AFGHANISTAN. L’ombra di Mosca sull’Emirato Islamico

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La Russia si è preparata per relazionarsi con chi oggi siede al governo di Kabul e del rinato Emirato Islamico di Afghanistan, fortificando comunque le posizioni nei vicini paesi dell’Asia centrale per difendersi da qualsiasi ricaduta che potrebbe destabilizzarla.

Anche se la Russia ha dichiarato di considerare i Talebani come “gente responsabile”, non vuole correre alcun rischio strategico. In cima alle preoccupazioni della Russia c’è lo Stato Islamico Khorasan, branca Daesh in Afghanistan; mentre la Cina cerca di creare un cuneo tra i talebani e l’Etim. L’Emirato Islamico e Daesh Khorasan, va ricordato, si combattono senza tregua.

Isis in Afghanistan ha subito grandi battute d’arresto recentemente, compresa la quasi eradicazione dalla sua principale base afghana nella provincia di Nangarhar nel novembre 2019 e ulteriori perdite nel suo rifugio nella vicina provincia di Kunar all’inizio del 2020, osserva un rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ripreso a Asia Times; per l’Onu in Afghanistan Daesh avrebbe 2.200 uomini.

Il rapporto delle Nazioni Unite afferma che «l’ideologia del gruppo occupa ancora uno “spazio virtuale” online e all’interno delle madrasse militanti che approvano il “credo” Isis». La minaccia globale di Daesh rimane una grande causa di preoccupazione per la Russia, dice il rapporto. Gli interessi russi nella regione sono senza dubbio nel mirino di Isis visto il ruolo di Mosca nella guerra civile in Siria.

Zamir Kabulov, rappresentante speciale del presidente russo Vladimir Putin per l’Afghanistan, nei giorni scorsi ha dipinto i recenti progressi dei talebani in Afghanistan come una buona notizia. La Russia incontra regolarmente i rappresentanti talebani e allo stesso tempo Mosca ha iniziato a rafforzare la sicurezza negli stati dell’Asia centrale confinanti con l’Afghanistan come copertura strategica.

Mosca sta fornendo armi al Tagikistan e all’Uzbekistan in particolare e ha iniziato significative esercitazioni militari congiunte con le forze di entrambe le nazioni vicino al confine afgano. Le recenti esercitazioni congiunte al campo di addestramento Kharb-Maidon, situato a soli 20 chilometri dal confine tagiko con l’Afghanistan, hanno coinvolto 2.500 soldati dei tre paesi.

Valery Gerasimov, capo di stato maggiore della Russia, ha detto durante un recente incontro con la sua controparte uzbeka Shukhrat Khalmukhamedov che le esercitazioni sono state messe in scena «per praticare azioni per respingere le minacce terroristiche (…) La principale minaccia per la regione dell’Asia centrale oggi viene dalla direzione afgana», ha detto.

La crescente attività militare della Russia intorno all’Afghanistan è principalmente mossa dal ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan che ha presentato a Mosca un’opportunità strategica per rinnovare il suo peso geopolitico nel suo vecchio territorio dell’Asia centrale come garante della sicurezza regionale.

Il rapido dispiegamento di risorse militari della Russia negli stati in prima linea non solo sottolinea le sue preoccupazioni per una nuova presenza militare degli Stati Uniti in Asia centrale, ma anche il suo desiderio di dispiegare e persino espandere gli accordi di sicurezza esistenti come l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, Csto, per rafforzare la propria presenza e influenza.

La Russia attualmente mantiene basi in Tagikistan, che condivide un confine di 1.300 chilometri con l’Afghanistan, e in Kirghizistan, entrambi membri del CSTO insieme ad Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Tagikistan. L’Uzbekistan, la Georgia e l’Azerbaigian si sono ritirati dal trattato nel 1997 e si sono uniti al gruppo rivale GUAM che include l’Ucraina e la Moldavia ed è visto come un contrasto al dominio regionale russo. Il 7 luglio, il rappresentante del Tagikistan del CSTO ha chiesto “una risposta adeguata” alla situazione di sicurezza che emerge dall’Afghanistan, secondo una risoluzione del 2013 che prevede non solo il dispiegamento attivo di risorse militari comuni, ma anche la creazione di infrastrutture necessarie sul confine per respingere qualsiasi minaccia.

Antonio Albanese