AFRICA. Investimenti nell’era post Covid

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In un articolo a firma di Alain Faujas di Jeune Afrique si mette in evidenza come l’Africa potrebbe beneficiare a catena della liquidità immessa nei mercati dei paesi ricchi per la ripresa essendo produttore di materie prime, questo dovrebbe stimolare anche gli investimenti ora in calo

Per esempio, in Egitto è stato lanciato il megaprogetto della “nuova capitale amministrativa del Cairo”, in data 7 marzo 2021.

Sebbene si registri un calo degli investimenti in Africa non quanto in Europa, ed ora veniamo ai numeri: -16% è il calo registrato in Africa (40 miliardi di dollari nel 2020 contro 47 nel 2019), Europa -80% Nord America -40%, fonte World Investment Report 2021, pubblicato questo 21 giugno dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).

La grande differenza del calo degli investimenti però ha due origini diverse: in Europa e nel Nord America è venuto meno il prestito interaziendale o al calo del flusso di danaro, mentre in Africa il calo riguarda i nuovi progetti e le fusioni e acquisizioni.

Gli annunci di nuovi progetti lì sono diminuiti del 62% (22 miliardi di dollari nel 2020 contro 77 nel 2019). Le M&A transfrontaliere, nel frattempo, sono diminuite del 45% (3,2 miliardi di dollari contro 5,8).

La buona notizia è che i progetti di investimento nelle energie rinnovabili sono un’eccezione a questo declino generale, poiché sono aumentati del 28% a 11 miliardi di dollari rispetto ai 9,1 miliardi del 2019.

Il Nord Africa è la regione più penalizzata (-25%) anche se l’Egitto rimane la prima destinazione del continente per gli investimenti stranieri e che gli investimenti in Marocco rimangono in crescita (+3%).

Seguono l’Africa occidentale -18%, dove spicca il Senegal +39%, per la sua politica energetica, in particolare nell’energia solare, la Guinea, dove il flusso di investimenti nel settore minerario è aumentato di sei volte, e in misura minore la Nigeria +3%, l’Africa orientale -16%, l’Africa meridionale -12%.

Sono anche i progetti energetici che hanno permesso al Centrafrica – nonostante sia in cattive acque a livello macroeconomico – di beneficiare di un aumento dei suoi investimenti esteri +3,3%.

I primi cinque destinatari di investimenti stranieri nel continente sono Egitto, Congo, Sudafrica, Etiopia e Nigeria. I cinque paesi che hanno visto il maggior calo degli investimenti sono stati Malawi -88%, Guinea Bissau-72%, Swaziland-69%, Rwanda -62% e Mali -52%.

I cinque paesi che hanno visto la maggior crescita sono Sao Tome +95%, Togo +85%, Repubblica Centrafricana +36%, Congo +19% e Guinea Equatoriale +17%.

Le prospettive di ripresa sembrano modeste, +5% in media nel 2021, secondo il rapporto UNCTAD. Ci sono diversi fattori che fanno sperare però in un recupero. La ripresa globale genererà un aumento della domanda di metalli ed energia che l’Africa produce e quindi degli investimenti in questi settori. In questo senso, secondo gli analisti locali “l’adozione del protocollo d’investimento dell’accordo dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA) darà una spinta agli investimenti intercontinentali”.

I trilioni di dollari che saranno iniettati dai paesi ricchi per rilanciare le loro economie avranno inevitabilmente un effetto a catena sull’Africa. Quest’ultimo potrebbe così beneficiare di un aumento degli investimenti industriali da parte di gruppi tentati dalla vicinanza del continente all’Europa o all’Asia.

Maddalena Ingrao