AFRICA. Elezioni e proteste in Camerun, Costa d’Avorio e Tanzania

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Negli ultimi giorni si sono svolte le elezioni, con una posta in gioco importante per la stabilità interna e gli equilibri regionali, in tre Paesi africani: Camerun, Costa d’Avorio e Tanzania. I rispettivi presidenti in carica hanno vinto nuovamente con ampio margine nei primi due Paesi, mentre in Tanzania si attendono i risultati ma la Presidente uscente non aveva veri rivali avendoli fatto incarcerare o escludere. Le accuse di brogli elettorali da parte delle opposizioni sono sopraggiunte immediatamente. Ai risultati elettorali sono seguite massicce proteste che sono ancora in corso.

In Costa d’Avorio le urne sono state aperte il 25 ottobre. Durante lo svolgimento, il responsabile di un seggio elettorale di Abidjan ha dichiarato al Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’Africa Occidentale e il Sahel che “per il momento, le cose stanno andando bene, non ci sono stati incidenti da segnalare. La gente sta arrivando. È vero che non ci sono abbastanza persone, ma comunque ce ne sono parecchie”. Lo stesso Rappresentante Leonardo Santos Simão, ha visitato diversi seggi elettorali nell’ambito del suo tour di osservazione elettorale in Costa d’Avorio. Il diplomatico delle Nazioni Unite ha elogiato la buona organizzazione osservata sul campo e ha sottolineato l’importanza di preservare la pace, la trasparenza e la fiducia del pubblico durante tutto il processo elettorale. Tuttavia, anche secondo gli osservatori, non c’erano ancora molte persone, come riportato da un corrispondente di Sputnik Africa ad Abidjan. 

L’esito delle elezioni sembrava già scritto e non ha sorpreso che Alassane Ouattara sia stato rieletto Presidente per il suo quarto mandato ricevendo quasi il 90% dei voti. Ai due suoi rivali politici più popolari era stato impedito di candidarsi. Secondo la commissione elettorale, l’affluenza alle urne è stata del 50,1%, hanno partecipato 4,29 milioni di elettori su 8,55 milioni registrati, e i sono svolte generalmente regolarmente sia all’interno del Paese che all’estero, nonostante alcuni incidenti che hanno causato danni materiali e vittime. Al secondo posto si è classificato Jean-Louis Billon con il 3,09% dei voti, che si è già congratulato con Ouattara per la sua vittoria elettorale. Seguono l’ex first lady Simone Ehivet Gbagbo (2,48%), Awa Don Mello (1,97%) e Henriette Lagou (1,15%). I risultati sono considerati preliminari e l’esito finale sarà confermato dalla decisione del Consiglio Costituzionale a breve. Questa crisi mette in luce la fragilità della democrazia ivoriana.

Le elezioni ivoriane si sono svolte in un clima già teso visto che alla loro vigilia è stato sventato un attacco terroristico a un impianto di distribuzione del gas. Sconosciuti hanno tentato di appiccare il fuoco alla camera di pompaggio del gas della FOXTROT International LDC, situata nel villaggio di Avaga. “Fortunatamente, questo tentativo, che in caso di successo avrebbe avuto conseguenze imprevedibili, si è concluso con un fallimento. Si tratta di un atto di terrorismo particolarmente grave”, ha dichiarato il Procuratore Generale della Costa d’Avorio, Umar Braman Kone. Dopo Camerun e Tanzania, anche a Yamoussoukro e in tutto il Paese, sono scoppiate proteste, previste, su larga scala contro il Presidente Ouattara.

Violente proteste scuotono infatti il Camerun dopo che il Consiglio Costituzionale il 27 ottobre ha reso noti i risultati ufficiali delle elezioni del 12 ottobre nelle quali il 92enne Presidente Paul Biya, è stato rieletto assicurandosi un ottavo mandato con il 53,66% dei voti. Almeno quattro persone sono state uccise nelle proteste in corso contro Biya in diverse città, come a Garoua. Inoltre, i manifestanti anti-Biya bruciano la casa di Roger Ndine, sindaco di Douala. 105 dimostranti come minimo sono stati arrestati e rinchiusi nel carcere di New Bell, a causa della costruzione di barricate e incendi alle auto oltre a dare alle fiamme una scuola privata, ma sono stati segnalati anche casi di saccheggio, con ignoti che stanno rapinando negozi e portando via merci.

Il leader dell’opposizione camerunense Issa Tchiroma Bakary, 76 anni, ha definito la rielezione di Paul Biya una farsa e ha dichiarato di non accettare i risultati delle elezioni, considerandosi vincitore. Secondo il think tank francese Africa Review Tchiroma avrebbe vinto le elezioni presidenziali con il 70% dei voti. Tuttavia, il Presidente più anziano del mondo Biya ha commentato sulle proteste sui social media: “Nel momento in cui il popolo sovrano mi ha nuovamente affidato la sua fiducia eleggendomi per un nuovo mandato, penso a coloro che sono scomparsi prematuramente, così come alle loro famiglie colpite dalle violenze post-elettorali”. Le proteste continuano ad intensificarsi. Infatti, veicoli blindati del governo sono stati visti aprire il fuoco sui manifestanti, che continuano a bruciare gli uffici del partito al governo, le stazioni di polizia fra le altre cose. In più, un account social scrive di notizie non confermate secondo cui alcune unità militari avrebbero cambiato schieramento e si sarebbero unite alle proteste anti-Biya, alimentando la prospettiva di un possibile colpo di stato in Camerun.

La Tanzania è stata anche interessata da violente proteste scoppiate in tutto il Paese il giorno delle elezioni generali, il 29 ottobre, dopo che l’attuale presidente, in carica dal 2021, Samia Suluhu Hassan ha impedito a diversi candidati dell’opposizione di candidarsi. In Tanzania, oltre 37 milioni di elettori hanno diritto al voto ed i cittadini eleggono il presidente del paese, 400 membri del parlamento oltre che i rappresentanti dell’arcipelago semi-autonomo di Zanzibar. Interruzioni di Internet a livello nazionale segnalate da Netblocks. La misura segna un significativo declino della libertà di Internet nel Paese, minacciando la trasparenza e la credibilità del processo elettorale. Nella capitale Dar es Salaam le forze di sicurezza tanzaniane sparano proiettili veri contro le proteste anti-Suluhu ed i contestatori hanno continuato le manifestazioni notturne nonostante gli ordini di coprifuoco, erigendo barricate e appiccando incendi nelle strade. Di rilievo la notizia che la polizia ha bloccato i keniani al confine di Namanga che stavano tentando di unirsi alle proteste in Tanzania. Da ultimo, i manifestanti hanno fatto persino irruzione in un aeroporto per protestare.

Paolo Romano

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