
Il nono Forum sulla cooperazione Cina-Africa a Pechino ha come tema “Unire le forze per promuovere la modernizzazione e costruire una comunità Cina-Africa di alto livello con un futuro condiviso”.
La relazione tra il Celeste Impero e il Continente Nero presenta sbilanciamenti notevoli, tutti favore di Pechino.
Gli otto summit dal 2000 non hanno prodotto un vantaggio reciproco, in particolare in termini di commercio e industrializzazione per l’Africa. La Cina ha raccolto la maggior parte dei benefici. La colpa è della mancanza di una strategia di impegno con la Cina da parte dell’Africa, riporta The Conversation.
Il forum sulla cooperazione Cina-Africa è diventato l’evento più importante nel calendario delle relazioni internazionali africane. A questi summit partecipano più leader africani rispetto all’assemblea generale delle Nazioni Unite. I dati mostrano che il forum attrae da 40 a 60 capi di stato e di governo africani, molto più di qualsiasi altro summit regolare con un singolo paese. Il vertice dei leader USA-Africa di dicembre 2022 ha visto la partecipazione di 45 capi di stato e di governo e 49 paesi, ma è molto meno frequente. Il precedente risale al 2014.
Sebbene l’Ue, la Francia, la Corea del Sud e gli Stati Uniti siano importanti per il continente africano, non hanno la stessa ambizione della Cina. Né il tipo di mano libera che il sistema autoritario cinese consente alla sua leadership.
Lo scopo definito del forum è quello di essere una piattaforma per una consultazione paritaria, migliorare la comprensione, espandere il consenso, rafforzare l’amicizia e promuovere la cooperazione.
È diventato chiaro, tuttavia, che il forum è una piattaforma per la Cina per distribuire aiuti e prestiti ai paesi africani e per articolare priorità che servano le sue ambizioni più ampie. La voce dell’Africa è minima nella definizione dell’agenda, principalmente a causa della molteplicità di stati africani, della debolezza dell’Unione Africana e delle esigenze concorrenti tra i paesi africani. Occorre quindi che l’UA negozi con la Cina la direzione di questi forum, cosa che non accade al momento.
Fin dalla sua istituzione, il Forum sulla cooperazione Cina-Africa ha visto la Cina promettere decine di miliardi di dollari in aiuti, investimenti e prestiti agli stati africani. La cifra più spesso citata negli ultimi anni è quella di 60 miliardi di dollari da erogare in tre anni, prima tra il 2015 e il 2018 e poi tra il 2018 e il 2021.
Tuttavia, no c’è chiarezza sulle cifre: non è chiaro quanto di questa cifra sia stato effettivamente erogato, il che indica che la Cina potrebbe non aver rispettato le sue promesse; non sono state rilasciate statistiche ufficiali e la parte africana non ha insistito su un approccio più trasparente.
Pechino ha un potere quasi assoluto sulle informazioni e sulla narrativa della relazione con l’Africa, a seconda delle sue esigenze politico-economiche. Unico dato osservabile è ciò che è tangibile, cioè le infrastrutture e la cooperazione industriale tra l’Africa e le aziende cinesi, statali comprese.
Le aziende cinesi hanno collaborato con i governi africani nella costruzione di ferrovie, aeroporti, porti, ponti e infrastrutture per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma tutto in maniera “frammentata” cioè con una relazione con i singoli stati e non con l’Ua, dando a Pechino un potere contrattuale enorme.
I guadagni economici e intellettuali vanno per la gran parte alla Cina: le popolazioni locali forniscono manodopera e relazioni governative nei progetti. Se la Cina ha una strategia africana pubblicata nel 2006, ad oggi, l’Africa non ne ha nessuna.
Uno dei tanti ostacoli ad una strategia africana unica nei confronti della Cina è il numero di paesi nel continente: il forum comprende quasi tutti i paesi africani con l’eccezione di eSwatini, perché mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan. Sono più di 50 stati contro uno, ma il vantaggio è tutto per Pechino , i 50 stati agiscono singolarmente e non in coordinazione. Ci potrebbe pensare l’Unione Africana, ma la struttura è debole: la maggior parte degli stati africani preferisce la sovranità individuale a un approccio condiviso. Il presidente della Commissione UA non ha privilegi speciali o poteri direttivi sulla posizione africana al forum cinese.
Il surplus commerciale di cui gode la Cina più recente è di 64,1 miliardi di dollari nel 2023 e apparentemente in crescita. Negli ultimi dieci anni, la struttura di tale commercio non è cambiata, nonostante l’impegno della Cina di aiutare l’Africa a industrializzarsi.
L’Africa invia prodotti agricoli e minerali e la Cina invia prodotti manifatturieri avanzati. Nessuno sviluppo, nessun vantaggio.
Antonio Albanese
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