AFRICA. L’impronta di Pechino si allarga nel Continente Nero

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La Cina sta rafforzando la sua cooperazione in materia di sicurezza con le nazioni africane, mentre la guerra in Ucraina solleva preoccupazioni nel continente per la continua dipendenza dall’assistenza militare russa.

Poco meno della metà delle attrezzature militari in Africa sono fornite dalla Russia, con legami storici che risalgono alle lotte di liberazione anti-coloniali degli anni ’50 e ’60. Le basi dell’assistenza alla sicurezza sono l’addestramento delle truppe, la vendita di armi e l’invio di mercenari, riporta Nikkei.

L’Africa occidentale, in particolare, si sta orientando da tempo verso la Cina in termini di aiuti militari. Con il 25% del traffico marittimo africano e i due terzi della produzione petrolifera africana, la regione deve affrontare una serie di minacce alla sicurezza.

La crescita della pirateria nel Golfo di Guinea – un’importante zona di navigazione – mette in pericolo gli affari e può alimentare movimenti estremisti nell’entroterra. In Nigeria, si stima che ogni giorno vengano rubati 120.000 barili di greggio, pari a circa il 6% della produzione del Paese.

Il 28 ottobre, la Marina nigeriana ha ricevuto dalla Cina una motovedetta di 46 metri e altre forniture militari per aiutare a combattere la criminalità marittima e garantire la sicurezza nel golfo, che si estende per 2,3 milioni di chilometri quadrati e ha circa 6.000 chilometri di costa.

A Lagos, capitale commerciale della Nigeria, la China Harbor Engineering ha costruito il Lekki Deep Sea Port, uno dei più grandi porti dell’Africa occidentale, progettato per gestire 1,2 milioni di container all’anno. È destinato a servire come nuovo centro logistico marittimo per l’intera regione, aprendo un’altra ondata di opportunità di investimento tra Cina e Africa.

La Nigeria è legata alla Cina da prestiti e, con la sua popolazione numerosa e giovane, il continente è una nuova frontiera per Pechino. Di conseguenza, offrire assistenza militare è nell’interesse di Pechino per evitare danni collaterali da attacchi terroristici alle infrastrutture e per proteggere i cittadini cinesi nel Paese. Sebbene nella regione persistano numerose sfide per la sicurezza, i Paesi africani sono particolarmente interessati a opzioni per combattere le insurrezioni, poiché il sostegno dei partner occidentali si è rivelato insufficiente. Negli ultimi otto anni, la Cina ha partecipato a quasi 40 scambi militari con partner del Golfo di Guinea e ha dispiegato navi della Marina per operazioni antipirateria. Il piano della Cina di stabilire un hub militare in Guinea Equatoriale è fonte di profonda preoccupazione per il Comando Africa degli Stati Uniti.

La breve distanza tra la costa orientale degli Stati Uniti e la costa occidentale dell’Africa significa che il tempo di risposta di Washington a una minaccia militare sarebbe molto breve. Gli Stati Uniti hanno 29 strutture militari note in 15 Paesi, rendendo difficile per la Cina sfidare la supremazia americana nel continente. La prima base militare cinese in Africa, gestita dalla People’s Liberation Army Navy, si trova a Gibuti, nel Corno d’Africa.

Al recente Vertice dei leader USA-Africa, l’amministrazione Biden ha cercato di sfruttare l’opportunità di dimostrare che è in grado di contrastare il più formidabile avversario a lungo termine dell’America nella regione.

Joe Biden ha detto che «l’Africa deve essere al tavolo in ogni stanza in cui si discutono le sfide globali e in tutte le istituzioni», citando il Consiglio di sicurezza dell’Onu o il G20, per il quale il presidente Usa ha detto che sosterrà la candidatura dell’Unione africana.

«L’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha ora la capacità di sostenere l’Africa e la Cina è sul tavolo tanto quanto gli Stati Uniti e la Francia. I leader africani hanno delle scelte», ha dichiarato il Centre for Maritime Law and Security Africa, di Accra, Ghana, ma «lavorare con la Cina potrebbe essere una questione delicata, dato che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno qui un’impronta militare consolidata (…) In un mondo multipolare, tutte le potenze emergenti cercano di creare basi all’estero. Vogliono proiettare il potere e garantire gli interessi economici (…) Questa è la proiezione della superpotenza e la Cina sta emulando lo stesso modello creato dai Paesi occidentali».

In questo quadro, le vulnerabilità politiche fanno sì che i Paesi africani abbiano un potere contrattuale molto limitato. Sebbene la Cina abbia evitato di impegnare direttamente le proprie forze nelle crisi africane, come parte della sua politica di non interferenza, ha anche assunto un profilo sempre più alto nelle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite. Ad esempio, ha inviato più di 1.000 uomini, poliziotti e specialisti, nel Sud Sudan, area ricca di petrolio.

La Cina è oggi più concentrata sugli interessi economici e di sicurezza nazionale che sulla costruzione della pace. Pechino preferisce strategie di sviluppo che contribuiscono ad alleviare la povertà e a fornire una governance stabile, ma che non necessariamente promuovono la tutela dei diritti individuali e il libero mercato.

Atteggiamento orientato alla crescita controproducente a lungo termine; nella Repubblica Democratica del Congo, la Cina ha un rapporto molto stretto con il governo, ma gli attacchi nella parte orientale del Paese, ricca di risorse, da parte di alcuni gruppi di ribelli, rappresentano una minaccia per i suoi interessi minerari.

Gli interessi dei leader africani sono dominati dalle loro agende, dalla politica interna e, in misura minore, dagli interessi nazionali, e a prescindere dalle sanzioni contro la Russia, è probabile che molti governi dei Paesi africani continuino ad approfondire le loro collaborazioni economiche e, in misura crescente, militari con la Cina.

Luigi Medici

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