Sicurezza marittima africana

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COSTA D’AVORIO – Abidjan. 11/5/14.  La seconda edizione di Africa Shield, il Salone Internazionale della Difesa e Sicurezza Nazionale si è chiuso giovedì 8 maggio. Per tre giorni la sicurezza marittima è stata al centro della kermesse e le sono stati dedicati numerosi eventi all’interno del Salone. Quaranta gli espositori e 15 le delegazioni nazionali arrivate nella capitale africana per parlare di sicurezza marittima. 

 

Tema della dodicesima edizione: come combattere la pirateria? 

Per la maggior parte degli esperti e attori della regione, la sicurezza marittima è diventata una priorità per i governi. E per una buona ragione: dal 2010 , sono stati dirottate quasi 20mila tonnellate di prodotti petroliferi del valore di 100 milioni di dollari. Gli attacchi riportati dagli armatori (che sarebbero in realtà tre volte di più) salgono a 154 nel 2013, con un incremento del 30 % in un anno. In una regione che è la patria di uno dei più grandi giacimenti di petrolio off-shore (24 miliardi di barili, il 4,5% delle riserve mondiali) e che registra significativi flussi di traffico marittimo.

Gli attacchi riportati da armatori sono aumentate del 30 % in un solo anno.

Secondo i dati dei singoli governi della regione vi sarebbero perdite sostanziali. Più dell’80% delle attività economiche dei paesi del Golfo di Guinea sarebbero state danneggiate dalla pirateria. Nel 2012, il quantitativo di oli rubato è stato valutato tra i 34 e 101 milioni di euro. Ora cominciano a emergere le prime disposizioni importanti per combattere questo fenomeno criminale. In febbraio a Yaoundé (Camerun), i leader di ECOWAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), ECCAS (Comunità economica degli Stati dell’Africa Centrale) hanno approvato una serie di documenti comuni e hanno lanciato anche un appello per gli aiuti internazionali e la coesione africana. A Yaoundé, i capi di Stato si sono impegnati in una “dichiarazione politica” congiunta per combattere la criminalità organizzata transnazionale marittima in tutte le sue forme nel Golfo di Guinea . Hanno inoltre approvato un “Memorandum di intesa” sulla sicurezza marittima e la sicurezza e un “codice di condotta” per la prevenzione e la repressione degli atti di pirateria e rapine a mano armata (codice equivalente a quello di Gibuti firmato Africa orientale nel 2008). Tra gli ostacoli più importanti alla prevenzione, l’elevato costo delle attrezzature e del personale, poi vi è la normalizzazione normativa, per questo gli  aiuti internazionali sono fondamentali, non solo quelli finanziari, ma anche di staff preparato che possa supportare gli stai africani nell’applicazione delle norme. Stati Uniti, Francia, Israele, Cina e Russia offrono assistenza agli Stati nazionali, alle marine e alle guardie costiere.

L’Unione europea ha investito 4.500.000 di euro nel suo programma di rotte marittime del Golfo di Guinea (Crimgo) uno strumento nato per consigliare Stati membri e le organizzazioni regionali nella loro architettura di sicurezza marittima. Un’altro nodo da sciogliere è il regolamento per l’utilizzo delle armi a bordo delle navi a rischio rapina. «Abbiamo bisogno di una legislazione per chiarire le norme che disciplinano l’uso delle armi da fuoco e definire i contorni del lavoro delle imprese private in modo che possano operare in regime di legalità», ha detto Philippe Giannuzi responsabile per la sicurezza marittima Geos .

Fonte Jeune Afrique.