AFRICA. Sempre più forte la presenza cinese

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La Cina è stata uno dei principali creditori di molti paesi africani dall’inizio del XXI secolo e ha investito centinaia di miliardi di dollari nel continente africano; gli ingegneri cinesi hanno costruito strade, ponti, aeroporti e persino nuove città in Africa con iniezioni di denaro contante.

Il volume dei nuovi prestiti cinesi ai governi africani ha raggiunto il suo picco nel 2016, superando i 28,4 miliardi di dollari, per poi gradualmente diminuire principalmente a causa delle ripercussioni dell’epidemia di COVID – 19. Nel 2019 ammontava a circa 8,2 miliardi di dollari e nel 2020 a 1,9 miliardi di dollari.

I finanziamenti cinesi sono al momento in molto paesi gli unici a contribuire allo sviluppo delle infrastrutture in molti paesi africani e Pechino è un’ancora di salvezza per molti paesi sopravvissuti a guerre o colpi di stato.

Tra i paesi su cui Pechino ha investito ritroviamo l’Angola, a cui ha fornito prestiti infrastrutturali dalla fine della guerra civile nel 2002 per un valore di 42 miliardi di dollari, e la Repubblica del Congo, a cui la Cina ha pagato 4,1 miliardi di dollari anche per 18 progetti infrastrutturali.

La Repubblica Popolare Cinese è diventata anche il più grande creditore del Kenya, con un debito totale di 6,8 miliardi di dollari, e anche lo Zambia si è rivolto a Pechino per chiedere aiuto quando il paese aveva bisogno di soldi per modernizzarsi. Questa politica ha aperto la porta all’economia cinese per ottenere l’accesso alle risorse naturali dello Zambia, in particolare rame, oro e manganese.

I progetti cinesi in Africa fanno gola a molti, ma a quanto pare Pechino a differenza di altri creditori, tra cui paesi Europei sta mostrando una prudente politica finanziaria. Pur avendo sotto scacco molti paesi non sta al momento tirando la corda, non vuole sollevare il coperchio del debito in Africa, e quindi rimane diffidente nei confronti delle opportunità finanziarie offerte dall’Occidente attraverso istituzioni finanziarie internazionali.

Secondo gli esperti dell’istituto “Chatham House” è invece vero il contrario e vedono il disastro del debito in Angola o in Kenya dietro l’angolo e sostengono che è principalmente dovuto a problemi di gestione interna, quindi non è stato possibile per i Governi valutare il valore commerciale dei propri progetti. La trappola del debito è dietro l’angolo.

Lucia Giannini

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