la possibilità di hackerare i siti web di alcune importati aziende dell’Occidente fornendo le dovute istruzioni tramite opuscoli dedicati. 

La svolta mediatica si ha lo scorso 24 novembre, nel momento in cui Sandar ha deciso di divulgare, in lingua araba, un video dal titolo “Gaza sta chiedendo il tuo aiuto”. Nei sette minuti del filmato, in cui vengono mostrate scene provenienti da Gaza ed immagini risalenti a vecchi attentati compiuti da Al-Qaeda tra cui la maratona di Boston del 2013, la fondazione mediatica in questione ha scelto di veicolare due messaggi piuttosto allarmanti: il primo palesa la volontà, mai veramente sopita, di Al-Qaeda di tornare ad un jihad globale e non più locale. 

Il secondo scopo è invece quello di attuare una campagna di reclutamento per i nuovi mujaheddin da dispiegare nei vari attacchi contro gli occidentali o, per usare un termine molto amato dai qaedisti, i “crociati”. Per sponsorizzare questi due messaggi, ma soprattutto per legittimarli, Sandar ha utilizzato i versetti 38 e 39 della nona sura del Corano “At-Tauba” che spronano i musulmani a agire sulla via di Allah per evitare umiliazioni nella vita dell’aldilà e la sostituzione con un altro popolo; leggasi Israele. 

Oltre al Corano, un’altra fonte citata nel video e ritenuta autorevole tra le correnti islamiche più fondamentaliste, è quella del politico egiziano Sayyid Qutb. Nelle sue opere Sayyid Qutb scrive che chi si astiene dal jihad verrà tormentato anche nell’aldilà, perché Allah lo umilierà per aver abbandonato la via del jihad necessaria e essenziale alla sopravvivenza della Umma. 

Gli ultimi minuti del video di Sandar mostrano alcune immagini di recenti attacchi qaedisti contro soldati, pubblicate in precedenza da altre case di produzione mediatica. Infine il filmato chiude con la didascalia “Al-Aqsa we are coming” che dovrebbe mettere in allerta tutto il mondo occidentale vista la scelta di usare la lingua inglese. Come a dire all’Occidente che il peggio deve ancora venire. Non solo questa campagna mediatica, continua quella del 2019 mai terminata: “Gerusalemme non sarà mai giudeizzata” in cui appunto partendo dall’attentato contro la base in Kenya compiuto da al Shabab si affermava che si stava lavorando per liberare Gerusalemme da Israele. 

Dall’analisi del video sembra che l’intero mondo terrorista di Al-Qaeda sia coeso nel jihad, militare, e non, contro l’Occidente considerato da sempre la causa di tutti i mali dello scenario musulmano. 

Beatrice Domenica Penali

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