AFGHANISTAN. Il nuovo corso diplomatico tra Teheran e la Kabul dei talebani

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Nonostante una storia di ostilità basata nell’antagonismo sunnita-sciita, Teheran non sembra preoccupata dal ritorno al potere dei talebani che sono sunniti.

L’Iran condivide un confine di 921 chilometri con l’Afghanistan, più di tre milioni di rifugiati afgani e migranti senza documenti ora vivono in Iran. Ma l’Iran sta ora cercando di trasformare una crisi transfrontaliera in un’opportunità per la ricostruzione post-bellica, con molteplici accordi commerciali, di sicurezza, di energia e di trasporto potenzialmente in cantiere per rafforzare la nascente partnership Teheran-Emirato Islamico.

Il commercio bidirezionale ammonta attualmente a 2 miliardi di dollari all’anno, rendendo l’Iran il più grande partner commerciale dell’Afghanistan. Nel 2019, l’Iran è stato il primo partner commerciale d’importazione dell’Afghanistan, secondo i dati della Banca Mondiale, e più del 40% del petrolio dell’Afghanistan arriva attraverso il confine iraniano.

Molti afgani influenti sono cresciuti in Iran: 40.000 studenti afghani sono iscritti a programmi di istruzione superiore nelle università iraniane. Quasi un milione di afghani affollano annualmente le città santuario di Mashhad e Qom per i pellegrinaggi ai due principali siti sciiti in Iran.

Ma le relazioni sono state conflittuali. L’Iran e i talebani si sono trovati sull’orlo di una guerra totale nel 1998, dopo che i talebani hanno attaccato Mazar-i-Sharif nel nord dell’Afghanistan, dove hanno assediato il consolato iraniano e ucciso nove diplomatici e un giornalista. In risposta al raid, il governo iraniano ha allertato le sue forze armate e schierato 70.000 uomini sul confine afghano. La guerra è stata evitata solo dopo che i talebani, sotto la pressione delle Nazioni Unite, hanno rimpatriato i corpi dei diplomatici uccisi e rilasciato 50 iraniani che avevano fatto prigionieri.

Tra i talebani, è noto che l’Iran si è coordinato strettamente con gli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’11 settembre per spodestare i talebani e formare un governo nazionale civile sostenuto dagli Usa. Lavorare in tandem con gli Stati Uniti per rovesciare i talebani è stata una delle rare occasioni in cui Teheran e Washington si sono aiutati a vicenda dopo la rottura dei legami diplomatici nel 1979.

L’assistenza diplomatica dell’Iran agli Stati Uniti durante i nove giorni di colloqui a Bonn, in Germania, nel dicembre 2001, era nota al mondo.

Questi sforzi diplomatici, tuttavia, furono sconvolti quando l’allora presidente George W. Bush, nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2002, designò l’Iran membro di un “asse del male”, con Corea del Nord e Iraq.

Quando l’amministrazione Bush invase l’Iraq nel 2003, gli iraniani temevano che un simile putsch di cambio di regime potesse essere lanciato per far cadere il governo di Teheran. La minaccia nascente ha reso difficili i rapporti con gli americani e ha costretto a ripensare a come trattare con i Talebani. Con Hamid Karzai presidente eletto, l’Iran ha fornito aiuti finanziari al governo afgano, e allo stesso tempo ha fornito munizioni, armi e denaro ai talebani.

Restava comunque aperta la questione degli sciiti hazara, ma sembra che la Repubblica Islamica sia ora disposta a sorvolare sulla sua missione ideologica di difendere gli hazara, apparentemente a favore dell’antiamericanismo.

L’Iran e i Talebani vedono gli Stati Uniti come un nemico e Teheran ha già riaperto le forniture di gas e petrolio all’Afghanistan.

Il governo iraniano ha recentemente chiarito le sue intenzioni di normalizzare le relazioni con i talebani: lunghe interviste alle tv di stato di Mohammad Naeem, il portavoce dell’ufficio politico dei Talebani, secondo cui i Talebani stanno cercando relazioni rispettose e amichevoli con l’Iran, e la rivisitazione distorsiva degli eventi del 1998.

Le autorità iraniane hanno già, negli ultimi anni, propagandato l’idea di un governo in Afghanistan simile alla teocrazia creata in Iran 42 anni fa.

Antonio Albanese