
Il panorama della sicurezza africana è in continua evoluzione e si osserva un continente sotto pressione che è stato sottoposto a crescenti tensioni. La violenza politica in Africa è quasi raddoppiata nell’ultimo decennio – alimentata da guerre civili, attacchi jihadisti, conflitti locali e repressioni governative che hanno reso la vita più pericolosa per milioni di persone – con il Sahel che è ora l’epicentro del terrorismo globale. Secondo l’Indice Ibrahim sulla Governance Africana (IIAG), negli ultimi dieci anni si è assistito ad un netto peggioramento della sicurezza in particolare in Burkina Faso, Mali, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Niger e Nigeria.
Secondo il rapporto pubblicato dalla fondazione del miliardario sudanese-britannico Mo Ibrahim, un cambiamento significativo è stato l’ascesa del Sahel con Burkina Faso, Mali e Niger che rappresentano oggigiorno una quota significativa delle vittime del terrorismo a livello mondiale, con l’attività jihadista in fasce ampie – sia ISIS che JNIM, legata ad al Qaeda – che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso e verso sud, in direzione degli stati costieri come Benin, Togo e Costa d’Avorio. La parte orientale della RDC, il nord del Mozambico e la Somalia – dove il gruppo al Shabaab, legato ad al Qaeda, continua a perpetrare attacchi in Kenya – rimangono importanti zone di crisi. Nel frattempo, i colpi di stato militari in Mali, Guinea, Sudan, Burkina Faso, Niger e Gabon non sono riusciti a portare i miglioramenti promessi in termini di sicurezza.
La criminalità organizzata, tra cui rapimenti, furti di bestiame, incursioni nei villaggi e pirateria, ha aggravato l’instabilità. Infatti, Sudan, Etiopia, il Sahel centrale e la parte orientale della RDC registrano il maggior numero di sfollamenti a causa di questi conflitti che hanno causato sofferenze. Tuttavia, si segnala che Ghana, Senegal, Botswana e Mauritius sono rimasti relativamente stabili nello stesso periodo, a dimostrazione dell’importanza di istituzioni e governance più solide.
L’IIAG, pubblicato ogni due anni, è uno strumento che misura e monitora le prestazioni di governance nei paesi africani. La Fondazione Mo Ibrahim definisce la governance come la fornitura di beni politici, sociali, economici e ambientali che un cittadino ha il diritto di aspettarsi dal proprio Stato e che uno Stato ha la responsabilità di fornire ai propri cittadini. Dal 2007, l’IIAG valuta le prestazioni di governance nei paesi africani nell’ultimo decennio disponibile, fornendo punteggi e tendenze specifici a livello continentale africano, regionale e nazionale, su un’ampia gamma di dimensioni tematiche della governance, dalla sicurezza alla giustizia, dai diritti alle opportunità economiche, fino alla salute.
Già nel 2024 l’indice Ibrahim sulla governance africana rivelava che, nonostante i progressi positivi registrati in 33 Paesi, la governance complessiva era peggiorata nel 2023 in 21 Paesi, che rappresentano poco meno della metà della popolazione africana, rispetto al 2014, poiché il deterioramento della sicurezza erode i progressi compiuti. Per diversi Paesi, tra cui la densamente popolata Nigeria e l’Uganda, il deterioramento della governance generale si è aggravato nella seconda metà del decennio. IIAG ha fatto riferimento ai colpi di stato nell’Africa occidentale e alla guerra in Sudan, che hanno causato quindi la battuta d’arresto nel continente, affermando che anche la cattiva gestione del governo ha alimentato la violenza e l’instabilità.
Paolo Romano
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