AL QAEDA. “Ecco come siamo arrivati all’11 settembre”

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La settimana scorsa, in occasione del 19° anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle di New York, al-Qaeda, attraverso As-Sahab Media, ha diffuso sui propri canali due interessanti prodotti ufficiali: il terzo numero dell’edizione in lingua inglese del magazine ‘One Ummah’ e il primo episodio della serie intitolata ‘Deal of the Century or the Crusade of the Century’, quest’ultimo con lo Sceicco Ayman al-Zawahiri.

La pubblicazione One Ummah, data la ricorrenza dell’11 settembre, si è concentrata su quella che i jihadisti, sia di al-Qaeda che di ISIS, chiamano dal 2001 la ‘Battaglia di Manhattan’. E così l’attentato dell’11 settembre viene anche raccontato all’interno del magazine One Ummah dove al-Qaeda dedica ben sei pagine agli attentatori e le successive ad approfondimenti sull’origine e l’evoluzione dell’attacco, alle ripercussioni e alle cause che hanno portato alla nota ‘Battaglia di Manhattan’.

È interessante innanzitutto notare che l’origine dell’attacco viene fatta risalire agli anni ’80. In quel decennio, la città di Peshawar (Pakistan) diventa – come ricordano gli stessi qaedisti – un hub per un gran numero di giovani musulmani, provenienti da diversi ambienti e Paesi, che vogliono partecipare al Jihad in Afghanistan contro i sovietici. La città di Peshawar diventa una città ideale per ricevere addestramento militare da spendere anche altrove. Ed è proprio in quegli anni e in quell’ambiente che nasce l’idea originale dietro l’11 settembre, poi posticipato per diversi di anni a causa di svariate ragioni.

L’idea sarebbe arrivata da un egiziano: un pilota che aveva servito in diverse compagnie aeree internazionali, sia in Europa che in nord America. In uno degli incontri che questo soggetto tiene con il vice di Bin Laden e capo militare della nascente al-Qaeda, lo Sceicco con Abu Ubaida al-Panjshiri, viene proposto di pilotare un aeroplano, carico con migliaia di galloni di combustibile infiammabile, contro un edificio iconico degli Stati Uniti d’America. Sebbene l’idea fosse allettante per i vertici della nascente al-Qaeda, il piano viene in quel momento accantonato. Durante il successivo periodo di permanenza di Osama Bin Landen in Sudan, il progetto viene poi ripreso, modificato e ampliato. Una versione aggiornata e ‘innovativa’ del piano arriva con il contributo di Mukhtar al- Balouchi, meglio noto con il nome di Khalid Shaykh Muhammad. La sua proposta era la seguente: dirottare aerei americani e farli esplodere in aria se gli Stati Uniti d’America non avessero assecondato delle richieste dei mujaheddin. Tuttavia, sebbene il Sudan rappresentasse un altro importante hub per al-Qaeda negli anni ‘90, la leadership del tempo non crede che quel Paese potesse essere idoneo come base per colpire gli interessi statunitensi e israeliani. Di conseguenza, il progetto viene ulteriormente posticipato per poi essere ripreso durante il ritorno in Afghanistan di Osama Bin Laden.

Ed è proprio sulle colline di Tora Bora, si riporta su One Ummah, che il piano viene ulteriormente sviluppato. Dal 1998, la proposta più allettante è appunto quella di riprendere l’idea originale del pilota egiziano di colpire siti iconici statunitensi, ma utilizzando degli aerei di linea con una squadra di martiri addestrati che potessero pilotare essi stessi gli aerei. Dopodiché, si arriva all’11 settembre che tutti conosciamo, ampiamente analizzato in tutti i suoi aspetti nelle pagine successive di One Ummah.

Sebbene il tema centrale del magazine, come abbiamo avuto modo di vedere, sia principalmente quello dell’attacco agli Stati Uniti d’America del 2001, la prefazione della pubblicazione si concentra tuttavia su Charlie Hebdo. La scelta di aprire con Charlie Hebdo non è casuale: circa due settimane fa, in occasione del processo per gli attentati del 2015, il giornale parigino ha ripubblicato delle vignette sul Profeta Muhammad che, in quel fatidico 7 gennaio, hanno portato alla morte di diversi membri della redazione per mano dei fratelli Saïd e Chérif Kouachi. Nella prefazione di One Ummah, si apprende quanto segue: «Il raid al quartier generale di Charlie Hebdo è stato un chiaro messaggio per coloro che cercano di screditare l’Islam e il suo nobile Profeta. Nella Ummah islamica» – continua al Qaeda – «non c’è scarsità di eroi disposti a sacrificare le loro anime per punire quelli che insultano Muhammad. In una chiara sfida ai musulmani in Europa e negli Stati Uniti d’America, la rivista [Charlie Hebdo] ha ripubblicato le spregevoli caricature sul Profeta […]».

Data questa situazione, Charlie Hebdo ne pagherà il costo, hanno dichiarato i qaedisti. Il 10 settembre scorso, una dichiarazione, sempre sullo stesso tema, da parte della formazione yemenita, Ansar al-Sharia: «Alcuni anni fa, il quotidiano francese noto come Charlie Hebdo ha commesso il crimine di pubblicare fumetti blasfemi del nostro Profeta. E in vendetta di Muhammad, i mujaheddin di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA) hanno inviato due eroici fratelli, Saïd e Chérif Kouachi per compiere un’operazione contro il magazine in questione. Dopo gli accordi e la pianificazione, quella operazione» si afferma nel comunicato «è stata un completo successo. È stata una lezione che questo giornale ha imparato tanto che nei cinque anni successivi non ha più ripetuto l’errore di pubblicare vignette sul Profeta».

Tuttavia, il passare del tempo, continua AQAP, sembra aver fatto dimenticare quella lezione a Charlie Hebdo, ripubblicando vignette blasfeme di Muhammad, la settimana scorsa. Di conseguenza, AQAP ha minacciato la Francia e Charlie Hebdo di nuovi attacchi che, a detta dei qaedisti, potrebbero arrivare da qualche musulmano residente nel Paese, magari non propriamente segnalato come possibile ‘estremista’. Data questa situazione, al-Qaeda invita tutti i musulmani in Francia e in Europa a vendicare il Profeta. Nei giorni precedenti al comunicato, la casa di produzione in francese pro al-Qaeda, al-Kifah Media, è intervenuta anch’essa sull’argomento, pubblicando un articolo sul tema.

Redazione