I Predator di Amendola

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AFGHANISTAN – Herat 22/05/2014. 1.455 uscite, 13.000 ore di volo (pari a circa un anno e mezzo di volo continuativo), sono i numeri dell’importante traguardo operativo raggiunto in questi giorni dai “Predator B” (MQ-9A), i velivoli a pilotaggio remoto inquadrati nel gruppo di volo “Astore” della Joint Air Task Force, la componente aerea nazionale ed interforze del contingente italiano in Afghanistan comandata dal colonnello pilota Michele Morelli.

Il velivolo MQ-9A “Predator B” è un Aeromobile APR impiegato dall’Aeronautica Militare per svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi. Il velivolo, con un’apertura alare di oltre 20 metri, una velocità superiore ai 400 Km/h ed alla capacità di volo a media ed alta quota, garantisce una grande autonomia di volo, permettendo di ottenere elevate prestazioni sia nella condotta di missioni ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance) e sia, in ambito marittimo e terreste, nell’ambito di operazioni di Pattugliamento, Ricerca e Soccorso. Comandato da una stazione di pilotaggio remoto il velivolo trasmette immagini, video e dati “catturati” in tempo reale da quote superiori ai 13.000 metri ed è in grado di volare ininterrottamente per più di 20 ore.

Hanno la capacità di rilevare la presenza di minacce quali ordigni esplosivi improvvisati che rappresentano il pericolo più insidioso e diffuso nei teatri operativi per esempio come quello afghano. Possono inoltre essere effettuate missioni in ambienti operativi ostili, in presenza di contaminazione nucleare, biologica, chimica o radiologica, oppure acquisire dati ed informazioni relativi ad obiettivi di piccole e grandi dimensioni in zone potenzialmente oggetto di operazioni. Inoltre, i velivoli Predator B permettono anche, di contribuire in modo unico alla creazione e mantenimento della cosiddetta “Situational Awareness”, ovvero al controllo dell’evoluzione della situazione da parte delle autorità responsabili del comando delle attività. Le caratteristiche di autonomia, velocità, persistenza e raggio d’azione, unite ai bassi costi di esercizio, rendono il Sistema uno degli strumenti migliori per il controllo dei confini, il monitoraggio ambientale, il supporto alle forze di polizia e l’intervento in caso di calamità naturali.
I “Predator”, provenienti dal 32° stormo di Amendola dell’Aeronautica Militare e dal 2007 rischierati all’aeroporto militare di Herat, sono impiegati con compiti di intelligence, sorveglianza e ricognizione area a favore del Regional Command West, il comando regionale su base brigata ‘Sassari’ responsabile dell’operazione ISAF nell’area occidentale del Paese.
«Un traguardo di assoluto spessore», ha detto il generale Manlio Scopigno, comandante del Regional Command West, «frutto del prezioso contenuto tecnologico degli assetti impiegati e della spiccata professionalità del personale in azzurro».