Africa, cresce il Pil stop agli aiuti economici

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SUD AFRICA – Johannesburg. 27/5/13. Si stanno per chiudere i rubinetti dei finanziamenti per l’Africa. Colpa della crisi economica ma anche dello Sviluppo dei Paesi africani. Da quando i paesi ricchi hanno cominciato ad avere problemi interni gli aiuti di stato per lo sviluppo in Africa sono drasticamente tagliati. Nel 2012 gli aiuti occidentali all’Africa sub-sahariana sono stati letteralmente decimata. I paesi ricchi che costituiscono l’OCSE hanno ridotto l’assistenza alla regione del dieci per cento, il più grande calo degli ultimi16 anni. La Spagna da sola, per esempio, ha tagliato il bilancio per lo sviluppo dell’Africa della metà. Ma a contribuire al taglio anche il fatto che l’Africa cresce più dei paesi ricchi.

L’FMI prevede che l’Africa sub-sahariana crescerà del 5,4 per cento quest’anno una cifra davvero impossibile per qualsiasi Paese europeo. «La vecchia categoria di paese in via di sviluppo non ha più senso», ha detto Paul Collier, all’AFP, direttore del Centro di Oxford s per lo Studio delle economie africane. Quando i donatori recentemente congelato aiuti pari al 11 per cento del bilancio Ruanda, il Paese ha recuperato 3,5 miliardi dollari attraverso l’emissione di obbligazioni sovrane. E quindi la recente dichiarazione della Gran Bretagna di tagliare gli aiuti al Sud Africa va in questa direzione.

Sostanzialmente secondo i Paesi industrializzati l’Africa dovrebbe essere in grado di reggersi sulle sue gambe. Alcune regioni africane più che di sostegno economico hanno bisogno di know how e formazione. Ed è quello che l’Europa farà per i cosiddetti Paesi in via di Sviluppo. 

Ma non tutti Paesi dell’Africa crescono allo stesso modo, e dietro allo sviluppo del Ruanda va registrata la povertà la 72% dello Zimbabwe, Paese ricco di oro, argento, nichel e altri minerali. Potenzialmente dunque molto ricco ma di fatto con una popolazione povera. L’Occidente sta portando in Africa i sistemi finanziari, bancari, venture capital, e si aspetta che l’Africa dia il la alle privatizzazioni per poter dare lavoro sia localmente che ai grandi gruppi industriali. 

L’unico rubinetto ancora aperto verso l’africa è quello degli aiuti umanitari, eventi come la primavera araba o il terremoto di Haiti nel 2010 hanno dimostrato che non si possono tagliare gli aiuti umanitari.