AFGHANISTAN. I Kamikaze dell’Emirato Islamico

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I Talebani hanno recentemente annunciato che istituiranno un battaglione di attentatori suicidi come unità dell’esercito nazionale dell’Afghanistan. Queste “brigate del martirio” saranno «sotto il controllo del ministero della Difesa e saranno utilizzate per operazioni speciali», secondo il portavoce talebano Zabihullah Mujahid.

Le missioni suicide e il martirio sono stati entrambi a lungo associati all’attività terroristica. Prima di salire al potere nel 2021, i talebani hanno usato per 20 anni attentatori suicidi per attaccare le truppe statunitensi, britanniche e afgane; e ora sono assurte a dignità militare organizzata.

Nell’antichità, nel mito greco romano si potrebbero citare molti esempi, ma in diversi contesti strategici e militari.

Venendo a tempi moderni, le origini degli attentati suicidi possono essere fatte risalire al 13 marzo 1881, quando Ignaty Grinevitsky, che si lanciò con una bomba contro lo zar Alessandro II fuori dal Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo.

Se si va a vedere poi il sistematico uso degli attentatori suicidi, il caso delle unità di piloti giapponesi suicidi durante la Seconda guerra mondiale, con i piloti Kamikaze che facevano schiantare i loro aerei contro le navi alleate. I giapponesi addirittura progettarono armi per effettuare attacchi suicidi, tra cui il siluro con equipaggio Kaiten, l’aereo Ki-115 costruito appositamente e l’aereo-razzo Ohka, riporta AT.

Il Viet Minh usò “volontari della morte” nella battaglia per Dien Bien Phu nel marzo 1954, durante la guerra tra vietnamiti e francesi in Indocina, mentre la guerra civile del Libano ha innescato l’inizio dell’attuale grande fase di attentati suicidi

Nel XXI secolo, gli attentati suicidi in Afghanistan, Pakistan e Iraq sono diventati un evento regolare, si tratta dell’arma utilizzata da alcune organizzazioni terroristiche.

La differenza tra i suicidi militari della seconda metà del Novecento e quelli utilizzati da strutture qaediste, prima, e Daesh poi è propio nel termine con cui viene indicato l’atto: martirio, cioè testimonianza di fede; in questo caso della fede islamica rivista e piegata alle esigenze delle organizzazione stesse.

Contro chi saranno impiegati quindi questi battaglioni suicidi dell’Emirato Islamico?

Come membri di un esercito nazionale, dotati di riconoscimento e legittimità verranno usati come strumento al di fuori del diritto internazionale di guerra, e quindi si tratterà di una sorta di terrorismo di stato.

L’unità suicida delle nuove forze armate afgane, creata prima della presa di Kabul e utilizzabile se la capitale avesse opposto resistenza, è una branca delle unità speciali Badr 313, e attualmente sono di stanza ai confini con Uzbekistan e Tajikistan, paesi che hanno protestato con il regime di Kabul. Tutti gli “Stan” centrasiatici si dicono fortemente preoccupati della situazione e della presenza dei questi “testimoni del jihad” dell’Emirato.

Antonio Albanese